05/06/2026
Tra poco, In shâ’ Allah, la diretta della khutba del ustedh Dhia Azaouazi dal minbar di masjid al Latif. Di cui anticipiamo sommariamente il testo in italiano
Un viaggio nel discorso che il Profeta ﷺ pronunciò ad 'Arafah durante il suo ultimo pellegrinaggio, lasciando alla Ummah un messaggio di giustizia, unità, misericordia e fedeltà al Corano e alla Sunnah.
الحمد لله رب العالمين والصلاة والسلام على سيدنا محمد وعلى آله وصحبه أجمعين.
Cari fratelli e sorelle,
per comprendere davvero il significato del Sermone dell'Addio, dobbiamo tornare indietro nel tempo.
Siamo nell'anno 10 dell'Egira.
Sono passati ventitré anni dalla prima rivelazione ricevuta dal Profeta Muhammad ﷺ nella grotta di Hira.
Ventitré anni di sacrifici.
Ventitré anni di persecuzioni.
Ventitré anni di pazienza.
Quando iniziò la sua missione era quasi solo.
I primi musulmani erano pochi, deboli e perseguitati.
Molti furono torturati.
Alcuni furono costretti a lasciare la propria casa.
Altri persero tutto per la loro fede.
Ma il Profeta ﷺ non si fermò.
Continuò a trasmettere il messaggio che Allah gli aveva affidato.
E adesso immaginate la scena.
Lo stesso uomo che un giorno pregava quasi da solo alla Mecca, si trova ora davanti a oltre centomila credenti.
Uomini e donne arrivati da tutta la Pen*sola Arabica.
Persone di tribù diverse.
Lingue diverse.
Storie diverse.
Tutti riuniti nello stesso luogo.
Tutti vestiti nello stesso modo.
Tutti rivolti verso lo stesso Signore.
Quel giorno era il giorno di 'Arafah.
Il giorno più importante del pellegrinaggio.
E il Profeta ﷺ sapeva che il suo tempo sulla terra stava per concludersi.
Per questo pronunciò un discorso che non era destinato soltanto a chi era presente.
Era destinato a tutte le generazioni future.
Era destinato anche a noi.
A noi che viviamo oggi in Italia.
A noi che parliamo un'altra lingua.
A noi che siamo nati quattordici secoli dopo.
In quel discorso il Profeta ﷺ non parlò di politica.
Non parlò di conquiste.
Non parlò di ricchezze.
Parlò dell'essere umano.
Della sua dignità.
Dei suoi diritti.
Della sua responsabilità davanti ad Allah.
Dichiarò sacra la vita umana.
Dichiarò sacro l'onore delle persone.
Dichiarò sacri i beni e i diritti degli altri.
Abolì la vendetta tribale.
Abolì l'usura.
Condannò ogni forma di oppressione.
Difese i diritti delle donne.
Ribadì il valore della famiglia.
Affermò che nessun popolo è superiore ad un altro.
Che nessuna etnia è migliore di un'altra.
Che nessun colore della pelle rende una persona più nobile.
Disse che il valore dell'uomo davanti ad Allah si misura soltanto attraverso la fede, la rettitudine e il timore di Dio.
Pensate, fratelli e sorelle.
Molti di questi principi vengono presentati oggi come conquiste moderne.
Ma il Profeta Muhammad ﷺ li proclamò pubblicamente oltre quattordici secoli fa, davanti a decine di migliaia di persone.
Poi, quasi alla fine del suo discorso, lasciò alla sua comunità l'eredità più preziosa.
Disse:
«Vi lascio ciò che, se vi aggrapperete ad esso, non vi smarrirete mai: il Libro di Allah.»
E insegnò ai suoi Compagni che la guida non sarebbe stata una persona, ma una Rivelazione.
Non un leader terreno, ma il Corano e il suo esempio.
Pochi mesi dopo quel pellegrinaggio, il Profeta ﷺ lasciò questo mondo.
Ma il suo messaggio è ancora vivo.
La domanda che ci lascia oggi non è soltanto:
"Cosa disse il Profeta ﷺ?"
La vera domanda è:
"Cosa stiamo facendo noi con ciò che il Profeta ﷺ ci ha lasciato?"
Stiamo costruendo famiglie forti?
Stiamo educando i nostri figli ai valori dell'Islam?
Stiamo portando misericordia nelle nostre case?
Stiamo contribuendo all'unità della comunità?
Stiamo vivendo il Corano oppure ci limitiamo a leggerlo?
Che Allah ci renda tra coloro che ascoltano il messaggio del Profeta ﷺ e lo trasformano in azioni.
Che Allah ci renda una comunità unita, giusta e misericordiosa.
Che Allah ci permetta di incontrare il Suo Messaggero ﷺ nel Giorno della Resurrezione e di essere riconosciuti come membri sinceri della sua Ummah.
آمين.
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نسأل الله أن ينفعنا بما نسمع وأن يرزقنا اتباع سنة نبيه ﷺ.