Missione anglicana "Cristo Redentore - Carpi

Missione anglicana "Cristo Redentore - Carpi Missione anglicana tradizionale, a sola gloria di Dio (celebriamo il Signore nella "via media").

Avviso sorelle e fratelle, amici, amiche e simpatizzanti, che a partire dalla settimana dopo Pasqua da questa pagina pre...
23/03/2024

Avviso sorelle e fratelle, amici, amiche e simpatizzanti, che a partire dalla settimana dopo Pasqua da questa pagina prenderà le mosse un nuovo servizio di incontro e preghiera. Una volta alla settimana e nelle principali ricorrenze, chi vorrà potrà collegarsi al link Meet che io man man invierò per pregare insieme secondo il Libro della Preghiera Comune della tradizione anglicana, che stiamo traducendo completamente in Italiano. Sono ben accolte le Vostre intenzioni di preghiera. Partecipate numerose/i per pregare con la splendida liturgia anglicana!
I link saranno pubblicati qui. Invito tutt* anche ad iscriversi al gruppo whatsapp "Libro della Preghiera Comune".
https://chat.whatsapp.com/JKPjJO91AL6Bwk989mWkhL

Che Dio vi benedica.

IL MERCOLEDI' DELLE CENERIPerché le ceneri?Il Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio dei quaranta giorni della Quaresima....
12/02/2024

IL MERCOLEDI' DELLE CENERI

Perché le ceneri?

Il Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio dei quaranta giorni della Quaresima.
Fin dai tempi più antichi i cristiani si preparano alla celebrazione della Pasqua percorrendo una “Santa Quaresima”, cioè un tempo che ricorda il periodo trascorso da Gesù nel deserto ed in cui Egli subì le tentazioni.
La Quaresima è dunque una stagione di pentimento, digiuno e riflessione su di sé. Naturalmente, tutto ciò avviene nella sicura conoscenza dell’amore e della grazia di Dio nei nostri confronti, manifestate attraverso l’opera di Cristo. La Quaresima e il Mercoledì delle Ceneri, cioè, non riguardano affatto la nostra futura condanna; anzi rappresentano un’occasione in cui le donne e gli uomini, a cui viene data in Cristo la dichiarazione di perdono e di assoluzione, possano essere onesti con Dio, con se stessi e con il prossimo. Una volta rimosso il terrore del giudizio, possiamo dire la verità!
Il primo Mercoledì di Quaresima è il giorno in cui i cristiani si riuniscono per ricevere l’imposizione delle ceneri sul capo. Tale gesto, sin dai racconti biblici, indica il pentimento: Giobbe disse: «Mi pento sulla polvere e sulla cenere». (Gb 42,6. Trad. Nuova Riveduta).
Le ceneri rappresentano anche il lutto: Tamar nell’Antico Testamento le usò per piangere il suo abuso, che non era del tutto colpa sua, ma la devastava.
Le ceneri sono il risultato della combustione: l’incendio della nostra vita deriva dai nostri peccati e follie, ma anche dagli abusi degli altri. Le ceneri rappresentano entrambe le cose: ci ricordano che viviamo in questo mondo mortale e decaduto, che siamo fatti di polvere, e che tutto sarà bruciato. Siamo mortali e ritorneremo al nostro creatore.
I cristiani credono giustamente che Dio è buono e ci ama. Noi professiamo che attraverso la morte e la risurrezione di Cristo siamo perdonati e possiamo recarci con coraggio davanti al trono della grazia. Sappiamo che, quand’anche non comprendiamo esattamente come Dio rimedierà ai torti del mondo, Egli di certo lo farà.
Eppure viviamo nell’epoca del “già e non ancora”, in cui tutte queste promesse sembrano non mantenute. Sentiamo tutto il peso del peccato e il dolore della rottura. Il Mercoledì delle Ceneri e la Quaresima ci ricordano che viviamo ancora in un mondo decaduto e che siamo partecipi della caduta stessa: nessuno è esente dal peccato! La ricorrenza odierna ci interpella a riconoscere quella realtà irredenta che ancora vediamo dentro di noi e intorno a noi.

Come osservare il Mercoledì delle Ceneri?

