Testimonianza Ortodossa - Lo Spirito della Chiesa

Testimonianza Ortodossa - Lo Spirito della Chiesa TESTIMONIANZA ORTODOSSA
Associazione senza fini di lucro.

FRATELLANZA ORTODOSSA
Edizioni Collana "Ο Αμνός"
Libri di preghiera, di spiritualità, di teologia e di patristica della Chiesa Ortodossa, gli scritti dei Padri della Chiesa e degli asceti.

SACRO MONASTERO DI FILOTHEU MONTE ATHOSSANTA PASQUA 2026«Ora tutto è colmato di luce,il cielo e la terra e le profondità...
13/04/2026

SACRO MONASTERO DI FILOTHEU MONTE ATHOS

SANTA PASQUA 2026

«Ora tutto è colmato di luce,
il cielo e la terra e le profondità;
celebri dunque ogni creatura la Risurrezione di Cristo,
in cui è fondata.»
Questo straripamento di luce divina, sgorgato dal Sepolcro Vivificante del Signore Risorto, preghiamo dal profondo dell'anima affinché illumini per sempre la vostra anima combattente e guidi fino alla fine i vostri passi sui sentieri della giustizia, nei pascoli dei doni spirituali, verso il sereno porto della salvezza.

L'Igumeno del Sacro Monastero di Filotheu
Archimandrita Nicodemo

Veglia di preghiera per i perseguitati nella fede. Nei nostri tempi, come anche in passato, molti fedeli ortodossi conti...
30/03/2026

Veglia di preghiera per i perseguitati nella fede.

Nei nostri tempi, come anche in passato, molti fedeli ortodossi continuano a essere perseguitati a causa della loro fede. Anche oggi assistiamo a gravi sofferenze: in Ucraina vengono confiscate le chiese, sacerdoti e fedeli subiscono violenze e ingiustizie, Non mancano menzogne e accuse contro coloro che rimangono saldi nella fede ortodossa a causa dell'ecumenismo.
Per questo motivo, Testimonianza Ortodossa organizza una veglia di preghiera per tutti i) cristiani ortodossi perseguitati.
La veglia si terrà nella notte tra venerdì e sabato) di Lazzaro, per tutta la notte.

Invitiamo tutti coloro che lhanno a cuore la santa fede di Cristo a unirsi a noi nella preghiera, affinché il Signore sostenga, fortifichi e consoli i nostri fratelli che soffrono e testimoniano la fede anche nelle prove.

LA GRANDE E SANTA SETTIMANA. Per informazioni scrivere a testimonianza.ortodossa@ortodoxia.it https://LA GRANDE E SANTA ...
25/03/2026

LA GRANDE E SANTA SETTIMANA.

Per informazioni scrivere a [email protected]

https://LA GRANDE E SANTA SETTIMANAwww.ortodoxia.it/LIBRO_LA_GRANDE_E_SANTA_SETTIMANA.html.

“Padri! Ergetevi ormai all’altezza delle circostanze critichissime, per non precipitare negli abissi dell’Ade".Alcuni cr...
19/03/2026

“Padri! Ergetevi ormai all’altezza delle circostanze critichissime, per non precipitare negli abissi dell’Ade".

