DecamerOntrip

DecamerOntrip IL DECAMERONE DEL MONDO PERDUTO
Una Social Novella al giorno ispirata ai luoghi dello Stivale. Un pa

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘕𝘖𝘕𝘈 “𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐄𝐕𝐄𝐑𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄𝐍𝐃𝐄“All'università me la immaginavo diversa la mia vita post-laurea, arche...
04/06/2020

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘕𝘖𝘕𝘈
“𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐄𝐕𝐄𝐑𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄𝐍𝐃𝐄“

All'università me la immaginavo diversa la mia vita post-laurea, archeologo in Asia Minore o al British di Londra. Invece mi ritrovo qui, in un archivio storico a riordinare tomi medievali.

Erano questi i pensieri di quei giorni,quando un pomeriggio mi capitò sottomano un manoscritto medievale da catalogare che mi colpì: 𝘊𝘳𝘰𝘯𝘢𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘯𝘦. Lo aprii e capii che parlava di alcune leggende medievali del Libero Comune di Todi. Lo sfogliai incuriosito fin quando una pagina mi gelò:essa era interamente scritta con uno strano e antico alfabeto.

Lessi quindi le pagine precedenti per capire meglio. C'era scritto che quei caratteri erano una copia della decorazione del mantello della statua della Madonna della Pasquarella, conservata nel Medioevo nell'eremo nelle gole del Forello. La decorazione era stata copiata successivamente anche su una pergamena,conservata nella chiesa di S.Leonardo, nel vicino castello del Forello,dove era venerata in epoca medievale come una reliquia chiamata 𝘭𝘢 𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘋𝘪𝘰, perchè si riteneva scritta nella lingua dei Cieli,e protetta da un demone sottoforma di toro che si aggirava nei dintorni della chiesa.

Quanto lessi mi incuriosì al punto che strappai la pagina con l'intenzione di approfondire.La portai a una mia vecchia compagna di università laureata in storia antica, raccontandogli anche cosa avevo letto.

Poco dopo tornò con la traduzione, agitatissima, dicendo che si trattava della lingua fenicio-punica: 𝘜𝘯𝘢 𝘯𝘰𝘵𝘵𝘦, 𝘉𝘢𝘢𝘭 𝘏𝘢𝘮𝘮𝘰𝘯, 𝘋𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘰𝘭𝘦, 𝘨𝘦𝘭𝘰𝘴𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘶𝘭𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘛𝘢𝘯𝘪𝘵, 𝘋𝘦𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘓𝘶𝘯𝘢, 𝘰𝘵𝘵𝘦𝘯𝘦𝘷𝘢 𝘵𝘳𝘢 𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪, 𝘥𝘦𝘤𝘪𝘴𝘦 𝘥𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘥𝘪𝘳𝘭𝘪 𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘢𝘤𝘤ò 𝘭𝘢 𝘋𝘦𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘢 𝘰𝘴𝘵𝘪𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘪 𝘴𝘶𝘰𝘪 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪.
Il testo concludeva dicendo che nessuno dei due vinse, si indebolirono così tanto da non riuscire più a proteggere i loro figli che verranno dunque sterminati dai potenti Dei guerrieri dei loro nemici.

La storia si faceva sempre più intrigante e confusa, così decidemmo di andare nel solo luogo noto: i resti della chiesa di S.Leonardo al Castello del Forello. Arrivati lì, la vegetazione si era ormai impossessata delle rovine. Pulimmo per giorni le antiche mura dalle piante, senza scoprire nulla. Fino a che un giorno, su una lastra pavimentale in pietra ricoperta di mu**hi, trovammo scolpito un simbolo che somigliava molto ad uno che si trovava nel testo in lingua punica.

Esso indicava la Dea Tanit oltre a ricordare, nelle sue forme geometriche, la testa di un toro stilizzata. Agitatissimi, togliemmo la lastra e ci trovammo di fronte una cavità. Legammo dunque le corde ad un albero e ci calammo nell'oscuro antro. Toccato finalmente il suolo roccioso, puntammo le torce contro il buio e ci trovammo davanti ad uno spettacolo indescrivibile: di fronte avevamo lo scheletro di un antico rettile, probabilmente un gigantesco serpente di dimensioni ciclopiche.

Non credevamo ai nostri occhi. Una volta risaliti in superficie non sapevamo cosa pensare, eravamo euforici ma confusissimi, non riuscivamo ad unire i pezzi del puzzle. Andammo a dormire senza trovare una soluzione. La mattina dopo mi alzai e ancora insonnolito, guardando il paesaggio circostante, vidi un forte medievale diruto sulla cima della collina di fronte a noi. Mi venne subito un’illuminazione.

Svegliai la mia amica e gli feci notare quella struttura, spiegandole la mia teoria. Dove eravamo noi simboleggiava la Dea Tanit, Dea della Luna il cui animale sacro era proprio il serpente. Le rovine sulla collina di fronte potevano invece nascondere Baal Hammon, Dio del sole cartaginese. Dovevamo dirigerci dall'altra parte del fiume, in cima alla collina fino al fortilizio per trovare la soluzione.

Era una teoria assurda, ma di tutto l'impossibile che avevamo vissuto fino ad ora non sembrava neanche un’intuizione del tutto strampalata. Non avevamo neanche molto da perdere ormai. Partimmo e raggiungemmo le imponenti rovine medievali chiamate "la Roccaccia".

Pulimmo e cercammo per giorni, ma lì invece non trovammo nulla. Disperati stavamo per rinunciare quando una notte ci venne un'idea. Se Baal Hammon era il Dio del Sole, allora sarà proprio lui che potrebbe avere la soluzione.

