25/05/2026
Molfetta e il Santo Sepolcro: un legame antico, una preghiera viva
Il 3 maggio ricorre una delle feste più antiche del calendario cristiano: l'Inventio Sanctae Crucis, il ritrovamento della Vera Croce. Si narra che in quel giorno del IV secolo Elena, madre dell'imperatore Costantino, giunta a Gerusalemme e messasi alla ricerca del luogo della Passione, abbia trovato le croci del Calvario. Sant'Elena e il vescovo Macario di Gerusalemme operarono insieme per identificare i luoghi santi della vita e della morte di Cristo: fu fatto uno scavo presso il Golgota e ciò che emerse cambiò per sempre la memoria della Chiesa. La solennità legata a questo ritrovamento è rimasta nel calendario liturgico per secoli, fino alla riforma del Concilio Vaticano II. Conservata nel cuore della tradizione cattolica, continua ad essere celebrata da comunità e ordini che mantengono vivo il legame con la Terra Santa. Tra questi, l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il cui nome stesso porta impressa la memoria di quel luogo.
Molfetta ha con questa memoria un rapporto che non è solo spirituale, ma anche materiale e storico. La Basilica della Madonna dei Martiri, costruita nel suo nucleo originario nel 1162, era antica meta dei pellegrini di passaggio da e per Gerusalemme.
Ma il legame più straordinario è quello che si trova nella cripta. Nell'antica ca****la dell'Annunziata, a sinistra dell'altare maggiore, si trova il Santo Sepolcro, fedele riproduzione del sepolcro nel quale fu deposto il corpo di Gesù, realizzata tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI secolo. La riproduzione fu realizzata a spese del notaio molfettese Francesco Lepore, con pietre portate dalla Terra Santa, a testimonianza di un atto di devozione profonda e di un legame concreto, fisico, con i luoghi della Passione.
È in questo contesto che la Sezione di Molfetta dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme si è raccolta in preghiera presso la Basilica della Madonna dei Martiri, attorno alla memoria della Croce e del Sepolcro di Cristo. Al centro della celebrazione, la venerazione di un frammento della Vera Croce, che ha reso ancora più immediato il filo che unisce questa città alla Terra Santa. Pregare davanti a quella riproduzione del Sepolcro, con un frammento del legno della Croce, significa tenere vivo lo stesso impulso che spinse gli antichi pellegrini a fermarsi a Molfetta nel loro cammino verso Gerusalemme, e i Lepore a portare fin qui le pietre del Sepolcro perché nessuno dimenticasse.
Oggi quel legame con la Terra Santa non è nostalgia, ma impegno. Le comunità cristiane di Gerusalemme e dei Luoghi Santi continuano ad aver bisogno di vicinanza, sostegno e preghiera. La memoria della Croce ritrovata, custodita tra le pietre di questa basilica affacciata sul mare, ci ricorda che la speranza non è mai solo un fatto del passato.