Trova un culto del Mercoledì delle Ceneri a cui partecipare. Vai in una chiesa anglicana, luterana o cattolica romana il Mercoledì delle Ceneri, o in qualunque chiesa in cui si svolga un simile servizio.
Nessuna delle tradizioni del cristianesimo storico richiede che tu sia membro di chiesa per partecipare al servizio del Mercoledì delle Ceneri. Si noti solo che le chiese ortodosse orientali (greche, russe etc...) hanno un calendario leggermente diverso; quindi spesso osservano la Quaresima in modi e tempi leggermente sfasati rispetto all’Occidente.
Se la tua chiesa non osserva il Mercoledì delle Ceneri, sarai accolto in una delle nostre chiese, senza dover essere membro o cambiare tradizione. Abbiamo tutti bisogno di un cammino di pentimento.
Il culto si concentrerà sulle tematiche della conversione, della grazia e del perdono.
Le letture includeranno probabilmente gli avvertimenti di Isaia sui digiuni che Dio ama: Dio vuole che liberiamo gli oppressi e camminiamo nella giustizia. Ci ricorderanno che Cristo comanda di non digiunare al fine di essere visti dagli altri.
Il servizio ci ricorderà che siamo mortali e dobbiamo pentirci. Saremo invitati a farci avanti ed inginocchiarci . Un ministro imporrà della cenere sulla fronte, di solito dicendo parole come: «Ricorda che sei polvere, e in polvere tornerai» oppure «Convertiti e credi al Vangelo».
Il servizio sarà riverente e silenzioso: vuole essere sobrio e duro.
Durante il culto saremo chiamati a unirci a tutta la Chiesa in una Santa Quaresima. Pregheremo affinché Dio ci faccia essere onesti con Lui e ci converta; potremo parlargli del nostro dolore e della nostra tristezza, e Lui capirà. Capirà perché Cristo, Dio stesso nella carne, camminò attraverso il suo deserto e poi si spinse anche oltre, sino alla Croce.

Il digiuno

Il digiuno consiste nel mangiare un solo un pasto completo e due piccole porzioni di cibo al giorno, senza carne o piatti raffinati.
È esentato dal digiuno chi ha meno di 14 anni o più di 60 anni o chiunque abbia cattive condizioni di salute. Se non puoi digiunare, rinuncia alla carne o a qualcos’altro quel giorno. Il digiuno dirige la nostra attenzione al bisogno di Dio e segue l’esempio di Cristo. È un atto di penitenza, ovvero una dimostrazione di sincera conversione.

In questo Mercoledì delle Ceneri possa la grazia di Dio confortarti così tanto che tu riconosca i tuoi fallimenti e le tue colpe con la sicura consapevolezza che sei suo figlio e che Lui ti ama.

Colletta per il Mercoledì delle ceneri

Dio onnipotente ed eterno, Tu non disprezzi nulla di ciò che hai fatto e perdoni i peccati di tutti coloro che si pentono; Ti preghiamo: crea e modella in noi un cuore nuovo e contrito, cosicché, piangendo giustamente per i nostri peccati e riconoscendo la nostra miseria, possiamo ottenere da Te, Dio di infinita misericordia, il perdono e la piena remissione dei peccati. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Letture

Gioele 1, 12-17; Matteo 6, 16-21.

(traduzione e adattamento di Davide Lopez da Anglican Compass)

L'AVVENTOCos’è l’Avvento?L’Avvento è la prima stagione dell’anno liturgico: dura quattro settimane, fino al giorno di Na...
27/11/2023

L'AVVENTO

Cos’è l’Avvento?

L’Avvento è la prima stagione dell’anno liturgico: dura quattro settimane, fino al giorno di Natale, il 25 dicembre. È un tempo di riflessione, di preparazione e di memoria.

Perché ci serve l’Avvento?

Avvento e Natale vengono spesso confusi. La confusione nasce perché la maggior parte degli Italiani inizia a festeggiare il Natale prima che arrivi. Già almeno dall’Immacolata i bambini iniziano ad intonare canti natalizi e le famiglie montano alberi di Natale: è un periodo di calore e allegria, con le sue luci e la sua atmosfera magica.

Ma intanto in chiesa si respira un’atmosfera diversa. Ci lasciamo alle spalle l’odore del pino e si entra in un mondo popolato di profeti e angeli che annunciano eventi futuri. La liturgia assume un tono sommesso e il colore dei paramenti non è rosso o bianco, ma viola.

C’è però una ragione per questo clima straniante, che c***a con il Natale anticipato delle luminarie e delle vetrine addobbate. Ogni grande celebrazione festiva, infatti, è preceduta da un periodo di preparazione. La saggezza dell’anno liturgico presuppone che i fedeli comprendano e vivano meglio la festa se prima dedicano un adeguato tempo a riflettere e meditare sul motivo per cui abbiamo bisogno di essa.

