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🔴🔴🔴 Alessandra Cerreti, la magistrata che non permette all’Italia di voltarsi dall’altra parteC’è un’Italia che ama comm...
03/06/2026

🔴🔴🔴 Alessandra Cerreti, la magistrata che non permette all’Italia di voltarsi dall’altra parte
C’è un’Italia che ama commemorare. Che ogni 23 maggio e ogni 19 luglio si stringe attorno ai nomi di Falcone e Borsellino, che parla di eroi, di memoria, di sacrificio. E poi c’è un’Italia che, quando un magistrato è vivo, operativo, determinato, preferirebbe che parlasse meno.
Alessandra Cerreti appartiene alla categoria dei vivi che disturbano. E per questo oggi è necessario dirlo con chiarezza: siamo con lei.

Una carriera costruita dove la mafia è più forte
Cerreti ha iniziato a Reggio Calabria, nel cuore della ’ndrangheta. Ha visto ciò che molti non volevano vedere: il ruolo delle donne di mafia come punto di rottura del sistema. Ha ascoltato e protetto testimoni che nessuno voleva credere. Ha pagato un prezzo altissimo: isolamento, minacce, ostilità. E non ha mai arretrato.
Oggi, alla DDA di Milano, continua a toccare i nervi scoperti del Paese: le mafie che non sparano ma fanno affari, che cercano complicità, che si infiltrano dove c’è denaro, consenso, silenzio.
Cerreti non indulge nella retorica. Non addolcisce. Non cerca applausi.
Dice una verità che molti fingono di non sentire: la mafia non è un ricordo, è un sistema attuale.
È nelle imprese che cercano scorciatoie. È nei professionisti che chiudono un occhio. È nella politica che preferisce non vedere. È in un Nord che si racconta virtuoso mentre firma contratti con chi non dovrebbe nemmeno sedersi al tavolo. Per questo Cerreti disturba: perché costringe il Paese a guardarsi allo specchio.

“I magistrati piacciono solo sottoterra”
La sua frase, pronunciata nel 34° anniversario di Capaci, è una lama: “I magistrati piacciono solo sottoterra, da vivi danno fastidio.” Non è uno sfogo. È una diagnosi. È la fotografia di un Paese che preferisce celebrare i morti piuttosto che sostenere i vivi.

Essere vicini a Cerreti significa scegliere da che parte stare
Non basta dire “siamo contro la mafia”. Non basta commuoversi davanti alle immagini del ’92. Non basta condividere un post il 23 maggio. Essere vicini ad Alessandra Cerreti significa assumersi una parte del peso che lei porta ogni giorno. Significa non lasciarla sola mentre denuncia ciò che molti preferirebbero tacere. Significa capire che la sua battaglia non è la sua: è nostra.

“𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗶̀ 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝘀𝗮𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗮𝗿𝗶𝗮”: 𝗱𝘂𝗲 𝗽𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗶 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗺 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗺...

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“L’Italia della Repubblica compie 80 anni: memoria e responsabilità”Ottant’anni non sono soltanto un traguardo simbolico...
01/06/2026

“L’Italia della Repubblica compie 80 anni: memoria e responsabilità”

Ottant’anni non sono soltanto un traguardo simbolico: sono un arco di tempo abbastanza lungo da contenere la memoria viva di un Paese che ha scelto di rinascere, e abbastanza breve da ricordarci che quella scelta non è mai definitiva. L’80º anniversario della Festa della Repubblica invita l’Italia a guardarsi allo specchio con lucidità, senza nostalgia e senza autoindulgenza.

Il 2 giugno 1946 segnò una rottura netta: la volontà popolare, espressa attraverso un referendum che vide per la prima volta il voto delle donne, decise che la sovranità non sarebbe più scesa dall’alto ma sarebbe salita dal basso. La Repubblica nacque fragile, divisa, incerta. Eppure, proprio da quella fragilità prese forma una delle democrazie più complesse e vitali d’Europa.

Oggi, a ottant’anni di distanza, la domanda che dovremmo porci non è retorica: che cosa significa essere Repubblica nel 2026?
Significa difendere le istituzioni non come reliquie, ma come strumenti vivi. Significa riconoscere che la democrazia non è un automatismo: richiede partecipazione, responsabilità, cultura civica. Significa anche accettare che il dissenso non è una minaccia, ma una risorsa; che la pluralità non indebolisce, ma rafforza.

L’Italia del presente affronta sfide che i costituenti non avrebbero potuto immaginare: l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, le tensioni geopolitiche, la crisi climatica, le diseguaglianze generazionali. Eppure, il metodo per affrontarle resta lo stesso: la capacità di tenere insieme libertà e solidarietà, diritti e doveri, identità e apertura.

L’80º anniversario non è un esercizio di celebrazione, ma un invito alla maturità. La Repubblica non è un’eredità da custodire in silenzio: è un progetto da aggiornare, discutere, migliorare. È un patto che si rinnova ogni giorno, non un monumento da ammirare a distanza.

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