Dedicata a San Pietro apostolo, a cui si aggiunse nel 1422 S. Paolo, la Pieve Collegiata conserva nella massa muraria esterna parti della primitiva costruzione romanica e della successiva ricostruzione del 1363, epoca a cui risalgono le finestre gotiche tamponate che potete vedere sui fianchi. La chiesa, originariamente Pieve d'Ico, cresciuta di importanza tanto da essere svincolata con bolla papa
le nel 1180 dalla Diocesi di Città di Castello, fu il fulcro attorno al quale si sviluppò Mercatello. La primitiva torre campanaria fu abbattuta nel 1682 e sostituita dall'attuale campanile che ospita l'orologio comunale antecedente al 1600. La facciata è stata realizzata in stile romanico nel 1927 dall'architetto Mario Egidi De Angelis. L'affresco nella lunetta del portale raffigura la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo, e venne realizzato nello stesso anno da Gualtiero De Bacci Venuti assieme a quello sopra la porta laterale. L'interno della chiesa ha subito una radicale trasformazione tra la fine del ‘600 e il 1730, anno in cui dovette essere riconsacrata. L'originario impianto romanico è stato infatti completamente cancellato dal nuovo, progettato dall'architetto Nicola Barbioni di Città di Castello. L'edificio, a tre navate con cupola sopra il transetto e abside affiancata da due cappelle, è un importante contenitore di opere d'arte. Nel primo altare è conservata una pregevole tavola raffigurante l'Immacolata Concezione. L'opera fu eseguita attorno al 1556 da Raffaellino del Colle, pittore nativo di Sansepolcro, che si distinse come uno dei più importanti artisti del Manierismo Metaurense quale divulgatore del messaggio raffaellesco nella vasta zona di confine tra Toscana, Marche ed Umbria. Degna di nota è anche la tela conservata nel secondo altare, raffigurante San Carlo Borromeo in gloria, opera di Giovan Francesco Guerrieri. Segue, nel transetto, l'altare già del Nome di Dio, ora dedicato a S. Veronica e, a destra del presbiterio, la settecentesca Ca****la del SS.mo Sacramento, dove sono conservate tele coeve a soggetto vetero testamentario. Nel catino absidale osservate il dipinto settecentesco dove sono raffigurati i Santi titolari (Pietro e Paolo), racchiuso entro un grande ornato in stucco con lo stemma dell'arciprete Fadossi, che concluse il colossale rifacimento interno della Chiesa chiudendo la cupola, realizzando l'abside e sistemando la controfacciata con la cantoria e le nicchie di S. Nella neoclassica ca****la della Madonna delle Grazie, realizzata dall'architetto Vincenzo Pritelli nel 1930, è conservata una preziosissima icona raffigurante la Madonna col Bambino. Oggetto di grande devozione, la tavola, antecedente al 1100, è una rarissima testimonianza di arte bizantina. Ritenuta la più antica tavola dipinta delle Marche, la miracolosa icona, è tradizionalmente considerata l'elemento che propiziò la fortuna e lo sviluppo dell'antica Pieve. Il primo altare sul transetto, originariamente riservato alla Madonna delle Grazie e che possiede una tela tardo seicentesca dell'Assunta che può scomparire nella base, è ora intitolato alla Beata Margherita della Metola, nata nel 1287 nelle vicinanze di Mercatello. Il secondo, dedicato alla Madonna del Carmine, ospita una tela della scuola del Guerrieri. L'ultimo conserva una Crocifissione e dolenti di scuola romana di inizio ‘600. Sopra l'ingresso, in cantoria, è l'organo costruito nel 1777 da Saverio Vici, ampliato nel 1865 dia f.lli Martinelli di Umbertide.