07/06/2026
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"IL SIGNORE CI CHIEDE DI AMARE SOLO IN MODO GRANDE".
Don Luigi Maria Epicoco
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RICORDIAMO CHE OGGI DOMENICA 7 GIUGNO È LA SOLENNITÀ DEL CORPO E DEL SANGUE DI GESÙ.
NELLA NOSTRA PARROCCHIA DI IN (IM) LE SANTE MESSE FESTIVE SARANNO SOLO DUE, ALLE ORE 8:00-10:00.
ALLE 18:30 CI SARÀ UN'UNICA MESSA A BORDIGHERA ALTA DA DOVE PARTIRÀ LA PROCESSIONE FINO A TERRASANTA DOVE SARÀ IMPARTITA LA BENEDIZIONE EUCARISTICA A CUI SEGUIRÀ UN PICCOLO RINFRESCO.
ALLA SANTA MESSA ED ALLA PROCESSIONE SONO INVITATI IN MODO PARTICOLARE I BAMBINI CHE LA SETTIMANA PROSSIMA RICEVERANNO LA PRIMA COMUNIONE CON I LORO GENITORI E CATECHISTI E CHIUNQUE SIA IN GRADO DI PERCORRERE LA STRADA DAL PAESE ALTO A TERRASANTA.
LE ALTRE MESSE SARANNO: ALLE ORE 9:00 A MONTENERO ALLE 11:30 A SANT'ANTONIO E ALLE 9:30 A SANT'AMPELIO.
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Oggi si ricorda
CORPUS DOMINI
« Così Dio amò il mondo, da darci il suo Figlio Unigenito ».
Queste mirabili parole le vediamo brillare sulla capanna dell'Infante di Betlemme ove Cristo nacque su di un giaciglio di foglie.
Le vediamo impresse sulla povera casetta di Nazaret ove Gesù lavorò per amor nostro.
Le vediamo là nel pretorio di Caifa, di Erode, di Pilato, ove l'innocente Gesù soffrì per amor nostro.
Senza dubbio se Nostro Signore ci avesse amato soltanto fino alla croce, fino a dare la vita per noi, sarebbe già stata una prova di immenso amore, ma il Signore volle far più. Il Cuore di Gesù è Cuore divino, e Dio è eterno ed anche il suo amore non può morire: « Io sarò con voi sino alla consumazione dei secoli ».
Ma in che modo, o Gesù, resterai con noi? Se tu stesso hai predetto la tua morte, la tua partenza da questa terra?
Nella notte stessa nella quale uno dei suoi amici più intimi, un suo apostolo, Giuda, lo tradiva, nella notte in cui i suoi nemici aizzavano la plebe, radunavano falsi accusatori, armavano soldati per la sua cattura, mentre i Giudei gridavano : « Non deve regnare sopra di noi, è degno di morte... dobbiamo toglierlo dal mondo... », Gesù, là, nel Cenacolo, circondato dai suoi Apostoli dà una prova solenne di tutto il suo amore per gli uomini.
« Non vi lascerò orfani, esclama, ma sarò sempre con voi ». Ancora una volta quel Cuore adorabile, pieno d'amore, si commuove, pensa alle anime che avranno bisogno di nutrimento spirituale; che avranno bisogno di Lui e della sua forza ed allora decide di darsi come cibo.
Verso la metà della cena, prese il pane, alzò gli occhi al cielo, lo benedisse, lo spezzò e lo distribuì agli Apostoli dicendo: « Prendete e mangiate; questo è il mio Corpo ». Similmente fece del vino che distribuì dicendo: « Prendete e bevete, questo è il mio Sangue; ogni qualvolta farete questo, fatelo in mia memoria ».
Ecco compiuta l'istituzione del Sacramento dell'amore, l'Eucarestia, il Sacramento che fa vivere in mezzo a noi Gesù, anche dopo la sua ascesa al cielo.
I nemici uccisero Gesù, suscitarono persecuzioni di ogni genere, cercarono ogni mezzo per toglierlo di mezzo agli uomini, ma tutto fu inutile.
Cristiani, quante volte là da quel tabernacolo Gesù ci invita al banchetto divino! accostiamoci a lui. Rallegriamoci di essere nel numero dei fedeli convitati che il Padrone ha introdotto nella sua casa. Là dimenticheremo le nostre tristezze ed ascolteremo dal Cuore di Cristo i suoi divini consigli, là riceveremo la forza, il vigore per vincere i nostri nemici e camminare più speditamente per la via della virtù.