Dunque in Avvento siamo chiamati ad approfondire i profeti (quelli dell’Antico Testamento e Giovanni il Battista) perché ci raccontano di quando il Messia non era ancora venuto; ci riportano indietro ai tempi dell’attesa e del desiderio. In tal modo ci ricordano quanto sia drammatica e sorprendente la storia di un Dio che diventa uomo e preparano la nostra mente e il nostro cuore alla gioia dell’Incarnazione. L’Avvento, quindi, è necessariamente una stagione di riflessione, memoria e preparazione.

Perché si chiama Avvento?

“Avvento” deriva dal latino adventus, che significa “venuta” o “arrivo”. Il termine presenta un duplice riferimento:
1. La venuta di Gesù Cristo, quando si fece uomo circa 2000 anni fa.
2. L’imminente arrivo di Gesù Cristo, quando Egli tornerà per giudicare i vivi e i morti.

Quindi il tempo di Avvento è tempo di memoria viva del primo Natale, ma anche di preparazione alla seconda venuta di Cristo, di cui ci parlano, ad esempio, la seconda lettera di Pietro (3, 11-14) e la prima lettera di Giovanni (3, 2-3).

Proprio come gli Ebrei aspettavano un Messia che adempisse le promesse di Dio (date all’umanità a partire da Genesi 3, 15 e poi al popolo di Israele sino a Geremia 31, 31-34 e a Michea 5, 1-4), così i cristiani attendono il ritorno del Messia, Gesù Cristo, che renderà nuove tutte le cose (cfr. Apocalisse 21).

Alcune buone pratiche per l’Avvento

• Prega ogni giorno la liturgia delle ore.
• Leggi ogni giorno i testi della liturgia.
• Con la tua famiglia, puoi costruire e accendere una corona dell’Avvento, o costruire un calendario dell’Avvento cristiano (che abbia un senso diverso da quelli “secolarizzati” che si trovano in commercio).
• Pregare in famiglia le collette liturgiche dell’Avvento. Ecco quella tratte dal Book of Common Prayer:

I domenica d’Avvento

Dio onnipotente, in questo tempo della nostra vita mortale in cui Gesù Cristo, tuo Figlio, è venuto a visitarci con grande umiltà, donaci la grazia di scacciar via le opere delle tenebre e di indossare l’armatura della luce, affinché nell’ultimo giorno, quando Egli ritornerà nella sua gloriosa maestà per giudicare i vivi e i morti, noi possiamo risorgere alla vita immortale. Te lo chiediamo per Lui, che vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Letture: Romani 13, 8-14; Matteo 21, 1-13.

II domenica d’Avvento

Signore benedetto, Tu hai ispirato tutte le sacre Scritture perché siano la nostra guida; concedici di ascoltarle, leggerle, imprimerle nel cuore, impararle ed assimilarle interiormente, cosicché, in virtù della pazienza e della consolazione che la tua santa Parola ci dona, noi possiamo abbracciare e tener sempre salda la beata speranza della vita eterna, che Tu ci hai dato nel nostro Salvatore Gesù Cristo. Amen.

Letture: Romani 15, 4-13; Luca 21, 25-33.

III domenica d’Avvento

Signore Gesù Cristo, come al tempo della tua prima venuta hai inviato il tuo messaggero a preparare la strada davanti a Te, concedi che i ministri e i dispensatori dei tuoi misteri similmente Ti spianino la via, convertendo i cuori dei disobbedienti alla saggezza e alla giustizia, affinché, quando nuovamente verrai a giudicare il mondo, Tu possa trovare un popolo ben accetto ai tuoi occhi, Tu che vivi e regni con il Padre, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Letture: I Corinzi 4, 1-5; Matteo 11, 2-10.

IV domenica d’Avvento

O Signore, mostra la tua potenza e vieni in mezzo a noi; con la tua grande forza soccorrici; così, benché i nostri peccati e la nostra debolezza ci ostacolino e ci ritardino nella buona corsa che ci è proposta, la tua abbondante grazia e misericordia saranno per noi aiuto e liberazione. Te lo chiediamo per Gesù Cristo, nostro Signore. A Lui, che regna con Te e lo Spirito Santo, siano resi onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Letture: Filippesi 4, 4-7; Giovanni 1, 19-28.

