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Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Sottocomitato di Crema PROMUOVERE GLI STUDI SULLA STORIA DELL'UNITA' E L'INDIPENDENZA D'ITALIA SINO AL TERMINE DELLA PRIMA

Il Conte PoliedricoFortunato Marazzi: Poeta, Statista e Soldato a 110 Anni dalla Presa di Gorizia.Fortunato Marazzi nasc...
08/08/2026

Il Conte Poliedrico
Fortunato Marazzi: Poeta, Statista e Soldato a 110 Anni dalla Presa di Gorizia.

Fortunato Marazzi nasce a Crema il 19 luglio 1851. Venuto al mondo in seno a una nobile e influente famiglia aristocratica, secondo dei quattro figli del conte Paolo e della contessa Laura Vimercati Sanseverino, il giovane sembrava inizialmente destinato a una prestigiosa e regolare carriera nella Regia Marina italiana. Eppure, l'ardore della giovinezza e lo spirito del tempo stavano per tracciare un cammino ben più avventuroso.

Nel settembre del 1870, a soli diciannove anni, Fortunato fuggì clamorosamente dalla Scuola di Marina di Genova. La sua meta era la Francia, infiammata dalla guerra, dove sognava di unirsi ai volontari garibaldini. Una volta sul posto, tuttavia, l'influenza del prozio Ottaviano Vimercati, influente addetto militare a Parigi, lo spinse verso una scelta diversa: l'arruolamento diretto nell'Esercito francese. Il 1° dicembre 1870 ricevette così il grado di Sottotenente nel leggendario corpo della Legione Straniera. Con questa divisa affrontò il battesimo del fuoco negli aspri scontri di Arcey e Montbéliard, ottenendo sul campo la promozione a Tenente. Visse in prima linea anche la sanguinosa repressione della Comune di Parigi, drammatica esperienza che descrisse poi nel saggio Sulla insurrezione parigina dell'anno 1871, prima di essere trasferito a combattere tra le sabbie dell'Algeria.
Fu proprio durante l'infuocato periodo nordafricano che l'anima poliedrica di Marazzi trovò una nuova via d'espressione. Nei momenti di sosta, si dilettava a disegnare, ispirato dai paesaggi esotici. Ritraeva con precisione e sensibilità le imbarcazioni incrociate durante la navigazione tra la Francia e l'Algeria, imprimendole sulle pagine di un prezioso diario personale, un tesoro intimo che attende ancora di essere pienamente riscoperto.

Il richiamo della Patria divenne però irresistibile. Rientrato in Italia, Fortunato vinse un concorso speciale e il 25 maggio 1873 fu nominato Sottotenente d'Artiglieria dell'Esercito italiano. Perfezionò gli studi alla Scuola di applicazione, divenne Tenente nel 1875 e fu assegnato al 5° Reggimento Artiglieria.

Nel frattempo, anche la vita privata trovò il suo baricentro: il 20 aprile 1879 sposò Giuseppina Vitale, cugina del futuro presidente del Consiglio Luigi Pelloux. Dal loro felice legame nacquero cinque figli: Mario nel 1880, Ortensia nel 1882, Anna nel 1883, Paolo nel 1889 e Ottaviano nel 1895. Alla moglie, l'Ufficiale dedicò la raccolta di poesie Melanconie, accompagnata da una dedica profondamente romantica e struggente:

«Cara Giuseppina, non ad altri, ma a te sola va dedicato questo carme, a te, che della mia mestizia hai ingentilita la forma, e sospeso il dolore. Fortunato».

Dopo aver frequentato la Scuola di guerra, nel 1882 Marazzi fu promosso Capitano ed entrò nello Stato Maggiore, prestando servizio tra il IV Corpo d'Armata e la Divisione di Genova. Nell'aprile del 1888 ottenne il grado di Maggiore, assumendo il comando del I Battaglione del 30° Reggimento Fanteria. Ma l'orizzonte di Marazzi non si limitava alle caserme. Il 23 febbraio 1890 venne eletto Deputato per il collegio di Crema, dando inizio a una lunghissima carriera parlamentare che si sarebbe conclusa solo nel 1919.

Per dare voce e risonanza alle sue visioni politiche, fondò persino il settimanale Il Paese. Giornale di Crema e circondario.

In Parlamento si distinse da subito come un oratore fecondo e battagliero. Una delle sue più grandi battaglie fu quella per il reclutamento territoriale: sosteneva fermamente che i soldati dovessero essere addestrati nelle proprie regioni di nascita. Tuttavia, l'Italia liberale dell'epoca bollò sempre questa proposta come pericolosa, temendo che potesse risvegliare sopiti sentimenti separatisti.