Aspettamo dunque l'alba. I primi raggi fecero capolino nell'orizzonte andando a sb****re sulle colline e notammo che essi illuminarono per primo un punto appena sotto di noi, giù nella parete ripidissima. Legammo subito delle corde agli alberi e ci calammo. Rimanemmo esterrefatti quando ci trovammo di fronte una grotta.

Entrammo all'interno, la esplorammo velocemente ma non trovammo nulla. Fino a che ci rendemmo conto che il sole illuminava un punto ben preciso lì dentro, a terra. Così prendemmo le piccole pale che avevamo negli zaini e cominciammo a scavare proprio lì. Pochi minuti dopo, tirammo in superficie un piccolo cubo in pietra lavorata, non perfettamente levigato. Non c'erano simboli su di esso, così, preso il martello lo rompemmo.

Al suo interno si trovava una pergamena. La aprimmo e, in latino, trovammo scritto quello che ancora oggi non sappiamo distinguere se si tratti di storia reale o leggenda: "A.D. 1478. Il mio compito è finito e come da istruzioni millenarie della confraternita, lascerò l'ultimo scritto sulla nascita e sull'epilogo del nostro ordine. L'ordine nacque nelle ere antiche in cui il generale Annibale da Cartagine portò la guerra nella terra italica contro Roma.
Vittorioso sul Trasimeno, si accingeva a passare per lo stretto e impervio passaggio chiamato oggi Gole del Forello, pronto a dare il colpo di grazia a Roma indifesa.

Si accampò qui sulla collina dove oggi è il castello del Forello per la notte, ma ad un certo punto, nell'oscurità, dalla grotta dove avete trovato questa pergamena si alzò in volo una bestia che dimorava qui da tempo immemore che attaccò l'esercito cartaginese. I soldati non riuscivano a scalfirla, così il generale decise di usare l'arma segreta che portava con sé dalla terra d'Africa appositamente per distruggere Roma.
.. un basilisco, il re dei serpenti, custodito anch'esso da millenni nel tempio della Dea Tanit a Cartagine. La grande bestia alata, che noi chiamiamo Drago e il basilisco si affrontarono in modo terribilissimo e con gran fragore per molto tempo, tra le rocce della gola. Alle prime luci del mattino, nessuno dei due era riuscito ad uccidere l'altro, si erano solamente ridotti in fin di vita.

Allora il basilisco strisciò via lentamente tra le rocce con le poche forze rimaste e il drago invece volò con molta fatica verso la sua tana dove tornò a rifugiarsi. Annibale, senza più la sua arma segreta e restìo a continuare la marcia nelle gole per paura di essere nuovamente assalito dal drago, decise di non proseguire e non attaccare Roma. In realtà, la bestia alata rimase nei meandri e nei cunicoli nelle colline per millenni. Fino ad oggi.

Infatti, al calar del sole, il drago millenario è tornato in superficie e ha iniziato a devastare le nostre terre con incredibile furia. Io, unico e ultimo della confraternita, ho avuto l'onore di fare quello per il quale esistiamo segretamente da millenni: nutrire e proteggere in segreto il basilisco, l'unico in grado di battersi con il drago, per liberarlo il giorno che esso sarebbe tornato a portare morte e distruzione. Ho spalancato le porte della chiesa e tirato su una lastra di pietra da cui uscì l'enorme serpente dalle squame dure e ruvide come pietra grezza.

Le due bestie si sono affrontate con una ferocia e una potenza distruttiva inaudita. Ma è il drago che alla fine è perito, l'ho visto planare come foglia morta verso la valle e lì infrangersi. Tanit e il suo basilisco hanno vinto. Lo scontro millenario si è concluso e con esso anche il mio compito e della confraternita. Il mio destino è di rimanere fino alla fine dei miei giorni nel fosso che chiamano della Pasquarella, nell'eremo dove è conservata la statua antichissima della Dea, portata qui dai soldati cartaginesi.
Onore a Tanit, la grande Dea immortale!"
Leggemmo l'ultima parola e poi la pergamena si sbriciolò in mille frammenti portati via dal vento, per sempre.

FINE NOVELLA NONA.

📍 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 | 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮⠀⠀La Novella Ottava è ambientata a Montecchio, un piccolo borgo nel cuore dell'Umbria incastonato t...
24/04/2020

📍 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 | 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮⠀

La Novella Ottava è ambientata a Montecchio, un piccolo borgo nel cuore dell'Umbria incastonato tra verdi e boscose colline. Un altro luogo che sembra che stia lì tranquillo e pacioso da sempre e invece ha molto da dire, a partire dalle sue origini. ⠀

Come molti paesi italiani è tutto molto incerto, però si presume che non molto distante da dove è ora il paese, un tempo ci fosse un villaggio umbro-etrusco e non stiamo parlando di qualche decina di abitanti ma di migliaia di anime probabilmente, viste le numerose tombe ritrovate e le altre che si stima vi siano ancora interrate nella 𝗡𝗲𝗰𝗿𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 del Vallone S.Lorenzo.⠀
È stato quindi naturale partire da qui.