Alcuni cristiani dicono che il cristiano non deve indignarsi. Allo stesso modo dicono che il cristiano non deve adirarsi né irritarsi. Il cristiano, aggiungono, deve essere mite, dolce, soave come miele. È corretto questo ragionamento? No, mille volte no!
Il cristiano certamente non deve indignarsi, né adirarsi, né irritarsi ingiustamente, senza un motivo serio, e soprattutto quando viene colpito il suo egoismo. Ha forse anche il cristiano egoismo? Certamente sì, poiché ha peccati. E i peccati hanno come causa l’egoismo: il voler compiacere il proprio io e per questo fare la propria volontà e non la volontà di Dio.
Per empietà, per profanazione delle cose sacre e sante, per scandali pubblici, per ingiustizie clamorose, per depravazioni e sistemi corrotti, è giusto che l’uomo di Dio si indigni, si adiri, si irriti.
Il 20 luglio la Chiesa ha celebrato il profeta Elia. Grandissimo il profeta Elia. Il «più grande tra i nati di donna» (Mt 11,11), il profeta, precursore e battista Giovanni Battista, è paragonato al profeta Elia. Giovanni venne e operò nel mondo «con lo spirito e la potenza di Elia» (Lc 1,17).
Qual è la caratteristica principale di Elia? Che era zelante: possedeva l’amore per il Signore in grado ardentissimo e intensissimo, e a causa di questo zelo non sopportava l’apostasia dei capi e del popolo dal Signore; si turbava, si indignava, si adirava e chiese al Signore la punizione degli apostati. Molto commovente la sua preghiera: «Signore, chiudi il cielo e non cada una goccia di pioggia sulla terra. E riaprilo di nuovo quando lo dirò io!». E il Signore ascoltò il suo servo zelante e castigò Israele con una siccità di tre anni e sei mesi.
Coloro che non vogliono mai l’ira e l’indignazione dei cristiani respingono l’argomento tratto dal comportamento dello zelante Elia. Dicono: noi non viviamo nel tempo dell’Antica, ma della Nuova Alleanza. E nella Nuova Alleanza Cristo appare mite e dolce, e con il suo esempio insegna anche a noi ad essere miti e dolci.
Rispondiamo agli obiettori: Gesù Cristo, il Dio incarnato dell’Antica Alleanza, non era sempre mite e dolce. Si indignava e si adirava (Mc 10,14; 3,5), alzava la voce e rimproverava con severità, quando ad esempio diceva ai Giudei: «Serpenti, razza di vipere!» (Mt 23,33), quando li chiamava figli del diavolo (Gv 8,41.44), e quando scagliava contro di loro quei molti fulmini: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!» (Mt 23,13 e seguenti).
Il dolce Nazareno non alzò solo la voce: più volte alzò anche il flagello, la frusta, e scacciò i mercanti dal recinto del tempio, rovesciò i tavoli e disperse le monete dei cambiavalute (Gv 2,15; Mc 11,15).
Nell’Apocalisse 6,16-17 si trova l’espressione paradossale dell’«ira dell’Agnello». Agnello innocente e mansueto è Cristo, ma anche Agnello che si adira.
Secondo Apocalisse 2,2, Cristo dice con lode all’angelo-vescovo della Chiesa di Efeso: «Non puoi sopportare i malvagi». Che cosa significa questa parola di lode? Significa questo: non puoi tollerare, non puoi sopportare i malvagi, gli empi. I malvagi, gli empi, ti sconvolgono, ti fanno indignare.
Innumerevoli argomenti dalla Scrittura, ma anche dalla storia della Chiesa e dalle vite dei santi, e soprattutto dei Padri, potremmo addurre a favore della giusta ira e indignazione. Ma ci limitiamo a quanto abbiamo già esposto.
Quando l’empietà e la corruzione si fanno insolenti, si scatenano e provocano, non solo è giusto e conveniente, ma è anche naturale per l’uomo di Dio essere scosso, che il suo spirito si sollevi, che si adiri e si indigni. L’opinione contraria è errata ed è causa di molti mali nel mondo. Qualcuno, sulla tomba di un defunto, scrisse come elogio: “Non si adirò mai”. Un cristiano arguto, sotto quella scritta, andò e scrisse: “Era insensibile”.
Solo chi è insensibile, solo chi è indifferente affronta con apatia il male e l’empietà.
Ai nostri giorni, giorni della profetizzata apostasia da Dio e della preparazione, da parte delle forze oscure della terra, per il governo mondiale e per l’Anticristo, in tutti gli ambiti della società e della vita umana prevalgono empietà e corruzione. E, per limitarci alla nostra patria, che ci interessa particolarmente, politici indegni, strumenti di forze oscure, con varie disonestà economiche hanno condotto la Grecia alla bancarotta e alla sottomissione a usurai stranieri. Abbiamo perso la nostra sovranità nazionale, altri ci governano.
Inoltre, questi politici indegni, con dichiarazioni, manifestazioni, azioni e legislazioni, combattono la morale cristiana, ma anche quella naturale. Arrivano fino al punto di sostenere l’omosessualità, i matrimoni tra persone dello stesso sesso e l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Procedono questi politici indegni in una guerra contro la fede cristiana. Giungono fino a trasformare l’insegnamento della religione da confessionale a comparativo-religioso. E per legge hanno abolito il riposo domenicale. Inoltre perseguono una separazione sfavorevole tra Chiesa e Stato. Politici amorali, combattenti contro Cristo e contro la Chiesa.
Ma un male ancora peggiore, non solo per la Grecia ma anche per gli altri paesi ortodossi, è l’ecumenismo, che procede parallelamente alla Nuova Era, al Nuovo Ordine Mondiale e alla globalizzazione. L’ecumenismo è sincretismo religioso, pan-eresia e religione universale. E purtroppo, tristemente, è sostenuto e promosso da patriarchi, con in primo luogo Bartolomeo I di Costantinopoli, da arcivescovi, da metropoliti, da professori di teologia e da altri pseudo-ortodossi cristiani. Gli ecumenisti sono i più grandi traditori della fede, con come capo traditore Bartolomeo.
Abbiamo esposto sommariamente alcuni punti dei nostri tempi difficili. E ora chiediamo: questi fatti provocano nei cristiani, e soprattutto nei monaci e nel clero, turbamento interiore, ira, indignazione e reazioni? In pochi sì, in molti no. I laici, per la crisi economica e le misure fiscali oppressive, si indignano e organizzano grandi manifestazioni e fanno tremare il paese. I religiosi, per le azioni immorali, anticristiane e anti-ecclesiali dei politici, abbiamo forse fatto qualche manifestazione? O almeno ne abbiamo fatta qualcuna per i tradimenti della fede da parte degli ecumenisti, e soprattutto degli ecumenisti tra i vescovi, e in particolare del patriarca Bartolomeo? No, non abbiamo fatto neppure una manifestazione di indignazione religiosa. I cristiani consapevoli si indignano, ma si fermano lì: non organizzano reazioni energiche.