6 novembre – WILLIAM TEMPLE(Exeter, 15 ottobre 1881 – Westgate-on-Sea, 26 ottobre 1944)Gli ammiratori di Temple lo hanno...
06/11/2023

6 novembre – WILLIAM TEMPLE
(Exeter, 15 ottobre 1881 – Westgate-on-Sea, 26 ottobre 1944)

Gli ammiratori di Temple lo hanno definito «filosofo, teologo, riformatore sociale, educatore e guida del movimento ecumenico della sua generazione», «il più significativo ecclesiastico anglicano del XX secolo», «il primate più importante nella Chiesa d’Inghilterra dai tempi della Riforma»; «il contributore più creativo e completo al pensiero teologico occidentale tra tutti gli anglicani». Uno dei suoi biografi lo elenca, insieme a Richard Ho**er , Joseph Butler e Frederick Denison Maurice, come uno dei quattro grandi dottori della Comunione anglicana.

Ronald Knox, in una poesia satirica, lo descrisse così:

"A man so broad, to some he seem’d to be
Not one, but all Mankind in Effigy.
Who, brisk in Term, a Whirlwind in the Long,
Did everything by turns, and nothing wrong.
Bill’d at each Lecture-Hall from Thames to Tyne,
As Thinker, Usher, Statesman, or Divine".

(«Un uomo così vasto, che ad alcuni sembrava essere
non uno, ma l’effigie di tutta l’umanità;
uno che parte come un venticello, e diventa un turbine;
ha intrapreso un’opera dopo l’altra, e nulla ha fatto di sbagliato;
fu presentato in ogni aula dal Tamigi a Tyne,
come pensatore, moderatore, statista e teologo»).
George Bernard Shaw lo definì «un’impossibilità realizzata»).

Chi era dunque questa persona così straordinaria?
William Temple, novantottesimo arcivescovo di Canterbury, nacque nel 1881. Era il secondo figlio di Frederick Temple (1821-1902), il quale a sua volta era stato vescovo di Londra (1884) e arcivescovo di Canterbury (1897). All’età di due anni William subì il primo attacco di gotta, malattia che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e che ne provocò la morte. La sua vista era pessima: una cataratta, presente sin dall’infanzia, lo lasciò completamente cieco dall’occhio destro a soli quarant’anni. Tuttavia Temple era un avido lettore, con una memoria quasi fotografica; dopo che aveva letto un libro, lo ricordava perfettamente. Era un appassionato della musica di Bach. Per quanto concerne la letteratura, amava specialmente la poesia (Browning e Shelley), il teatro (i tragici greci e Shakespeare) e alcuni romanzi, in particolare "I fratelli Karamazov". Pensava che le idee teologiche fossero spesso esplorate in modo più efficace da scrittori, come appunto Dostoevskij, che non erano propriamente dei teologi.

Fece studi classici al Balliol College di Oxford dal 1900 al 1904 e fu presidente della Oxford Union (la "debating society" dell’università). Qui sviluppò una notevole capacità di sintesi: Temple esprimeva i pro e i contro di una questione in modo così chiaro ed equilibrato che gli avversari iniziali spesso finivano con l’essere d’accordo tra loro. Tale capacità gli fu utile in seguito, quando fu chiamato a moderare dibattiti su questioni teologiche e sociali. Ma non sviluppò soltanto un talento nel dirimere le controversie: elaborò anche un pensiero filosofico in cui la dialettica giocava un ruolo importante; sosteneva infatti che le idee raggiungono la loro piena maturità quando si confrontano con concezioni opposte. Si laureò infine in Filosofia e rimase ad Oxford, prima come docente presso il Queen’s College, poi come preside della Repton School (a soli 29 anni!).

Nel 1906 fece domanda per l’ordinazione, ma il vescovo di Oxford, Francis Paget, non lo volle ordinare perché il candidato aveva ammesso che talvolta dubitava di alcuni dogmi di fede. Temple allora riprese a studiare sotto la guida degli eminenti teologi Henry Scott Holland e e Burnett Hillman Streeter; alla fine Randall Davidson, arcivescovo di Canterbury, dopo un attento esame, riconobbe che il pensiero di Temple si stava sviluppando in una direzione ortodossa, e, dopo uno scambio di lettere con Paget, decise di ordinarlo diacono nel 1909 e presbitero nel 1910. Davidson vinse la sua scommessa, dato che Temple in seguito si dedicò integralmente a difendere le verità della fede cristiana. Gli fu assegnata la rettoria di St. James a Piccadilly, Londra. Si impegnò in diversi movimenti interni all’anglicanesimo, tra cui la "Missione Nazionale di Conversione e Speranza" e l’organizzazione "Vita e Libertà", che propugnava l’indipendenza della Chiesa d’Inghilterra dal controllo della politica e del Parlamento.