Lo svolgersi della novella poi è stato ispirato a molti fattori, più caratteriali dei suoi abitanti che storici. Infatti la storia di Montecchio, nei secoli, si potrebbe definire con una sola parola: tenacia.
Una tenacia inscalfibile, ritrovandosi infatti in mezzo a lotte intestine medievali tra diversi e litigiosi signorotti di famiglie nobili, scontri che misero a repentaglio spesso l'autonomia di Montecchio ma egli rispose sempre allo stesso modo: lottando.⠀

Infatti,senza arrendersi a un destino che prospettava angherie e sfruttamento, difesero il bene più prezioso per gente semplice quali erano e sono tuttora: i boschi e i terreni che 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘢 la comunità, liberamente e senza padroni, potevano usare per il pascolo, la legna e le altre attività che in epoche neanche molto lontane erano essenziali per la sopravvivenza.⠀

È stato dunque naturale il collegamento con un altro elemento, mitologico questa volta, simbolo di forza e invincibilità: 𝗘𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲, il semidio che grazie alla sola forza delle proprie braccia e alla sua volontà, superò prove e nemici temibilissimi (tra cui il mostruoso cinghiale di Erimanto, collegamento naturale da inserire visto che l'animale "simbolo" di Montecchio è proprio il cinghiale).⠀

Nella 𝗡𝗼𝘃𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗢𝘁𝘁𝗮𝘃𝗮, quale altra origine si poteva dare a questa gente, se non quella che nasce dalla tempra e dalla mitologia dell'Essere più forte mai esistito?

📌 Se ti sei perso la Novella Ottava “Di come le origini sono il tesoro più prezioso che si possiede”,la trovi a questo link: https://www.facebook.com/108914790731589/posts/134703684819366/

👉🏼 Segui la pagina anche su Instagram

Foto e un ringraziamento a Michela Martini

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘖𝘛𝘛𝘈𝘝𝘈⠀⠀“𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐋𝐄 𝐎𝐑𝐈𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐒𝐎𝐑𝐎 𝐏𝐈Ù 𝐏𝐑𝐄𝐙𝐈𝐎𝐒𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐈 𝐏𝐎𝐒𝐒𝐈𝐄𝐃𝐄”⠀⠀Vi parlerò di come tornai al mio villa...
22/04/2020

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘖𝘛𝘛𝘈𝘝𝘈⠀

“𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐋𝐄 𝐎𝐑𝐈𝐆𝐈𝐍𝐈 𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐒𝐎𝐑𝐎 𝐏𝐈Ù 𝐏𝐑𝐄𝐙𝐈𝐎𝐒𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐈 𝐏𝐎𝐒𝐒𝐈𝐄𝐃𝐄”⠀

Vi parlerò di come tornai al mio villaggio dopo anni, dei tragici eventi successivi e di un incontro mitico nel momento più buio.⠀

Cavalcavo lentamente in mezzo agli altri 𝘦𝘲𝘶𝘪𝘵𝘦𝘴 nella f***a boscaglia, guardinghi per paura delle imboscate di quelle genti che noi romani chiamiamo 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗰𝗶. La battaglia di qualche tempo prima a Sentino aveva sbaragliato la coalizione anti romana delle genti italiche, e ora Roma si accingeva a sottometterle definitivamente.⠀

Per uno scherzo del destino, la mia colonna fu mandata ad occupare un villaggio in una zona etrusco-umbra che io conoscevo benissimo. Davanti a me infatti, potevo già scorgere in lontananza il villaggio della mia infanzia, dove io trascorsi gli anni più belli prima che mio padre decise di trasferirsi a Roma. Mai però avrei immaginato che sarei tornato da invasore. ⠀

Giungemmo a mezzogiorno in quello che un tempo era un centro fiorente, ora c'erano solo capanne abitate da pastori e agricoltori. Ci stabilimmo lì, con buona pace degli abitanti. Ritrovai anche qualche amico di infanzia che, in verità, non si rivelò troppo felice di rivedermi visto che ora io vestivo i panni del traditore.⠀

I primi giorni, in ogni caso, andò tutto bene e si instaurò un rapporto di reciproco rispetto con gli abitanti. Fino a che non giunse una terribile notte. Il nostro accampamento, appena fuori il villaggio, fu attaccato da assalitori ignoti e molti di noi vennero uccisi, le fiamme erano dappertutto e solo la nostra esperienza di soldati ci fece avere la meglio alla fine.⠀

Il problema è che Roma non perdona mai quando viene versato il suo sangue. Infatti, all'alba, ci fecero schierare in assetto da guerra davanti al villaggio che attaccammo senza pietà. In poco tempo, di esso non rimase che il ricordo e una decina di sopravvissuti in catene il cui destino era già segnato: schiavitù.

Non riuscii a prendere sonno la notte successiva. I ricordi si affollavano nella mia mente, più passavano le ore più diventava insopportabile la consapevolezza che il mio passato era svanito. Per di più per causa mia. Arrivai poi, tra mille travagli interiori, ad una decisione: liberare i sopravvissuti quella stessa notte. Desideravo in fondo al mio cuore che almeno un frammento di quella parte di mondo si salvasse dall'oblìo della Storia, glielo dovevo.⠀

Così mi alzai dal giaciglio mentre tutti dormivano, a parte alcuni che erano di guardia.Feci finta di andare alle latrine per poi invece dirigermi verso il palo in cui quegli uomini stavano dormendo, tutti legati ad esso. Mi avvicinai lentamente, sguainaì la daga e tranciai di netto la corda che li legava. Li svegliai tutti facendo loro cenno di stare in silenzio e di seguirmi.⠀

Era impresa difficilissima far uscire di nascosto dall'accampamento tutte quelle persone e ce la stavo anche per fare in realtà, se non fosse stato che a pochi metri dall'uscita, le due guardie che erano lì ci scoprirono e dettero l'allarme.Non ebbi scelta se non ucciderle prima che tutti gli altri ci venissero addosso e scappare insieme ai superstiti su per i fitti boschi.⠀

Corremmo non so per quanto tempo su per quei ripidi pendii, fino a che, sfiniti e con il sole che stava sorgendo, ci accasciammo a terra. Il miracolo era compiuto, eravamo tutti vivi. Si poneva un solo problema ora: Roma non ci avrebbe dato pace fino a quando non ci avrebbe trovati.⠀

Pensavo così quando un superstite, un anziano che durante la fuga avevo caricato sulle spalle, mi si avvicinò e in etrusco mi disse di sapere cosa stavo rimuginando ma i romani non erano il vero pericolo ora.Essi non si sarebbero mai addentrati in quella foresta e Il motivo era molto semplice: era maledetta, un grande mostro viveva lì dentro da secoli e nessuno, neanche romano, avrebbe osato attraversarla.
A parte loro.
Loro non avevano scelta.