Da liberale conservatore, preoccupato dall'avanzata del Socialismo, Marazzi pubblicò nel 1892 l'opuscolo Del Socialismo, nel quale non teorizzava lo scontro, bensì una collaborazione tra le classi dirigenti e i lavoratori per lenire le disuguaglianze sociali. Nello stesso anno, con il trattato Il contingente unico, sostenne la necessità del servizio militare obbligatorio in tempo di pace per tutti i cittadini.

La sua ascesa militare proseguì parallelamente a quella politica: divenne Tenente Colonnello nel 1894 e Colonnello tre anni dopo, assumendo la guida del 5° Reggimento Fanteria.
Nel 1901 diede alle stampe la sua opera teorica più celebre, L'esercito nei tempi nuovi, un vero e proprio manifesto per le Forze Armate del futuro, basato su ferme brevi, richiami frequenti, quadri ufficiali d'eccellenza e l'introduzione della scuola primaria militare obbligatoria.
In ambito politico, l'alleanza con l'ala liberale di Sidney Sonnino lo portò, l'11 febbraio 1906, a toccare l'apice della carriera istituzionale con la nomina a Sottosegretario alla Guerra. L'esperienza ministeriale durò poco più di tre mesi a causa della rapida caduta dell'esecutivo; da quel momento, Marazzi si collocò all'intransigente opposizione dei successivi governi guidati da Giovanni Giolitti.
Promosso al grado di Maggior Generale nel 1903 al comando della Brigata Torino, nel 1907 passò alla guida della Brigata Ferrara. Fu proprio al comando di questo reparto, di stanza a Catanzaro, che Marazzi diede prova di un immenso senso di umanità, coordinando con straordinaria efficacia i soccorsi alla popolazione civile dopo il catastrofico terremoto Calabro-Siculo del 1908.

Divenuto Tenente Generale nel 1909, guidò le divisioni militari di Bari e Brescia. La sua brillante carriera subì però una dolorosa battuta d'arresto nel dicembre del 1912, quando una commissione lo giudicò inspiegabilmente inidoneo al comando di un intero Corpo d'Armata. Amareggiato e indispettito da quel verdetto, nel 1913 Marazzi chiese e ottenne di essere collocato in posizione ausiliaria. Il destino, tuttavia, aveva in serbo per lui un ultimo, glorioso capitolo. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'anziano Generale venne richiamato in servizio. Sotto il suo comando, l’8 agosto 1916, le truppe italiane compirono una delle imprese più celebri del conflitto: la presa di Gorizia.
Questa memorabile vittoria iscrisse per sempre il nome di Marazzi nella storia Militare della Nazione.

Come riconoscimento per il suo valore, il Generale ricevette la Croce di Cavaliere Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia. L'orgoglio dei cittadini di Crema fu tale che promossero subito una raccolta fondi per donargli un riconoscimento speciale: la Spada d’Onore. La consegna ufficiale avvenne domenica 22 aprile 1917, tra l'emozione dei suoi concittadini, nella Sala del Consiglio Civico di Crema.

Oggi, a 110 anni da quella storica giornata, la città di Crema custodisce ancora con orgoglio la memoria del suo illustre cittadino, le cui spoglie riposano nel cimitero di Palazzo Pignano. Passeggiando per le vie del centro storico, le tracce della sua vita sono ancora vive e visibili attraverso diversi simboli urbani: l'imponente palazzo di famiglia, situato nella via a lui intitolata. Il bassorilievo commemorativo, incastonato sull'angolo del muro che guarda verso piazza Trento e Trieste. La storica scuola di avviamento professionale che porta il suo nome. Un'altra importante testimonianza è la bombarda, una preda bellica austriaca della Grande Guerra. Fino al restauro del 1959-1960, questo cimelio da lui donato, era esposto sotto i portici del palazzo comunale, all'interno dell'antico Famedio cittadino.
Oggi la bombarda si trova in piazzale delle Rimembranze, di fronte alla Colonna votiva dedicata ai Caduti di Crema, anche se purtroppo versa in condizioni di grave degrado.

Ma il simbolo più potente del suo legame con la città resta il Monumento all'Arciere, opera dell'artista Arturo Dazzi, che domina la stessa piazza Trento e Trieste Raffigurante Ercole nell'atto di scagliare una freccia verso il nobile palazzo, il monumento fu fortemente voluto dal Generale, inaugurato alla presenza del Principe eriditario nel 1924, per commemorare i figli e i giovani cremaschi caduti in guerra. E fino a qualche anno fa, all'interno del Museo Civico di Crema, i visitatori potevano scorgere, custodita in una nicchia murata della sala espositiva, la sua antica divisa della Legione Straniera... ma questa, come spesso accade per le grandi vite, è un'altra storia.

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Indirizzo

Crema
26013

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