“Padri! Ergetevi ormai all’altezza delle circostanze critichissime, per non precipitare negli abissi dell’Ade.”

Nikolaos I. Sotiropoulos, teologo e filologo, figlio spiriruale del beato vescovo Afostino.

Buona domenica della Santa Croce.Siamo  lieti di annuciarvi la prossima uscita, prima della santa Pasqua, del libro 'Il ...
15/03/2026

Buona domenica della Santa Croce.
Siamo lieti di annuciarvi la prossima uscita, prima della santa Pasqua, del libro 'Il sacro deposito della fede, fondamenti teologici della Tradizione e della trasmissione Apostolica".
Il libro, di 704 pagine con la benedizione e il prologo di sua eminenza il vescovo Serafim di Kythira, nasce dal desiderio di richiamare i fedeli alla coscienza viva della fede ricevuta dalla Chiesa. La fede cristiana non è un’idea mutevole, na è il sacro deposito trasmesso dagli Apostoli e custodito fedelmente nella vita della Chiesa.
Questo volume si propone di presentare, con chiarezza e profondità, i fondamenti teologici della fede cristiana così come sono stati consegnati dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione apostolica e dall’insegnamento dei santi Padri. In un tempo segnato da confusione dottrinale e relativismo, diventa necessario tornare alle sorgenti pure della verità, per comprendere cosa significa veramente credere e vivere in Cristo.

LA CANONICITÀ ALLA LUCE DELL'INSEGNAMENTO DI SAN MASSIMO IL CONFESSORE E IL 15° CANONE DI SAN FOZIO.
13/03/2026

LA CANONICITÀ ALLA LUCE DELL'INSEGNAMENTO DI SAN MASSIMO IL CONFESSORE E IL 15° CANONE DI SAN FOZIO.

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Il Salterio è attualmente in fase di ristampa e sarà nuovamente disponibile per l'acquisizione, tramite la consueta offe...
05/03/2026

Il Salterio è attualmente in fase di ristampa e sarà nuovamente disponibile per l'acquisizione, tramite la consueta offerta di rimborso spese, a partire dai primi di aprile.

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Testimonianza Ortodossa.

Togliere la comunione con chi professa dottrine estranee. Quando accade che colui che presiede — come afferma il canone ...
16/01/2026

Togliere la comunione con chi professa dottrine estranee.

Quando accade che colui che presiede — come afferma il canone XV del Primo-Secondo Sinodo (costantinopolitano, sotto san Fozio) — professi pubblicamente e dogmaticamente dottrine estranee all’insegnamento ortodosso, allora il sacerdote o il vescovo interrompe la comunione con questo patriarca eretizzante, non per uscire dalla Chiesa, ma per rimanere nell’Ortodossia.
Il Canone XV – Primo-Secondo Sinodo (861)
Testo chiave (parte rilevante) recita:
«Οἱ ἀποτειχίζοντες ἑαυτοὺς τῆς κοινωνίας τοῦ προεστῶτος διὰ αἵρεσιν γυμνῇ τῇ κεφαλῇ κηρυττομένην, οὐ μόνον οὐχ ὑπόκεινται ἐπιτιμίῳ, ἀλλὰ καὶ τῆς πρεπούσης τιμῆς ἀξιωθήσονται».
Cioè: “Coloro che si separano dalla comunione con il proprio superiore
a causa di un’eresia proclamata pubblicamente e apertamente,
non solo non sono soggetti a pena canonica,
ma sono degni dell’onore dovuto agli ortodossi”.
Questo canone è decisivo nel dimostrare che
l’interruzione della comunione prima di una condanna sinodale, quando l’eresia è pubblicamente professata, non è scisma, ma confessione della fede.