Riposammo lì, poi riprendemmo il cammino. Camminammo per molte ore fino a quando, sulla cima di una collinetta boscosa, decidemmo di fermarci e stabilirci lì. Noi più in forze, lavorammo settimane per costruire delle capanne e creare un piccolo accampamento per proteggerci alla meglio dalla imminente stagione fredda.⠀

Fu proprio in un giorno di quell'Inverno, in cui stava nevicando copiosamente, che sentimmo strani rumori provenire dal fondo della foresta. Tutto il giorno questi suoni rieccheggiarono nelle nostre orecchie e si stavano avvicinando sempre di più. Così, giunta la notte, decisi di riprendere fuori la mia daga e di mettermi di guardia fuori dall'accampamento, al gelo.⠀

Stavo per cedere al sonno e al freddo quando gli alberi di fronte a me cominciarono a piegarsi come fili d'erba al vento con gran frastuono e due enormi luci rosse apparvero dall'oscurità. Quando lo ebbi davanti non potevo crederci: un cinghiale di dimensioni ciclopiche, gigantesco, con una tripla fila di zanne, setole lunghissime e appuntite come lance e degli occhi di un rosso abbagliante.⠀

Mi guardò e dalle sue fauci uscì fuori un grugnito che non saprei descrivere tanto era terrificante, sembrava provenire dall'Oltretomba. Non avevo speranze, ma sguainaì comunque la daga per difendermi quando, all'improvviso, sentii un grido.⠀

Dal buio uscì fuori quello che sembrava un uomo con un bastone enorme in mano. Il cinghiale caricò subito verso di lui e con mia grande sorpresa, l'uomo dette una randellata terrificante sul naso del cinghiale, spezzando di netto le affilatissime setole. Il cinghiale cadde a terra stordito con un gran tonfo e quella figura, con una forza sovrumana, lo prese e lo sollevò fin sopra la sua testa e lo scaraventò a terra con violenza inaudita. Il cinghiale emanò un flebile suono, uno spasmo e poi si immobilizzò.

Quel mostro che aveva terrorizzato quei boschi per secoli, con una forza e una ferocia innaturale,era stato sconfitto nel giro di qualche secondo da quello che sembrava un giovanetto. Non credevo ai miei occhi. Costui si avvicinò e mi chiese se stavo bene. Non riuscii a rispondere se non chiedendogli chi fosse. Mi rispose che viene chiamato in molti modi dagli uomini, gli etruschi lo chiamano Ercle. Mi spiegò che veniva da un regno lontano, e si trovava lì perchè il suo re gli aveva promesso l'immortalità se avesse portato a termine 12 missioni che lui stesso gli aveva assegnato, una di queste era uccidere il mitologico cinghiale che aveva steso poco prima.

Lo invitai all'accampamento ma lui mi disse che doveva continuare il suo viaggio senza potersi fermare perchè era in grande ritardo. Mi chiese solo se avevo delle funi che gli portai subito. Legò il mostro, se lo caricò sulle spalle come fosse un piccolo fagotto e salutandomi, sparì nel buio della foresta.

Gli altri all'accampamento, attirati dal furioso trambusto, erano usciti tutti a vedere e pensarono che un tale prodigio era un segno degli Dei.
Decidemmo dunque di non spostarci da lì e con il tempo, quel gruppo di capanne divenne un villaggio vero e proprio inserito pienamente nei possedimenti di Roma, ignari che esso era nato da dei fuggiaschi.
Il nome latino che fu scelto non era altro che la semplice traduzione del precedente nome etrusco che noi, i fondatori, avevano dato al villaggio:
Mons Herculis.

📌 Segui la pagina anche su Instagram

📍 𝗢𝗿𝘃𝗶𝗲𝘁𝗼 | 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮⠀La Novella Settima è ambientata ad Orvieto e qui mi fermo un attimo perchè non posso parlare di quest...
18/04/2020

📍 𝗢𝗿𝘃𝗶𝗲𝘁𝗼 | 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮⠀
La Novella Settima è ambientata ad Orvieto e qui mi fermo un attimo perchè non posso parlare di questa cittadina 𝘯𝘰𝘳𝘮𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦. Stiamo parlando di una città che a livello storico è probabilmente tra le grandi d'Italia. ⠀

Vorrei dire di più dunque e molto più approfonditamente, ma affronteremo il tutto piano piano, per ora mi soffermo sull'𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢 𝘮𝘢𝘨𝘯𝘢 della città, indubbiamente una delle basiliche più belle d'Italia: il maestoso Duomo nato per celebrare il miracolo del 𝘊𝘰𝘳𝘱𝘶𝘴 𝘋𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪, solennità che la cristianità tutta commemora.⠀

Iniziato a fine '200, lo sforzo per la sua costruzione da parte della città, degli orvietani fu titanico e ci vollero ben tre secoli per completarlo ma questo regalò al Duomo un meraviglioso miscuglio di stili diversi che sono stati legati armoniosamente tra loro dalle opere dei grandi artisti che lavorarono nel cantiere dell'Opera: Lorenzo Maitani, Beato Angelico, Ippollito Scalza, Benozzo Gozzoli, Luca Signorelli per citarne solo alcuni.
Una gigantesca opera di una bellezza perfetta e ideale che gli orvietani hanno regalato al mondo e all'Umanità intera.⠀