Gesù Eucaristico, sole splendente ed ardente d'amore, brilla nella nostra mente, nel nostro cuore, nelle nostre famiglie, nel mondo intero, e facci amare Iddio sopra ogni cosa e il prossimo come noi medesimi!
PRATICA. Accostiamoci sovente al banchetto divino.
PREGHIERA. O Signore, che sotto questo mirabile Sacramento ci hai lasciato un ricordo della tua passione, deh, concedici di venerare così i sacri misteri del Corpo e del Sangue tuo, da sentire continuamente in noi il frutto della tua redenzione.
MARTIROLOGIO ROMANO. Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: con il suo sacro nutrimento egli offre rimedio di immortalità e pegno di risurrezione.
ORIGINI DELLA FESTA
La ricorrenza deve le sue radici nell'ambiente della Gallia belgica grazie alle rivelazioni della Beata Giuliana di Retìne priora nel Monastero di Monte Cornelio a Liegi che nel 1208 vide durante un'estasi il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da un lato da una linea rimasta in ombra: da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del SS. Sacramento. Il direttore spirituale della beata, il Canonico di Liegi Giovanni di Lausanne, ottenuto il giudizio favorevole di parecchi teologi in merito alla suddetta visione, presentò al vescovo la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini. La richiesta fu accolta nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l'ottava della Trinità.
Tuttavia nel 1262 salì al soglio pontificio, col nome di Urbano IV, l'antico arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana, Giacomo Pantaleone. Ed è a Bolsena, proprio nel Viterbese, la terra dove è stata aperta la causa suddetta che in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo eucaristico avvenuto nel 1263.
Si racconta che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell'Eucarestia, nello spezzare l'ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall'ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico e alcune pietre dell'altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.
Venuto a conoscenza dell'accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Così, l'11 Agosto 1264 il Papa promulgò la Bolla "Transiturus" che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini i quali negavano il Sacramento dell'Eucaristia.
Le reliquie — l’Ostia miracolosamente trasformata e il corporale insanguinato — furono conservate nella Cattedrale di Orvieto, nella ca****la detta “del corporale”. In chiesa a Bolsena restano lastre di marmo macchiate, testimonianza visibile dell’evento. Ogni anno, il Corpus Christi viene celebrato con una solenne processione ad Orvieto, in cui il corporale viene portato in processione .
Il Miracolo Eucaristico di Cascia
Il miracolo eucaristico di Cascia avvenne in Italia nel 1330 e rappresenta uno dei segni più forti della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. La tradizione narra che un sacerdote, ormai privo di fede e solito celebrare la Messa solo per dovere, venne chiamato una mattina molto presto per portare la Comunione a un malato in pericolo di vita.
Per comodità o per negligenza, prese un'ostia consacrata dal tabernacolo e la ripose tra le pagine del suo breviario, poi sellò il cavallo e partì. Giunto alla casa del moribondo, aprì il libro e vide con sgomento che le due pagine erano intrise di un liquido rosso, simile a sangue: l’ostia si era trasformata visibilmente. Profondamente scosso e pentito, confessò la sua incredulità e tornò alla fede.
Il sacerdote andò a Siena, al Convento agostiniano, per raccontare il fatto a Padre Simone Fidati da Cascia, che era un celebre predicatore. Dopo aver visto con i suoi occhi l'ostia insanguinata, P. Simone concesse il perdono al sacerdote e chiese di tenere con sé quelle due pagine macchiate di sangue che, in seguito, portò una a Perugia e l'altra a Cascia, nella chiesa di Sant'Agostino. Da allora, la Chiesa promosse il culto della Reliquia con numerose e speciali indulgenze, tra le quali quella della Porziuncola, concessa da Papa Bonifacio IX, nel 1401. Nel 1930 (600 anni dopo l'evento prodigioso), fu celebrato a Cascia un Congresso eucaristico per l'intera diocesi di Norcia. In quell'occasione, fu donato un Ostensorio prezioso ed artistico conservato nel monastero e utilizzato per le solenni esposizioni.
Venne inoltre pubblicata tutta la documentazione storica sul fenomeno. Ogni anno, il prodigioso avvenimento viene ricordato per la festa del Corpus Domini, quando la Reliquia viene solennemente esposta o portata in processione. Ancora oggi, molte persone dicono di vedere, in quelle macchie di sangue, l'espressione di un volto umano sofferente e in effetti anche l'impressione fotografica sembrerebbe rilevare la stessa cosa.