Nonostante provenisse da una famiglia agiata, Temple ebbe sempre una spiccata sensibilità per la giustizia sociale. Nel 1908 divenne presidente della "Workers’ Educational Association" (fondata dal benemerito Frederick Denison Maurice), e nel 1918 aderì al Partito Laburista britannico, dove rimase per otto anni lavorando attivamente per implementarne il programma sociale. Il suo impegno nel sociale, tuttavia, non fu mai fine a se stesso, ma sempre frutto della sua profonda fede nel mistero dell’Incarnazione: se Dio si è fatto carne in Cristo Gesù ed ha vissuto in mezzo a noi, allora la vita e l’identità di ogni uomo e di ogni donna è sacra. Secondo Temple, l’Incarnazione è fonte di valore e di significato per ogni individuo ed addirittura per ogni forma di vita.

Fu uno strenuo sostenitori dei movimenti per la cooperazione e l’unità tra i cristiani, delle missioni e delle organizzazioni ecumeniche. Sognava una chiesa indivisa, in cui fossero salvaguardate la peculiarità di ogni di ogni gruppo (oggi diremmo “unità nella diversità”). Così predicò in occasione della seconda Conferenza mondiale di Fede e Costituzione:

«L’unità della chiesa, alla quale si orientano la nostra fede e la nostra e speranza, è fondata sull’unità di Dio e sull’unicità della sua azione redentrice in Cristo Gesù. “Un solo corpo e un solo spirito” corrisponde a “un solo Dio e Padre di tutti”. L’unità della chiesa di Dio è un fatto perenne; il nostro compito non è di crearla, ma di farla emergere. Dove Cristo abita nel cuore degli uomini, là è la chiesa: dove il suo Spirito è all’opera, là è il suo corpo. La chiesa non è un’associazione di uomini, ciascuno dei quali ha scelto Cristo come Signore: essa è una comunione di uomini, ognuno dei quali Cristo ha unito a sé. La fede e la vita cristiane non sono la scoperta o un’invenzione degli uomini; non sono uno stadio del processo di sviluppo storico: esse sono dono di Dio».

Nel 1916 sposò Frances Anson. La notte prima del matrimonio rimase alzato fino a tardi per finire di scrivere il suo primo importante trattato teologico, "Mens creatrix"; otto anni dopo pubblicò un volume complementare, che ampliava e chiariva le idee del primo, intitolato "Christus veritas".

Nel 1921 fu nominato vescovo di Manchester, città dalla forte vocazione industriale. Durante il suo episcopato, nel 1926, la Gran Bretagna sperimentò il cosiddetto “sciopero generale”, quando la maggior parte dei lavoratori di tutti i settori incrociò le braccia non tanto contro i datori di lavoro quanto per protestare contro le politiche sociali ed economiche del Paese nel suo complesso. A Manchester ciò significò principalmente il blocco delle fabbriche di carbone. Temple lavorò a lungo per mediare tra le parti e contribuì al raggiungimento di un accordo che tutti considerarono equo. Nel 1929 passò alla diocesi di York.

Più che come studioso accademico, eccelse come insegnante e predicatore. Nel 1931, al termine della “Missione di Oxford” (quella che in ambiente protestante è nota come "Revival Meeting"), guidò una congregazione nella chiesa dell’Università, St. Mary the Virgin, cantando l’inno “Quando contemplo la Croce meravigliosa”. Poco prima dell’ultima strofa, fermò il canto e chiese ai fedeli di leggere le parole autonomamente: «Ora – disse - se intendi queste parole con tutto il cuore, cantale più forte che puoi. Se non ci credi affatto, resta in silenzio. Se le intendi anche solo un po’ e vuoi che per te acquisiscano più senso, cantale sottovoce». L’organo riprese a suonare e duemila voci sussurrarono:

"Were the whole realm of nature mine,
That were an offering far too small;
Love so amazing, so divine,
Demands my soul, my life, my all".