Come ogni città italiana anche Orvieto ha i suoi segreti, le sue piccole pieghe nella storia che solo se andate sul posto potete scoprire. Una di queste è il 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼, l'automa che raffigura un "dottiere" (colui che registrava le assenze, le presenze ed i ritardi degli operai che lavorano al cantiere del Duomo), posto sul primo orologio meccanico della storia che è stato costruito e che trovate ancora qui, ad Orvieto.⠀

Dove precisamente? Vi dico solo che è come gli enigmi più interessanti: la soluzione la avete davanti ma non riuscite a scorgerla se non cercate con occhi svegli e curiosi.⠀
La 𝗡𝗼𝘃𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮, a tal proposito, vi farà "alzare lo sguardo" per svelarvi dove si trova. Se te la sei persa, puoi leggerla a questo link: https://www.facebook.com/108914790731589/posts/127851538837914/?d=n

👉🏼 Siamo anche su Instagram!

Foto e un ringraziamento a Elia Falsaperna

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘚𝘌𝘛𝘛𝘐𝘔𝘈 ⠀⠀"𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐔𝐍 𝐀𝐌𝐎𝐑𝐄 𝐕𝐄𝐑𝐎 𝐓𝐑𝐎𝐕Ò 𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐃𝐎 𝐃𝐈 𝐕𝐈𝐕𝐄𝐑𝐄 𝐈𝐍 𝐄𝐓𝐄𝐑𝐍𝐎"⠀Vi racconterò di come un sentimento non ha c...
17/04/2020

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘚𝘌𝘛𝘛𝘐𝘔𝘈 ⠀
⠀"𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐔𝐍 𝐀𝐌𝐎𝐑𝐄 𝐕𝐄𝐑𝐎 𝐓𝐑𝐎𝐕Ò 𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐃𝐎 𝐃𝐈 𝐕𝐈𝐕𝐄𝐑𝐄 𝐈𝐍 𝐄𝐓𝐄𝐑𝐍𝐎"

Vi racconterò di come un sentimento non ha confini, differenze di genere o "pelle", di come si possa far in modo che un amore viva per sempre.⠀


⠀"...𝘓𝘦𝘪 è 𝘢𝘴𝘴𝘶𝘯𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘪ù 𝘨𝘭𝘰𝘳𝘪𝘰𝘴𝘢 𝘦 𝘴𝘢𝘯𝘵𝘢 𝘳𝘦𝘢𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘓𝘪𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘊𝘰𝘮𝘶𝘯𝘦 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘮𝘢𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘱𝘪𝘵𝘰. 𝘚𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘭𝘪𝘦𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘯𝘰𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘵𝘪 𝘦 𝘧𝘪𝘦𝘳𝘪 𝘰𝘳𝘷𝘪𝘦𝘵𝘢𝘯𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘥𝘪𝘤𝘢𝘯𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘪𝘵𝘵à, 𝘦 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘰𝘯𝘰𝘳𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘨𝘢𝘳𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘨𝘪. ⠀
𝘉𝘦𝘯𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘢𝘯𝘵𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘢𝘣𝘣𝘳𝘪𝘤𝘢.⠀
𝘍𝘪𝘳𝘮𝘢𝘵𝘰⠀
𝘊𝘢𝘱𝘰-𝘮𝘢𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘖𝘱𝘦𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘋𝘶𝘰𝘮𝘰 "


Così recitava una missiva a mio nome che mi fu recapitata un bel giorno di Primavera. Finalmente, dopo anni di servilismo verso i nobili di questa città, potevo dirmi libero dalle loro angherie e iniziare a lavorare, sempre con fatica ma per un opera che sarebbe rimasta nei secoli e soprattutto con uno stipendio vero, sicuro e che sarebbe durato per anni ed anni. Non sapevo però che sarebbe stata anche l'inizio della mia f***e storia.⠀


Dopo pochi giorni, ero già lì a faticare all'Opera con i miei compagni, ma ci accorgemmo tutti subito pero che c'era un problema. Il tempo. Non c'era nulla che scandisse la nostra giornata lavorativa e questo spesso portava a soprusi dei nostri superiori, facendoci saltare spesso i pasti e mandandoci a casa solo quando ormai c'erano le stelle nel cielo. Tutto procedeva bene in compenso, non mi lamentavo... fino ad arrivare ad una fatidica mattina.⠀


Il nostro capo-mastro si presentò,come ogni giorno, per effettuare l'ispezione del cantiere ma quella volta era accompagnato da una dama meravigliosa, di fattezze angeliche, dai capelli color del grano e gli occhi di un blu intenso come il mare all'alba. Non appena la vidi sentii un gran calore dentro di me, lo stomaco sottosopra. Chiesi ad un mio compagno chi fosse quella giovane, e lui mi rispose che ella era la moglie del nostro capomastro. Era sposata e in ogni caso, mai una dama di un rango così diverso dal mio avrebbe mai notato uno come me.⠀

Per giorni non riuscii a togliermela dalla testa, era diventata una vera ossessione. Ne parlai anche con un mio amico fidato che mi confidò un suo segreto, cioè che quando è in crisi va sempre da una fattucchiera che abita appena fuori città. Mi consigliò di andare anche io per vedere se lei avesse delle soluzioni.