Oggi la reliquia —una delle due pagine insanguinate—è conservata nella Basilica inferiore del Santuario di Santa Rita da Cascia, all’interno di un ostensorio in argento, accanto alle spoglie del Beato Simone Fidati, colui che ricevette la pagina dal sacerdote
MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO
Nel cuore dell’Abruzzo, a Lanciano, si conserva uno dei miracoli eucaristici più antichi e celebri della Chiesa cattolica. L’evento risale all’VIII secolo, quando un monaco basiliano, durante la celebrazione della Messa, fu assalito dal dubbio sulla reale presenza di Cristo nell’Eucaristia. In quel momento, sotto i suoi occhi, l’ostia si trasformò in carne viva e il vino in sangue, che si coagulò in cinque grumi. I presenti rimasero sconvolti, e da allora le reliquie furono custodite con grande devozione.
Oggi sono conservate nella chiesa di San Francesco, nello stesso luogo dove avvenne il fatto. La carne, di colore bruno-rossastro, ha la forma di una sottile membrana; il sangue, rappreso in cinque frammenti irregolari, è esposto in un antico reliquiario. Nel 1970, il dottor Odoardo Linoli, con l’approvazione ecclesiastica, condusse un’analisi scientifica che rivelò che la carne appartiene a un cuore umano, precisamente al miocardio, e che il sangue è del gruppo AB, lo stesso attribuito al sangue sulla Sindone.
Le analisi esclusero la presenza di conservanti e confermarono la straordinaria conservazione delle reliquie, rimaste intatte per oltre dodici secoli. Il miracolo di Lanciano è oggi meta di pellegrinaggio e venerazione, considerato una potente testimonianza della dottrina cattolica sulla presenza reale di Cristo nel sacramento dell’Eucaristia.
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COMMENTO AL DI IERI DI DON LUIGI MARIA
«Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti». Gesù ci mette in guardia da una tentazione molto sottile: vivere per essere visti. Gli scribi non sono condannati per ciò che fanno, ma per il motivo per cui lo fanno. Hanno trasformato la loro fede in una vetrina, la loro religiosità in una ricerca di consenso. Quando il cuore ha bisogno continuamente dell'approvazione degli altri, allora significa che ha smesso di cercare Dio e ha cominciato a cercare se stesso. Per questo il Vangelo ci presenta immediatamente una figura completamente diversa: una vedova povera. Nessuno la nota, nessuno la applaude, nessuno la considera importante. Eppure è proprio lei a catturare lo sguardo di Gesù. «Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri». Agli occhi degli uomini conta la quantità. Agli occhi di Dio conta l'amore. Gli altri offrono qualcosa del loro superfluo, la vedova offre ciò che è necessario alla sua vita. Gli altri danno senza compromettersi, lei si consegna totalmente. Per questo Gesù vede in quel gesto una grandezza che nessun altro riesce a vedere. Molto spesso siamo preoccupati di fare cose grandi, mentre il Signore ci chiede semplicemente di amare in modo grande. La santità non consiste nell'essere straordinari, ma nel vivere in maniera straordinaria ciò che è ordinario. La vedova non compie un miracolo, non pronuncia discorsi memorabili, non occupa posti importanti, non scrive libri. Fa semplicemente un gesto d'amore totale. «Essi infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Questa donna ci ricorda che la fede è sempre una questione di fiducia. Si può donare tutto soltanto quando si è certi che la propria vita non dipende da ciò che si possiede, ma da Colui al quale ci si affida. E forse il vero problema della nostra vita spirituale è che spesso diamo a Dio molte cose, ma raramente gli consegniamo davvero noi stessi. La vedova povera possiede soltanto due monetine, ma in realtà possiede il tesoro più grande: un cuore che sa affidarsi completamente a Dio. E questo vale più di qualsiasi ricchezza.
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LA TOMBA DI SANT’ , UN CAPOLAVORO DEL TRECENTO
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NELL’ERA DELL’ UN NUOVO UMANESIMO DIGITALE CRISTIANO
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L'ARCIVESCOVO DI : TORNARE A INGINOCCHIARSI DAVANTI A DIO NELL'EUCARISTIA
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CORPUS DOMINI, COSA SIGNIFICA E COSA SI FESTEGGIA
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PINUCCIO SCIOLA, IL CANTO E IL SANGUE DELLA PIETRA IN
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CORPUS DOMINI: LASCIATI AMARE, GRATUITAMENTE.
Don Luigi Maria Epicoco
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PADRE SERAFINO TOGNETTI - MARIA SS., E SATANA - 3 PICCOLI PASSI CON GESÙ
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IL VANGELO DI SABATO 6 GIUGNO - MC 12,38-44: TUTTA QUANTA LA SUA VITA
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PAPA LEONE IN SPAGNA
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