(«Se l’intero regno della natura fosse mio,
sarebbe un’offerta troppo piccola;
Un amore così stupendo, l’amore divino,
richiede la mia anima, la mia vita, tutto me stesso»).

Per molti dei partecipanti fu un’esperienza indimenticabile.
Temple divenne arcivescovo di Canterbury nel 1942, quando sembrava probabile un’invasione tedesca. Infuse coraggio nella popolazione intervenendo spesso sia in radio che sui giornali; lavorò per il soccorso dei rifugiati ebrei e sostenne pubblicamente una pace negoziata, in opposizione alla resa incondizionata richiesta dai leader alleati. Nonostante ciò, non fu mai un ingenuo pacifista: pur sostenendo il diritto all’obiezione di coscienza, riteneva che chi si opponeva all’uso della forza dovesse prendersi la piena responsabilità della propria posizione: non si è infatti responsabili solo delle proprie intenzioni, ma anche dei probabili effetti della propria attività e delle proprie omissioni. Denunciò con coraggio le diseguaglianze sociali e sostenne l’importanza di un’educazione dignitosa anche per i poveri.

Non dimenticò comunque l’impegno teologico ed esegetico: i suoi due volumi "Lezioni sull’evangelo di Giovanni" (1939-40) sono ormai un classico della spiritualità anglicana. Eccone uno stralcio:

«Il culto di adorazione è la sottomissione di tutta la nostra natura a Dio. È il risveglio della nostra coscienza da parte della Sua santità, il nutrimento della nostra mente da parte della Sua verità; la purificazione del nostro immaginario da parte della Sua bellezza, l’apertura dei nostri cuori al Suo amore, la resa della nostra volontà al Suo progetto. Tutto questo trova la sua sintesi nell’adorazione: non c’è emozione più decentrata rispetto all’ego di cui la nostra natura sia capace; essa costituisce dunque il rimedio più efficace contro quell’autoreferenzialità che rappresenta il nostro peccato originale e la fonte di ogni peccato attuale».

L’ultimo saggio di Temple, Il cristianesimo e l’ordine sociale (1942), descrive il suo sogno di una società post-bellica che riflettesse la dignità innata di ogni essere umano creato ad immagine di Dio; esso influenzò le politiche sociali inglesi del Dopoguerra.

In questo periodo la sua gotta peggiorò. La sua ultima apparizione pubblica fu in un ritiro spirituale per il clero (un tempo trascorso in un luogo appartato, nel silenzio e nell’ascolto della Parola, tra preghiere, meditazione e letture), dove fu portato in ambulanza e dove parlò rimanendo in piedi sull’unico piede sano. Dopo un biennio trascorso come arcivescovo di Canterbury, morì il 26 ottobre 1944, stroncato a soli 63 anni dalla malattia e da un’attività lavorativa indefessa e instancabile. Fu sinceramente rimpianto da tutta la Chiesa d’Inghilterra, per la quale aveva sempre nutrito un amore profondo, e da tanti cittadini inglesi non soltanto anglicani, tra cui l’arcivescovo cattolico-romano e la comunità ebraica.

COLLETTE:

O Dio, nostro Padre celeste, che hai suscitato il tuo fedele servitore William Temple affinché fosse vescovo e pastore nella tua Chiesa e nutrisse il tuo gregge, ricolma tutti i pastori con i doni del tuo Santo Spirito, affinché possano amministrare la tua casa come autentici servi di Cristo e dispensatori dei tuoi divini misteri. Per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

O Dio, che mediante il tuo Santo Spirito concedi ad alcuni parole di saggezza, ad altri parole di conoscenza e ad altri parole di fede, noi lodiamo il tuo Nome per i doni di grazia che hai manifestato nel tuo servitore William Temple e Ti supplichiamo perché la tua Chiesa non sia mai priva di tali carismi. Per Gesù Cristo, nostro Signore, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

O Dio, che hai illuminato la tua Chiesa con la testimonianza del tuo servitore William Temple, noi Ti supplichiamo: fa’ che possiamo trarre ispirazione dal suo insegnamento e dal suo esempio di vita, cosicché possiamo gioire con coraggio e fiducia nella Parola fatta carne, e ci impegniamo nella costruzione di quella città che ha la giustizia per fondamento e l’amore per legge. Te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo, luce del mondo, che vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli

Davide Lopez

Fonti: James E. Kiefer et al.