Così, dopo qualche dubbio, decisi di andare ed ella, ascoltato il mio tormento, mi porse una fiala di pozione d'amore fatta da lei. Dovevo berla tutta e subito dopo incrociare lo sguardo della persona che desideravo far innamorare. La fattucchiera se ne raccomandò: è fondamentale che lo faccia non appena ingerita l'ultima goccia, altrimenti la pozione non avrebbe fatto effetto sulla dama ed anzi, mi avrebbe fatto innamorare di qualsiasi cosa avessi visto per primo

Ero un po' titubante ma alla fine la presi. Cosa avevo da perdere? Decisi così che la domenica successiva, alla fine della messa, sarei apparso davanti a lei e avrei bevuto la fiala.

Il fatidico giorno io fui tra i primi ad uscire dalla chiesa e mi posizionai sulla scalinata. Non dovetti aspettare molto per vederla fare capolino appoggiata al braccio del marito e scortata da due guardie, bella più che mai. Quando ella era a circa due metri da me presi coraggio, chiusi gli occhi e feci un balzo in avanti con la fiala in mano. Appena atterrai, bevvi il liquido e...una gran botta mi arrivò dritta in viso.⠀

Carambolai a terra e quando aprii gli occhi vidi solo grigio. Il grigio del ferro, la corazza della guardia del corpo che sopra di me stava urlando di tutto e di più, insultandomi in tutti i modi. Non appena si tolse, scappai per la gran vergogna. Avevo fallito e in più la "pozione d'amore" si era rivelata una bufala. Fino a che non vidi loro. Una bella lama di una spada che un messere portava su un fianco, un candelabro dentro all'osteria in cui mi ero rifugiato, il bicchiere in metallo da cui stavo bevendo. Piu li guardavo, più ero attratto da quegli oggetti! Non riuscivo a staccare gli occhi da essi! Pensavo di star per impazzire e scappai via di nuovo, verso casa. Ma che mi sta succendo? Non sapevo rispondere fino a che una tremenda consapevolezza mi gelò il sangue: l'armatura della guardia del corpo della dama! La prima cosa che ho visto dopo aver bevuto la fiala è stata quella, quindi io... ero attratto dal ferro! La pozione ha funzionato eccome! Sciagurato me!⠀

Per giorni non feci altro che accumulare ferraglie di ogni tipo, avevo casa completamente piena di tale metallo. Stava diventando tutto così insopportabile, non riuscivo a controllarmi nonostante lo volessi e il brutto era che il sentimento verso quel materiale cresceva sempre di più. Fino ad arrivare a desiderarlo così tanto da voler essere il metallo stesso. Ero completamente impazzito, così tanto che decisi di andare da un fabbro in città e farmi costruire un manichino di ferro che riproducesse le mie fattezze per poterci entrare dentro e lì chudermi per sempre, per rimanere a contatto con il mio amore in eterno.⠀

Il fabbro era perplesso ma, di fronte all'enorme guadagno per la fabbricazione di una cosa simile, non si oppose. Per pagarlo, infatti, spesi tutti i miei risparmi di una vita e di nascosto anche quelli di mio padre. Per giorni fui in trepidazione, aspettavo quel "me stesso in ferro" come mai avevo aspettato qualcosa. Fino a che un giorno il fabbro mi mandò a chiamare: era pronto.⠀⠀
Andai di corsa lì e mi feci mettere dentro al fantoccio metallico, ma prima di sigillarmi al suo interno gli consegnai due lettere da recapitare una a mio padre e una al capo mastro. Su quella per mio padre scrissi parole di addio, su quella al capo mastro invece scrissi:⠀

⁣"𝘔𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦,⠀
𝘙𝘪𝘯𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘷𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘣𝘦𝘯𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘤𝘤𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦𝘳𝘮𝘪 𝘢𝘭𝘭'𝘖𝘱𝘦𝘳𝘢 𝘱𝘪ù 𝘮𝘢𝘦𝘴𝘵𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘤𝘪𝘵𝘵à 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢 𝘮𝘢𝘪𝘷𝘪𝘴𝘵𝘰.⠀
𝘔𝘢 𝘮𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘷𝘪 𝘶𝘯 𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘰 𝘧𝘢𝘷𝘰𝘳𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘵𝘦 𝘳𝘪𝘧𝘪𝘶𝘵𝘢𝘳𝘮𝘪, 𝘪𝘯 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘧𝘪𝘳𝘮𝘢𝘵𝘰 𝘦 𝘥𝘪𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘮𝘪𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘍𝘢𝘣𝘣𝘳𝘪𝘤𝘢 𝘤𝘩𝘦 è 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘴𝘤𝘶𝘴𝘴𝘢: 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘰 𝘵𝘳𝘢𝘴𝘧𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘢𝘥 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘢𝘯𝘵𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘱𝘪ù 𝘢𝘥𝘢𝘵𝘵𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘦𝘮𝘪𝘦 "𝘯𝘶𝘰𝘷𝘦" 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘧𝘪𝘴𝘪𝘤𝘩𝘦, 𝘤𝘰𝘴ì𝘤𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘰 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘢 𝘳𝘪𝘱𝘢𝘨𝘢𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘴𝘰𝘭𝘥𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰 𝘢𝘮𝘪𝘰 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦. 𝘐𝘯𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪, 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘱𝘢𝘨𝘢 𝘷𝘦𝘯𝘨𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘵𝘢 𝘢 𝘭𝘶𝘪, 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢"⠀

Il capomastro rimase scioccato, si infuriò moltissimo quando lesse la missiva. Che insolenza! Come pretendere che un pezzo di ferro possa servire in un cantiere simile! Che follia! Era lì che sbraitava, quando un operaio gli si avvicinò e gli fece notare che non hanno nulla e nessuno che li avverta quando un turno di lavoro finisce. Perchè non fargli fare " la scanditore del tempo all'Opera"?⠀