Lo stesso principio vale anche per il laico, il quale può — e in certi casi deve — interrompere la comunione eucaristica con un vescovo o un sacerdote che professa eresia.
Secondo i santi Padri e i sacri canoni, questo atto non costituisce uno scisma né un’uscita dalla Chiesa, ma è piuttosto un “ergere un muro” (ἀποτείχισις) tra sé e il vescovo eretico, al fine di preservare la purezza della fede.
La responsabilità di custodire la fede non è solo clericale, ma riguarda tutto il corpo ecclesiale. San Teodoro Studita, dice che “Se il vescovo cade nell’eresia, il fedele che si separa da lui non si separa dalla Chiesa,
ma dall’eresia” (Epistola 40).
Al contrario, rimanere in comunione con chi professa dottrine estranee all’Ortodossia — come l’ecumenismo contemporaneo, che propone una cosiddetta “ortodossia neopatristica o post-patristica”, in rottura con la coscienza patristica della Chiesa — significa contaminarsi spiritualmente.
Questa contaminazione avviene attraverso la partecipazione alle liturgie, mediante la comunione eucaristica con tale vescovo o sacerdote, e persino attraverso la comunione con i fedeli che accettano e tollerano tale insegnamento.
Secondo i Padri, la comunione liturgica è comunione di fede, non solo di rito.
Il Canone 45 apostolico, dice: «Ἐπίσκοπος ἢ πρεσβύτερος ἢ διάκονος αἱρετικοῖς συνευξάμενος, καθαιρείσθω».
Cioè: “Vescovo, sacerdote o diacono che prega insieme agli eretici, sia deposto”.
Se la preghiera comune è proibita, quanto più lo è la comunione eucaristica, che è il sigillo della fede.
Per San Giovanni Crisostomo “Non c’è nulla di più grave che comunicare con l’eresia,
anche se colui che erra sembra parlare di Cristo” (Omelia su Galati).
I santi Padri athoniti, nella lettera scritta dopo la pseudo-unione di Lione all’imperatore Michele, affermano chiaramente che anche colui che inizialmente non conosce l’errore, se frequenta quelle chiese, viene contaminato:
attraverso il κήρυγμα (la predicazione),
attraverso ciò che vede e ascolta nella chiesa,
e infine, col passare del tempo, diventa egli stesso eretico.

Oggi gli ecumenisti sostengono che chi interrompe la comunione con un vescovo eretico “non è più nella Chiesa”. Questa affermazione costituisce una strategia polemica e una vera e propria arma ideologica, che deve essere smascherata e combattuta con una risposta teologica e spirituale, fondata sui canoni, sull'insegnamento patristico e sull’ecclesiologia ortodossa autentica.
L’interruzione della comunione con l’eresia non è separazione dalla Chiesa, ma separazione dall’errore; non è disobbedienza, ma obbedienza alla fede dei Padri; non è rottura dell’unità, ma custodia dell’unica vera unità, che è l’unità nella verità.

L’affermazione ecumenista secondo cui
“chi interrompe la comunione con il vescovo eretico è fuori dalla Chiesa” è teologicamente falsa e canonicamente condannata.
San Massimo il Confessore ha proclamato che “Anche se tutto il mondo comunica con l’eresia, io non comunico” (Processo, PG 90).
La Chiesa non è definita dalla maggioranza, ma dalla retta fede.
Chi dice cose contrarie di quanto dichiara il 15 Canone di san Fozio è un eretico.

Lettera di testimonianza  di Fede e di rottura della comunione La confessione della fede non significa solo la proclamaz...
07/01/2026