03/11/2023

4 novembre - SANTI VITALE E AGRICOLA

O Signore Gesù Cristo, che domini sui vivi e sui morti e raccogli tutto il tuo popolo tra le braccia del tuo eterno amor...
02/11/2023

O Signore Gesù Cristo, che domini sui vivi e sui morti e raccogli tutto il tuo popolo tra le braccia del tuo eterno amore, Ti ringraziamo per il sereno riposo che doni a coloro che varcano la soglia della morte verso un'esistenza più piena: la vita insieme a Te. Ti preghiamo affinché, come Tu predicasti agli spiriti in carcere, così anche noi possiamo portare ristoro, luce e pace a coloro che ancora non Ti conoscono, o Signore dei viventi, che regni con il Padre, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LE PREGHIERE PER I DEFUNTI NELLA TRADIZIONE ANGLICANANelle chiese anglicane in cui viene commemorato il giorno dei morti...
02/11/2023

LE PREGHIERE PER I DEFUNTI NELLA TRADIZIONE ANGLICANA

Nelle chiese anglicane in cui viene commemorato il giorno dei morti, si ricordano i proprî cari che ci hanno preceduti davanti a Dio onnipotente.

Le preghiere per i defunti nella tradizione anglicana

Al tempo della Riforma inglese, la commemorazione dei defunti fu intenzionalmente fusa con la grande festa di tutti i santi, secondo tradizione celebrata il 1° di novembre. La preghiera per i morti, infatti, suscitava controversie nell’anglicanesimo riformato: la pratica era spesso associata alla dottrina romana del purgatorio, una dottrina chiaramente respinta dalla Riforma inglese a causa dell’assenza di un appoggio biblico e patristico. In effetti la dottrina romana del purgatorio si sviluppò soltanto nel Medioevo e non ricevette mai un consenso davvero cattolico, cioè universale, tant’è che è tuttora rifiutata dalle chiese d’Oriente.

Tuttavia, il Book of Common Prayer del 1549 (il primo libro di preghiere pubblicato a seguito della Riforma inglese) non abbandonò la pratica della commemorazione dei defunti, ma ricordava questi ultimi nel corso del canone eucaristico: «Raccomandiamo alla tua misericordia, o Signore, tutti i tuoi servi [e le tue serve] che ci hanno lasciato nel segno della fede, e ora riposano nel sonno della pace. Concedi loro - ti preghiamo - la tua misericordia e la pace eterna; così, nel giorno della risurrezione, noi e tutti coloro che appartengono al corpo mistico del tuo Figlio potremo stare insieme alla sua destra ed ascoltare dalla sua lieta voce queste parole: “Venite a me, voi che siete benedetti dal Padre mio, e prendete possesso del Regno, che è preparato per voi sin dall’inizio del mondo”».

Sebbene i successivi Prayer Books offrissero riferimenti molto più deboli ai “morti in Cristo”, escludendo la preghiera diretta per i defunti ma facendone menzione nel corso del rendimento di grazie a Dio, il Book of Common Prayer del 1928, seguendo l’esempio del primo libro di preghiere inglese del 1549, ripristinò la pratica, con le parole: «E noi benediciamo il tuo santo Nome anche per tutti i tuoi servi [e le tue serve] che hanno lasciato questa vita nella tua fede e nel tuo timore; ti supplichiamo di concedere loro una crescita continua nel tuo amore e nel tuo servizio». Parimenti, nel BCP canadese del 1962, l’ufficio funebre contiene la seguente orazione: «Dio onnipotente, Dio dello spirito di ogni carne, noi ti supplichiamo: moltiplica per coloro che riposano in Gesù le molteplici benedizioni del tuo amore, affinché l’opera buona che hai iniziato in loro sia portata a compimento sino al giorno di Gesù Cristo».

Pertanto, le preghiere per i defunti nell’ambito della celebrazione della santa Eucaristia e di altri ufficî della Chiesa, sebbene non siano obbligatorie, fanno parte della nostra eredità liturgica anglicana. Mentre la dottrina romana del purgatorio non ha ricevuto il consenso cattolico, le preghiere per i morti sono state, con una certa prudenza, praticate dalla Chiesa indivisa, e poi in misura maggiore o minore accolte nell’ortodossia orientale e nell’anglicanesimo.

Le preghiere per i defunti sono patristiche?