Fu così che nacque "Maurizio", quel piccolo omino di metallo che ancora oggi, se riuscite a distogliere gli occhi dal Duomo e a guardare gli edifici intorno ad esso, scorgerete ba***re ritmicamente un arnese su di una campana.⠀

Ma non era un automa? Certo che lo è.
Ma non proprio del tutto, ad essere sinceri.⠀

𝐅𝐈𝐍𝐄 𝐍𝐎𝐕𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐈𝐌𝐀

✍🏼Il Decamerón deriva dalle parole greche déka, «dieci» hēmerṓn, "giorno", letteralmente "di dieci giorni".Trip è una va...
13/04/2020

✍🏼Il Decamerón deriva dalle parole greche déka, «dieci» hēmerṓn, "giorno", letteralmente "di dieci giorni".
Trip è una variante della parola inglese Travel, che significa viaggiare. Essa deriva dal latino Tripalium, letteralmente “tre pali”. Il tripalium era l'attrezzo con cui si soggiogavano i buoi e gli asini ribelli. Era usata come per alludere “una grossa fatica”. Qual è la connessione con il viaggio? Viaggiare (diverso dall’andare in vacanza) comporta uno sforzo mentale e fisico che ti lascia piacevolmente sfinito alla fine di esso, lasciandoti dentro qualcosa di speciale che non dimenticherai mai.
🏰 DecamerOntrip è un movimento di risveglio delle coscienze sulle bellezze naturali e architettoniche d’Italia, con una ambizione ancor più grande: far conoscere i piccoli borghi o le piccole curiosità meno note dello Stivale.
💊 Nasce in un periodo storico in cui l’Uomo è stato costretto a fermare la sua corsa f***e al progresso e si è ritrovato all’improvviso immobile e solo con se stesso.
✈️ È impostato come un viaggio immaginario (𝗧𝗿𝗶𝗽) che esplora ogni angolo della pen*sola, ma lo fa con un veicolo molto potente: la cultura tramite la scrittura (𝗗𝗲𝗰𝗮𝗺𝗲𝗿ó𝗻).
🇮🇹 DecamerOntrip vuole rievocare le antiche tradizioni popolari italiane a partire dalla più antica forma di cultura: il racconto orale.
🏰 Oggi siamo a Baschi (TR) dove vi racconteremo la Novella Sesta “𝖈𝖔𝖒𝖊 𝖚𝖓𝖆 𝖈𝖔𝖒𝖚𝖓𝖎𝖙à 𝖓𝖆𝖈𝖖𝖚𝖊 𝖌𝖗𝖆𝖟𝖎𝖊 𝖆𝖑𝖑𝖆 𝖕𝖆𝖈𝖊” (che puoi trovare qui: https://www.facebook.com/108914790731589/posts/124117959211272/?sfnsn=scwspmo&extid=LKDagtD02aXXU8zp)
🚌 Rimani tranquillamente seduto sul tuo divano e sali a bordo.
Il team di DecamerOntrip
👉🏼 Siamo anche su Instagram

𝘕𝘖𝘝𝘌𝘓𝘓𝘈 𝘚𝘌𝘚𝘛𝘈⠀

"𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐓À 𝐍𝐀𝐂𝐐𝐔𝐄 𝐆𝐑𝐀𝐙𝐈𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐂𝐄"⠀

Racconterò di una leggendaria battaglia in cui un grande cavaliere trovò la morte, della decisione di un re saggio che permise la fondazione di un castello tramite la compassione e la libertà.⠀

Prima di narrarvi delle mie terre, messeri, permettetemi di parlarvi di un fatto che molti grandi letterati, nei secoli, hanno cantato nelle loro mirabili opere.⠀

La mia storia inizia più di mille anni fa a Roncisvalle, l'impervio passaggio dei Pirenei conosciuto per il massacro dell'intera retroguardia del re dei Franchi ed imperatore Carlo, di ritorno da una campagna militare in Spagna contro i saraceni. Tragedia accaduta per causa mia. Infatti, io ero e sono un ufficiale dell'esercito del re nato in Biscaglia, una regione basca non lontana dal fatale passo montano. Re Carlo lasciò il comando della retroguardia ad Orlando di Bretagna, il più valoroso di tutti noi, il suo preferito. E mio amico. ⠀

Essendo io natìo di quelle terre, Orlando mi chiese di assisterlo nell'attraversare il passo e lo rassicurai dicendogli che mai la mia gente, popolo di semplici pastori, ci avrebbe attaccati, sconsigliandolo anzi nella sua idea di mandare esploratori sulle alture intorno a noi che avrebbe solo tolto uomini preziosi in caso di un attacco saraceno alle nostre spalle. Mai ci fu più sciagurato consiglio. ⠀

Con immenso dolore, i miei compatrioti, per ragioni ignote, ci tesero una imboscata nel punto più stretto del passo attaccando ai fianchi, togliendoci così lo spazio necessario per fare le nostre manovre di cavalleria e ci decimarono. Ci salvammo io e pochi altri solo perchè Orlando, ferito mortalmente, con l'ultimo fiato suonò il suo leggendario c***o, l'olifante, che poteva essere udito fin in lande lontanissime.

Re Carlo udì, tornò indietro di corsa e ci salvò ma quando vide quella carneficina scoppiò in un pianto che diventò un lamento disperato quando scoprì il ca****re martoriato di Orlando. Mai più vidi il mio sovrano così distrutto e di umore nero come quel giorno.