Lettera di testimonianza di Fede e di rottura della comunione

La confessione della fede non significa solo la proclamazione del Credo, ma anche l’allontanamento da coloro che, consapevolmente o per ignoranza, deformano la Verità.
Il sacerdote ha il dovere di testimoniare, soprattutto nei tempi di eresia. Come dice il Signore:
«Chiunque mi confesserà davanti agli uomini, anch’Io lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’Io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera.
Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto Colui che può far perire nella geenna sia l’anima che il corpo. Chi tiene alla propria anima la perderà, e chi perderà la propria anima per me la troverà» (Mt 10, 32–35; 28; 39).
I sacerdoti non sono uniti e temono la deposizione, temono gli uomini e non Dio.
Noi, figli spirituali – Ciprian, Ludmila e Ana – appartenenti alla parrocchia della Protezione della Madre di Dio di Bologna, avendo come padre spirituale padre Bulat Trifon, sotto l’omoforio di Sua Eminenza Mark di Korsun, Metropolita d’Italia, siamo profondamente preoccupati per alcune pratiche non canoniche che avete compiuto e continuate a compiere nel corso di questi anni.
1. Il “Battesimo” per aspersione o infusione
Secondo il Canone 50 Apostolico:
«Se un vescovo o un presbitero non compie tre immersioni, ma una sola immersione, data come nella morte del Signore, sia deposto. Poiché il Signore non ha detto: “Battezzate nella mia morte”, ma: “Andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.»
Le regole e le norme canoniche definiscono con precisione le condizioni in cui deve essere celebrato correttamente il Santo Battesimo, non secondo opinioni personali.
Il battesimo per aspersione o infusione non è battesimo/immersione. Questa innovazione, di origine papista (cattolica), è un’innovazione eretica accettata dal Concilio Vaticano II.
Sorge quindi la domanda: che cosa accade ai neonati, ai bambini o agli adulti “battezzati” per infusione o aspersione, che rimangono non battezzati in senso canonico?
San Cosmas di Etolia dice:
«Santi sacerdoti, abbiate nelle vostre chiese grandi fonti battesimali, affinché il bambino sia immerso completamente e non rimanga asciutto nemmeno quanto l’occhio di una pulce, perché da lì entra il diavolo. Per questo i vostri figli diventano malati, indemoniati, lunatici, poiché non sono stati battezzati correttamente.»
2. La comunione con il Vescovo Ambrogio
Nel 2023, a Bari, nella festa di San Nicola, vi siete comunicati con il Vescovo Ambrogio, il quale nel 2019 ha firmato il documento eretico “Carta di Bologna”, mediante il quale accetta la comunione con gli eretici, violando le barriere patristiche e canoniche.
Tali azioni sono proibite dai Santi Padri, secondo il Canone 45 Apostolico, che vieta la comunione con gli eretici.
3. Interruzione della comunione per motivi personali
Avete interrotto la comunione con il Vescovo Ambrogio per motivi personali, non per motivi di eresia, e avete iniziato la commemorazione di un altro vescovo, Sua Eminenza l’Arcivescovo Nicodim di Briceni ed Edineți, appartenente a un’altra giurisdizione.
Il Canone 15 del I–II Concilio di Costantinopoli si riferisce a coloro che si separano dal vescovo perché questi predica pubblicamente un’eresia.
La commemorazione di un vescovo di un’altra giurisdizione è scisma, cioè rottura dalla Chiesa.
4. Mancanza di testimonianza pubblica contro l’ecumenismo
Non avete fatto una testimonianza pubblica davanti ai fedeli per condannare l’ecumenismo, per affermare che i papisti (cattolici) sono eretici e per esortare i fedeli a non partecipare alle loro liturgie né a pregare insieme a loro.
Padre, come ben sapete, il Mistero del sacerdote è molto grande, così grande che alcuni santi ne sono fuggiti, ritenendosi indegni.
Il semplice fedele risponde per sé e, per quanto può, per coloro che lo circondano; il sacerdote invece è responsabile dell’intero suo gregge, del quale Dio gli chiederà conto.
I tempi di pace e tranquillità sono passati. Viviamo tempi di terribile eresia, tempi di persecuzione, nei quali né il sacerdote né il laico possono restare neutrali, ma devono scegliere in ogni istante tra Dio e satana. Nessuno è mai stato neutrale.
Coloro che testimoniano secondo le proprie forze scelgono Dio, mentre coloro che tacciono Lo tradiscono, come dice anche san Gregorio il Teologo: “Con il silenzio tradiamo Cristo.”
Al laico, senza benedizione, non è permesso predicare pubblicamente; il sacerdote invece ha un grande potere di insegnare al popolo la retta fede.
Quanto più grande è questo potere, tanto più grande sarà anche la sua responsabilità davanti a Dio.
Sarebbe un grande cambiamento se i sacerdoti dicessero apertamente ciò che accade oggi, se esortassero i laici a non accettare l’ecumenismo (il principio che promuove l’unità con gli eretici e la cooperazione tra confessioni), a prendere posizione pubblica contro l’omosessualità e l’aborto e a non rinnegare l’insegnamento del Salvatore.
Non così hanno predicato i grandi maestri della Chiesa – san Giovanni Crisostomo, san Basilio il Grande, san Nicola Velimirović, san Luca di Crimea?
Non così ha fatto il santo Profeta e Precursore Giovanni?
Non così ha operato Cristo? Con grande potenza ammaestravano il popolo.
Esistono anche oggi sacerdoti che seguono il loro esempio, ma sono troppo pochi. Molti hanno paura di testimoniare: questa è la triste verità.
Se un sacerdote tace e non testimonia la Verità, cioè Cristo, significa che ama di più la funzione, il mondo, il seggio o la famiglia, violando le parole del Signore: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me» (Mt10, 37–38)
Preghiamo con molta umiltà e amore per Voi affinché compiate questo passo della testimonianza della Verità.
Fino ad allora, però, per non mettere in pericolo la salvezza delle nostre anime fuori dalla Chiesa Una (poiché solo là dove si testimonia si trova la Chiesa Ortodossa), ci separiamo da Voi.
Con umiltà, molta preghiera, esame e consiglio abbiamo preso questa decisione, per amore di Cristo e per non perderci nelle acque turbolente del fiume di fuoco dell’eresia ecumenista, senza invidia né cattiveria.
Dio abbia misericordia di tutti noi.