Sì. Il riferimento più famoso, a tal proposito, è Agostino, il quale, citando le parole della sua santa madre Monica, ormai agonizzante, nel libro IX delle sue Confessioni, scrive «Deponi questo mio corpo dove vuoi; non lasciare che la cura per esso ti crei disturbo. Solo questo ti chiedo: ricordati di me davanti all’altare del Signore, ovunque tu sia». Agostino chiarisce poi di aver esaudito i desideri di santa Monica; egli, nel rivolgersi a Dio, si meraviglia dell’umiltà di sua madre, che aveva desiderato non lo sfarzo e la p***a dei riti funebri, ma solo di essere ricordata in preghiera davanti all’altare: «Non ci ha affidato tali compiti [di erigere monumenti o simili], ma ha soltanto chiesto che il suo nome fosse ricordato presso il tuo altare».

Una seconda obiezione alle preghiere per i defunti nasce da un malinteso circa la condizione dei trapassati. Se questi ultimi sono già in paradiso o all’inferno, allora le preghiere per essi appaiono irrilevanti. Tuttavia, per la mentalità patristica, le persone morte nel Signore non sono ancora perfette (cioè non hanno già raggiunto lo stato di risurrezione in Cristo); proseguono anzi il loro pellegrinaggio verso la resurrezione nell’ultimo giorno. Pertanto, preghiamo semplicemente affinché possano riposare in pace e risorgere nella gloria, perseverando e maturando nell’amore e nel servizio di Dio sino al giorno di Gesù Cristo. Mentre noi viventi preghiamo gli uni per gli altri nel nostro pellegrinaggio terreno verso la risurrezione, così pure preghiamo per chi continua il suo cammino verso la presenza piena di Dio Onnipotente.

Le preghiere per i defunti sono bibliche?

Sappiamo dai libri deuterocanonici che le preghiere per i morti erano una pratica comune tra alcuni ebrei (cfr. II Maccabei 12, 40-45). Gesù non ha detto nulla che contraddicesse questa pratica, benché abbia sovente criticato molte pratiche che si erano insinuate nel tardo giudaismo. Lo stesso San Paolo sembra rivolgere una preghiera per il defunto amico Onesiforo: «Sai che tutti quelli dell'Asia, tra i quali Fìgelo ed Ermègene, mi hanno abbandonato. Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non s’è vergognato delle mie catene; anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli ha reso in Efeso, lo sai meglio di me» (II Timoteo 1, 15-18). La maggior parte degli esegeti riconosce che Onesiforo è morto e Paolo prega affinché trovi misericordia nel giorno del giudizio.

Perché pregare per i defunti?

Preghiamo per i morti perché li custodiamo ancora nel nostro affetto e perché confidiamo che alla presenza di Dio coloro che hanno scelto di servirlo cresceranno nel suo amore, finché non lo vedranno così come Egli è. In altre parole, se i morti non hanno ancora sperimentato la pienezza della Risurrezione promessa nell’ultimo giorno, essi continuano ad essere santificati alla presenza più piena del Signore, maturando, come dice il BCP 1928, nel suo amore e nel suo servizio.

Riepilogo

Le preghiere per i morti (anche all'interno del canone eucaristico) fanno parte della nostra eredità liturgica anglicana, sebbene non siano obbligatorie e possano dar adito a controversie, specialmente quando la pratica è associata alla dottrina romana del purgatorio, che è chiaramente rifiutata dalla Chiesa indivisa dei primi secoli, dalle chiese orientali e dall’anglicanesimo.
Le preghiere per i defunti all’interno della santa Eucaristia erano praticate dalla Chiesa primitiva.
Le preghiere per i morti erano praticate da alcuni antichi ebrei. Gesù non condannò mai questa pratica, che probabilmente era diffusa al tempo della sua vita terrena.
Sembra che lo stesso Paolo abbia pregato per i morti quando intercedette per il suo amico Onesiforo.
Oggi preghiamo per i morti in quanto il giudizio finale e la risurrezione non sono ancora giunti.

Per favore, unitevi a noi nel ricordare i vostri cari e le vostre care che ci hanno preceduto nella fede e coloro la cui fede è conosciuta soltanto da Dio.
Possano riposare in pace e risorgere nella gloria! Amen.

(Fr. Michael J. McKinnon, pastore presso la Holy Trinity Anglican Church di Marlborough, Massachusetts – traduzione in Italiano e adattamento di Davide Lopez)

2 novembre 2023 - Commemorazione dei fedeli defunti

Indirizzo

Modena

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Missione anglicana "Cristo Redentore - Carpi pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi