18/03/2026
Tutti ci sentiamo persi quando, purtroppo, viviamo degli eventi luttuosi. Sarebbe strano il contrario. La sofferenza però aumenta quando di queste morti non capiamo il senso, o peggio ci sentiamo abbandonati persino dagli amici. Questa è la situazione di partenza del Vangelo di Domenica prossima. Gesù ha un atteggiamento in partenza particolare: sa che Lazzaro sta male, ma tergiversa. Addirittura dice che è "contento" per i discepoli di non essere stato lì. Marta stessa lo ribadisce, nella sua fede libera: "Signore, se tu fossi stato qui...". Quante volte ci sentiamo abbandonati anche dal Signore: e succede perché ci sono momenti della nostra vita dove facciamo fatica a guardare la bellezza che ci circonda e assolutizziamo l'evento negativo che ci accade. Marta dice questo al Signore mentre è lì: e Gesù fa sua l'alleanza quasi dicendo "guarda che sono qui, e tuo fratello risorgerà, mi sta a cuore". E il cuore di Gesù si mostra in tutta la sua bellezza umano/divina quando dinanzi al sepolcro di Lazzaro piange. Gesù piange perché la morte non gli appartiene, non la comprende, in Dio non esiste. Ma non solo: vede il suo amico, il suo confidente, un pezzo della sua famiglia, dietro una pietra. Il primo comando allora è proprio per noi: "togliete la pietra". Cosa può essere la pietra, oggi per noi? Sicuramente la non conoscenza di Gesù, e la Quaresima ce lo ha rivelato piano piano. Ma anche tutto ciò che ci frena nel vedere le grandi opere di Dio per noi. In questa domenica, allora, proviamo a togliere anche noi le pietre e le bende che, in definitiva, ci fanno stare morti ma al sicuro, senza spenderci nei confronti della storia, senza intervenire per il bene. Ci piace stare comodi e non prendere posizione, accontentandoci di non fare il male.
Piccola indicazione: è tradizione velare le immagini in questa V di Quaresima. Se lo si fa, si dia una spiegazione e soprattutto si faccia con quel garbo e con quel gusto che si addice non tanto ad un addobbo ma ad un rito liturgico vero e proprio, che ci invita a concentrarci sul sacrificio e sulla mensa, sulle nostre azioni. Questo vuol dire, di conseguenza, che i gesti liturgici devono essere davvero al centro dell'attenzione del popolo. Altrimenti davvero si rischia di divnetare muti spettatori di un teatro ancestrale che non ha impatto sulla preghiera del popolo che, ricordiamo, vive il rito da con-celebrante. In preparazione a questa domenica, sarebbe utile riprendere la Lettera "Desiderio Desideravi", nel passo che riguarda l'ars celebrandi del popolo di Dio.
Suggerisco dei tropi:
- Signore, che ci liberi dai nostri sepolcri, Kyrie eleison.
- Cristo, che doni lo Spirito per vivere da figli, Christe eleison.
- Signore, che doni la vita a noi tuoi amici, Kyrie eleison.