LA SANTA FEDE DI CRISTOLa nostra fede non è proprietà di un patriarca, né di un vescovo, né di un sacerdote.La fede è st...
04/01/2026

LA SANTA FEDE DI CRISTO

La nostra fede non è proprietà di un patriarca, né di un vescovo, né di un sacerdote.
La fede è stata consegnata così com’è dal Nostro Signore Gesù Cristo agli Apostoli, e dagli Apostoli ai loro successori. Nessuno ha il diritto di cambiarne neppure una virgola.
Nessun uomo, qualunque sia il suo grado ecclesiastico, ha autorità di modificare ciò che non gli appartiene. La fede non nasce dalla volontà umana, ma dalla Rivelazione divina, ed è custodita nella Chiesa non come un bene da amministrare arbitrariamente, ma come un deposito sacro.
Nessun patriarca ha il diritto di chiamare “Chiese” coloro che non sono Chiese: i papisti e tutti i rami del protestantesimo.
Nessuno ha il diritto di affermare che la salvezza possa provenire da molte religioni, quando Cristo stesso ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita».
Dunque la Via, la Verità e la Salvezza non sono concetti, ma una sola Persona: il Signore Gesù Cristo, nel Suo Corpo, che è la Chiesa.
Il Signore non mente quando dice: «Non sono venuto a portare la pace, ma la spada».
Questa spada non è violenza, ma separazione: separazione tra la verità e l’errore, tra la luce e le tenebre, tra la fede apostolica e le deviazioni umane.
Per questo dobbiamo imparare a dire con chiarezza:
dove si trovano sacerdoti ortodossi fedeli alla Tradizione, là si trova il gregge ortodosso;
dove si trova il gregge ortodosso, là si trova Gesù Cristo;
e dove si trova Gesù Cristo, là si trova la Chiesa.
Allo stesso modo, dove si trova un vescovo ortodosso che custodisce la retta fede insieme al suo gregge, là si trova Gesù Cristo e là si trova la Chiesa. Non esiste Chiesa senza retta fede, né retta fede senza fedeltà ai santi Canoni.
Nessun sacerdote ha il diritto di firmare documenti di collaborazione con gli eretici.
Nessun sacerdote ha il diritto di amministrare un battesimo senza le tre immersioni, contrariamente alle indicazioni dei santi Apostoli, producendo così cristiani mutilati sacramentalmente, poiché un battesimo senza immersione è privo della grazia, non essendo conforme al comando del Signore e alla Tradizione apostolica ininterrotta.
Nessuno ha il diritto di calpestare i sacri Canoni, ai quali il Signore stesso ha conferito autorità quando ha detto: «Tutto ciò che legherete sulla terra sarà legato in cielo».
Il vescovo, la cui responsabilità è altissima, è posto come pastore e non come salariato del gregge di Dio. Durante la sua ordinazione egli giura davanti a Dio di custodire integralmente i Canoni e la Santa Tradizione. Tradire questo giuramento è un peccato gravissimo e i fedeli non hanno nessun obbligo di rispettare o obbedire a codesto vescovo.
Da coloro che tradiscono la fede bisogna allontanarsi.
Da coloro che, durante la pandemia, hanno disinfettato il sacro cucchiaio della Santa Comunione, dimostrando di credere che il Corpo e il Sangue di Cristo possano trasmettere corruzione, bisogna separarsi, perché una tale mentalità nega nei fatti la realtà della Grazia.
Come diceva san Paisios del Monte Athos, la sporcizia si separerà dal grano.
Coloro che avranno seguito l’insegnamento dei santi Padri saranno giustificati davanti a Dio.
Non vi illudete: dove non c’è retta fede e retto dogma, non c’è Gesù Cristo e non c’è la Chiesa.
Non vi illudete: dove si calpestano i sacri Canoni, non esistono né la Grazia né la presenza di Cristo.
“La fede di Cristo non hai il diritto di toccarla. Perché non è cosa tua.
La fede di Cristo non è di nostra proprietà per farne ciò che vogliamo”, dice san Nicola Velimirović.
E san Paisios del Monte Athos ammoniva con grande dolore:
“Un clero tiepido culla il popolo nel sonno e lo lascia nella sua condizione precedente per non turbarlo.
Dicono: ‘È meglio non parlare di guerra, della Seconda Venuta di Cristo, della preparazione alla morte; non dobbiamo allarmare la gente’. Altri parlano con una falsa gentilezza, dicendo: ‘Non dobbiamo disturbare gli eretici e le loro illusioni, dobbiamo dimostrare il nostro amore verso di loro’.”
E aggiungeva:
“Se evito di sconvolgermi per proteggere la mia tranquillità, allora sono indifferente alla santità.
La mitezza spirituale è una cosa, la morbidezza e l’indifferenza sono un’altra.
Alcuni dicono: ‘Sono cristiano, quindi devo essere gioioso e calmo’. Ma non sono cristiani: sono semplicemente indifferenti.
La loro gioia è una gioia mondana.
Dove sono presenti questi semi mondani, non c’è spiritualità.
La persona spirituale è nel dolore: soffre per ciò che accade, soffre per la condizione delle persone.
E il conforto divino gli è dato proprio per questo dolore”.

ENCICLICA PASTORALE PER IL NUOVO ANNO«Signore Dio nostro… Tu che, nella Tua ineffabile longanimità, ci hai resi degni di...
03/01/2026

ENCICLICA PASTORALE PER IL NUOVO ANNO

«Signore Dio nostro… Tu che, nella Tua ineffabile longanimità, ci hai resi degni di entrare in un nuovo anno del tesoro della Tua bontà, Tu stesso, o Sovrano sommamente buono, benedici con la Tua divina Grazia questo ingresso… concedici di attraversarne il ciclo in pace e in concordia stabile, ornati della corona gloriosa delle virtù, camminando decorosamente come di giorno alla luce dei Tuoi comandamenti…»
(Preghiera all’inizio del nuovo anno salvifico).

Amatissimi fratelli e concelebranti,
fratelli cristiani, figli miei diletti nel Signore.
Benedetto, pacifico, pieno di Grazia, fecondo e salvifico sia il Nuovo Anno 2026!

«Molti e felici anni, con anima pura e santa,
con amore, con pace e con giustizia;
con gioia e con salute, con la Divina Benedizione»
(Canti del Nuovo Anno).

Con la fede cristiana e con l’ancora della speranza secondo Dio, attraversiamo il mare che oggi si apre del nuovo anno salvifico della bontà del Signore e Dio nostro, «tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,2).
Il nuovo anno racchiude di norma speranze e attese, ma anche timori e angosce.
Permettetemi, invece di altri pensieri e parole, di riportare un brano dell’Enciclica pastorale di Capodanno del novello e amatissimo santo Callinico, vescovo di Edessa (addormentatosi nel Signore nell’agosto dell’anno 1984), la quale, sebbene siano trascorsi circa cinque decenni, conserva intatta la sua attualità e vitalità:
“Molti interrogativi sorgono riguardo al nuovo anno. Sarà davvero nuovo o come il passato? Sarà migliore? Sarà peggiore? Sarà come l’anno trascorso? Avremo eventi lieti o dolorosi? Non lo sappiamo. Una cosa però sappiamo: che esiste un Dio Provvidente. Esiste Dio, Colui che si prende cura degli uccelli del cielo, dei fiori, delle cose di minimo valore, e tanto più dell’uomo, creato «a Sua immagine e somiglianza». Esiste Dio Padre, che ha dato al discendente di Adamo il diritto di rivolgersi a Lui e di dire: «Padre nostro che sei nei cieli». Esiste il Dio dell’Amore, che ha amato l’uomo peccatore fino al sacrificio del Suo Figlio. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio unigenito» (Gv 3,16) a una morte di croce dolorosa e ignominiosa per la salvezza dell’uomo. Esiste Dio, Governatore dell’universo. Esiste il Signore delle Potenze. Al di sopra di principati e potestà è il Signore onnipotente. Gli uomini dimenticano Dio, e non di rado Lo disprezzano, persino Lo combattono. «Colui che abita nei cieli riderà di loro, il Signore li schernirà», dice il Salmista. Colui che abita nei cieli, il Dio onnipotente e giusto, li renderà oggetto di scherno e di derisione davanti a tutti.

La nostra vita terrena è breve. Non accorciamola né avveleniamola con pensieri di angoscia e disperazione. Al di sopra di tutti noi vi è la mano tenera e onnipotente di Dio Padre. Qualunque cosa accada, qualunque cosa avvenga, il Signore lo permetterà. Con fiducia nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo percorriamo l’anno che è iniziato. Fondiamo le nostre speranze in Dio Padre, perché «egli ha cura di noi», secondo la parola apostolica (1 Pt 5,7). «E ora vi affido, fratelli, a Dio e alla parola della Sua Grazia» (At 20,32), e prego che il nuovo anno della bontà del Signore sia sano, fecondo, benedetto, pacifico e santo” (1981).

