04/01/2026
Non si parlerà mai abbastanza di Nello; per questo gli rendo tributo. Sono sua cugina. Abbiamo trascorso insieme tutta l’infanzia, vivendo sotto lo stesso tetto, nella grande casa di nonna Rita: io, lui e altri otto nipoti. In tutto eravamo ben quattro famiglie riunite in un’unica dimora, paragonabile a una piccola cellula sociale di Nazareth, per i numerosi cenacoli di preghiera organizzati da lei. Inoltre, Nellino era l’ultimo di quindici nipoti, perciò lo chiamavamo così. Ci consideravamo tutti come fratelli.
L’immagine di Nellino bambino, dunque, non poteva prescindere dalla figura di nonna Rita, un’autentica testimone di fede: per la sua devozione mariana (ogni giorno, a maggio e, di frequente, durante l’anno, richiamava noi nipoti alla recita del Santo Rosario), per le sue imperdibili liturgie quotidiane e per le sue memorabili adorazioni davanti al tabernacolo, seduta sempre al primo banco, a sinistra, tanto da suscitare l’attenzione di alcuni giovani della parrocchia SS. Salvatore. In particolare, Nellino si lasciava guidare totalmente dalla fede e dalla profondità contemplativa di questa donna. Nel suo sguardo si poteva facilmente scorgere il desiderio di vedere, con gli stessi occhi di nonna Rita, ciò che vedeva lei. Egli costruiva così le basi di fede di un futuro servo del Signore, qual è stato.
Dalla fase di contemplazione dell’età infantile, Nellino passava a quella dell’azione in età adolescenziale, prendendo parte al servizio dei ministranti. Intanto, io e lui abitavamo in case distinte; tuttavia, non ci perdevamo mai di vista, ritrovandoci sempre in parrocchia. Da subito, il giovane ministrante dimostrava di possedere un cuore generoso e aperto verso tutti e di impegnarsi senza sosta. La ca**tà lo avrebbe contraddistinto fino alla fine. Si faceva amare da piccoli, adulti e anziani; stimare da sacerdoti e responsabili di altre diocesi; rispettare da colleghi di lavoro e non.
Tra don Clemente e Nellino vi era un rapporto come tra padre e figlio; tra don Enzo e lui, quello tra fratelli. In A.C.R. e nel coro, di cui facevo parte, io e le mie amiche lo ammiravamo per la sua capacità di comunicare solo con lo sguardo. Il suo “silenzio parlante” era tipico di un vero discepolo di Gesù. Emanava luce.
Infine, due giorni prima della sua dipartita, mi capitò di far cadere accidentalmente per terra il suo cellulare appena acquistato, che non dava più segni di vita. Mi diceva: «Vedrai, domani funzionerà, non ti preoccupare», con una tranquillità che oltrepassava il dolore fisico. Così accadde. Il giorno seguente il cellulare funzionava; Nellino però se ne stava andando con una valigia ricolma di fede, speranza e ca**tà.
Nell’ultimo colloquio che ebbi con lui, gli confidai che tra le mie care amicizie vi era anche una musulmana, e Nellino mi rispose: «Non ci sono differenze di religioni se siamo uniti nell’Amore».
DONACI UN PEZZO DI TE «Donaci un pezzo di te, caro Nello, ora che sei “tutto di tutti”! Ci basta anche solo un poco di te; altro lo aggiungiamo noi e, con te, faremo cose grandi. Donaci un po’ della tua mente, per avere sante intuizioni; un po’ delle tue mani, per compiere opere di ca**tà; un po’ del tuo cuore, per amare tutti; un po’ dei tuoi piedi, per camminare verso l’Eternità. Amen.»
Teresa