30/03/2026
Usando parole come “per sempre” o “tutto” c’è il rischio di restare sospesi in una grandiosità astratta. Ma l’amore non si esprime solo a parole. Oltre le parole che volano, c’è un profumo che resta. Tutta la casa ne è avvolta. E quanto più ci si avvicina a Gesù, ai suoi piedi o al volto di Maria, la fragranza si fa pungente: non puoi non accorgertene, provoca reazioni.
Accostato al profumo dell’amore meglio si coglie quello che amore non è. Ruba forse dei contenuti, dei pezzi che lo potrebbero richiamare, si propone in modo socialmente o religiosamente convincente, ma in realtà è una maschera che prima o poi cadrà. È amore di sé, della propria giustizia, della propria logica. Non si lascia incontrare dall’altro e non incontra l’altro. Sant’Ignazio considerava a proposito che in tutte le cose spirituali si progredisce quanto più si esce dal proprio amore, volere e interesse.
Profumo sprecato? Il nardo prezioso conservato per quel momento non è qualcosa di superficiale. Sembra avere il potere di penetrare la pelle di Gesù e accompagnarlo nei prossimi passi, nella piena consapevolezza che il passaggio si potrà fare stretto.
È un profumo che rivela l’amicizia, che salda ulteriormente le vite degli amici. Come lui mette in gioco la sua vita per loro, così loro si mettono in gioco per lui e con lui. Parlare di lui è parlare di loro. Conoscere loro è conoscere lui.
La settimana della passione ci immerge in vicende in cui sperimenteremo progressivamente la confusione, la passività, la follia della violenza. In questo precipitare di eventi gli amici dimostrano di capirsi ancora, di essere liberi e consapevoli. Nel qui e ora è possibile vivere un frammento che profuma di eterno. Le parole vaghe e i mormorii interessati si dissolveranno. Ogni gesto d’amore fatto a ogni “povero cristo” rimane e rinnova e profuma, dall’interno, per sempre.
Matteo Suffritti SJ