Amatissimi fratelli,
Allora come ora, e anche in futuro, verranno tempi difficili, stagioni rigide di autonomia e di apostasia dalla volontà divina del Signore e Dio nostro onnipotente. «Negli ultimi tempi l’amore di molti si raffredderà» (cfr. Mt 24,12; 1 Tm 4,1).
«Coloro che si allontanano da Te periranno», osserva il profeta-re Davide. Nell’opera della letteratura ecclesiastica del II secolo, la Didaché dei Dodici Apostoli, si parla della «via della vita» e della «via della morte». Riguardo alla «via della vita», dopo l’esortazione a fuggire ogni cosa malvagia, cattiva e vergognosa, l’autore ignoto consiglia che il cristiano sia mite, perché «i miti erediteranno la terra». Che sia «longanime, misericordioso, senza malizia, tranquillo, buono e tremante davanti alle (divine) parole». La «via della morte», invece, è anzitutto malvagia e piena di maledizione, ed è caratterizzata da tutti i peccati mortali: «omicidi, adulteri, passioni vergognose, fornicazioni, furti, idolatrie, magie, menzogne, false testimonianze, ipocrisie, inganni, rapine…» e tutto ciò che li accompagna. E conclude lo scrittore sacro: «siate liberati, figli, da tutte queste cose».
La condizione morale e spirituale dei tempi contemporanei è fiacca e degradata a livello mondiale. Vent’anni e più secoli di cristianesimo, e il mondo e l’intera umanità non sono illuminati, come e quanto dovrebbero, dal Signore nostro Gesù Cristo, Datore di Luce e di Vita, «la Luce vera che illumina e santifica ogni uomo che viene nel mondo». Per questo motivo non si imprime facilmente su di noi uomini contemporanei «la Luce del volto del Signore nostro», affinché in Lui «vediamo la Luce inaccessibile (della Santa e Vivificante Trinità)» e affinché «il Signore diriga i nostri passi all’opera dei Suoi divini comandamenti».

Egocentrismo, arroganza, interesse personale, freddezza dei sentimenti, empietà, irreverenza, indifferenza, insensibilità e talvolta durezza davanti al dolore umano e alla sofferenza, apostasia dal nostro Plasmatore e Creatore.
Guerre e rumori di guerre, con il pericolo che si trasformino e si estendano a livello mondiale. Nazioni della stessa fede si dilaniano tra loro, e popoli di diversa stirpe e religione si scagliano l’uno contro l’altro per interessi economici e geopolitici. Popolazioni civili e innocenti creature infantili vengono bombardate e uccise senza misericordia. Ma anche l’altro, peculiare, guerra mondiale contro gli embrioni non nati, mediante aborti e interruzioni di gravidanza, infuria e domina su tutto il pianeta, con risultati spaventosi. Milioni di creature innocenti ogni anno, a livello globale, non vedono la luce della vita e vengono gettate nelle fogne. E tuttavia non si parla, come e quanto si dovrebbe, di questi moderni crimini «erodiani», che gravano su tutta l’umanità.

Che dire poi dello stravolgimento per legge dell’ontologia e della fisiologia umana, a cominciare dal nostro popolo greco-ortodosso? La legalizzazione del «matrimonio» anti-evangelico e anti-costituzionale tra persone dello stesso sesso, con il diritto di adozione di minori, i quali vengono affidati senza possibilità di scelta dell’ambiente in cui crescere. I discorsi in congressi internazionali sulla poligamia e la «incoronazione» da parte di «sacerdotesse» di propaggini protestanti di persone con più di un partner, conducono a situazioni e abiezioni di tipo «sodomitico».
Tuttavia, la cosa peggiore e più pericolosa di tutte è il flusso impetuoso e inarrestabile della pan-eresia dell’ecumenismo, della «globalizzazione», della «nuova era» e della pan-religione, che tende ad abbattere e ad annullare i confini e le barriere spirituali dei sacri Canoni, dei confini dogmatici e della nostra tradizione e eredità ecclesiastica millenaria. Questo flusso dissolutivo e distruttivo si oppone al comandamento: «Non spostare i confini eterni che i Padri hanno posto».

Fratelli miei,
Non lasciamoci terrorizzare né scoraggiare davanti a queste molteplici e multiformi minacce morali e spirituali. Prendendo coscienza di questa realtà cupa e soffocante, rivolgiamoci «con tutta l’anima e con tutto il cuore» e invochiamo «dal profondo dell’anima e dal centro del cuore», come scriveva nelle sue poesie il tanto provato e collaudato, a tutti noi carissimo, santo Nettario, vescovo di Pentapoli, il dispensatore di grazia, **«l’unico che può salvare».
Ripetiamo le parole illuminate del santo contemporaneo, san Callinico, metropolita di Edessa:
“Esiste il Dio dell’Amore, che ha amato l’uomo peccatore fino al sacrificio del Suo Figlio… Esiste Dio, Governatore dell’universo. Esiste il Signore delle Potenze. Al di sopra di principati e potestà è il Signore onnipotente”.

Augurando con tutto il cuore che il nuovo anno sia benedetto dal Signore, pacifico, creativo, sano nella duplice salute, e ricco di buoni frutti, rimango
con paterne preghiere e benedizioni

† Serafim,
Metropolita di Citera e Anticitera

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