Pochi giorni dopo fui convocato al suo cospetto e mi chiese cosa accadde nel passo. Gli raccontai la verità, la mia inconsolabile colpa. Il re scattò subito in piedi come una fiera affamata e si avventò con le mani sul mio collo. Stavo per perdere i sensi quando sentii la sua presa allentare. Si ricompose, si rimise a sedere e dopo qualche secondo di silenzio sentenziò, incredibilmente calmo, che non mi avrebbe giustiziato. Per il momento. ⠀

Dovevo dimostrare la mia fedeltà alla corona perchè io ero un basco e dovevo convincerlo che non lo avevo tradito con i miei compatrioti. Per questo, mi ordinò di andare a pacificare delle genti nell'Italia centrale che gli davano problemi con rivolte continue da molto tempo e che nessun suo comandante era riuscito a domare. Se fossi riuscito a pacificarli avrei avuto salva la vita, altrimenti mi avrebbe ucciso. ⠀

Mi inchinai e me ne andai, dirigendomi a far i preparativi per il viaggio. Partii l'indomani stesso con una ventina di cavalieri e giunsi dopo qualche mese in quelle terre a me così ignote. La situazione che trovai era disperata: raccolti andati alla malora, villaggi deserti o quasi...e rivolte. Rivolte continue capeggiate da un brigante del luogo che sembrava avere molto ascendente sulla popolazione. In più, il re mi assegnò un vecchio castello in rovina come dimora. ⠀

Non nascondo che i primi giorni ero preso da profondo sconforto, poi capii cosa c'era da fare: andava sedata la rivolta, quello era il nodo principale, ma in modo diverso rispetto al passato. Il problema era: come sedarla? I miei predecessori, tutti grandi cavalieri, avevano fallito uno ad uno. ⠀

Quel brigante era inafferrabile in più la gente del posto lo appoggiava, sarei naufragato anchio come gli altri se avessi tentato semplicemente di catturarlo, dovevo cambiare strategia. Così decisi il contrario: volevo incontrarlo per trovare un accordo. Solo che non si sarebbe mai fidato di chi gli aveva sempre dato una caccia senza quartiere. Così studiai uno stratagemma.

Feci spargere la voce che il re era stanco della loro disobbedienza e voleva cedere quei luoghi al papato. Dopo qualche giorno, in uno sfarzoso corteo di servitù e cavalieri, ce ne andammo tra lo sbigottimento della popolazione. Veramente se ne erano andati? ⠀

Per giorni nessuno amministrò fino a che si presentò un cavaliere con le insegne papali. Radunò una folla intorno a lui e dichiarò che ora quelle terre appartenevano al Papa e che, come segno di benevolenza verso i suoi nuovi sudditi, concedeva una amnistia a chiunque si fosse macchiato di crimini in quei luoghi. In più, concedeva alla popolazione di scegliere da chi essere amministrata. ⠀

Il popolo spinse in avanti un giovane, acclamandolo come nuovo reggente. Il cavaliere allora lo invitò al castello per una veloce cerimonia ufficiale di insediamento... che non ci fu mai. Infatti, non appena fummo dentro le mura, alcuni miei uomini arrivati lì dai campi sbucarono fuori e lo immobilizzarono. Rivelai poi la mia identità e lo pregai di svelare anche la sua, perchè sapevo che era lui il brigante che infestava quelle terre. ⠀

Confessò, sentendosi spacciato ormai. Ma lo rassicurai, dicendogli che volevo solo capire il perchè della sua ribellione. Mi raccontò di tutti i soprusi dei miei predecessori: tasse da usura, stupri, famiglie sterminate, raccolti interamente derubati ai contadini. Capii la rabbia sua e del popolo. Così gli proposi di pagare di tasca mia i risarcimenti, di abbassare le tasse, di renderlo mio consigliere come referente principale del popolo. In cambio, chiedevo solo la pazienza di qualche settimana per far arrivare i soldi e, soprattutto, l'immediata cessazione di ogni ribellione e la fedeltà indiscussa al re. ⠀

Come prova della mia lealtà, era libero di andarsene. Se ne andò titubante, pensando fosse una trappola e uscì dal castello mentre una folla mormorante gli si radunava intorno. Vidi lui che parlava con loro e poco dopo, si dileguarono tutti senza disordini
Avevano accettato, si stavano fidando. Così inviai subito un messaggero in Biscaglia da mio fratello in cui gli annunciavo la mia volontà di rinuncia alla mia eredità e che vendevo la mia parte di essa a lui.

Dopo pochi giorni un carro enorme pieno di soldi giunse al castello: una parte la feci sistemare dentro le mura, una buona parte la misi a disposizione del popolo. Chiunque poteva prenderne. Annunciai poi il taglio delle tasse come promesso e ben 3 giorni di festeggiamenti, tra le urla festanti e di giubilo della folla.

Dopo qualche mese in cui i raccolti tornarono ad essere sufficienti per tutti e il castello fu ristrutturato soprattutto grazie all'aiuto della fiorente comunità che intorno ad esso si stava formando, arrivò un dispaccio reale da Aquisgrana che recitava così:
"𝘔𝘪𝘰 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘢𝘮𝘪𝘤𝘰,
𝘚𝘦𝘪 𝘳𝘪𝘶𝘴𝘤𝘪𝘵𝘰 𝘭ì 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘦 𝘩𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘧𝘢𝘭𝘭𝘪𝘵𝘰, 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘰𝘤𝘤𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘢𝘯𝘨𝘶𝘦 𝘥𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘮𝘪 𝘥𝘪𝘤𝘰𝘯𝘰. 𝘏𝘢𝘪 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘶𝘥𝘥𝘪𝘵𝘰 𝘧𝘦𝘥𝘦𝘭𝘦, 𝘶𝘯 𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘤𝘦 𝘦 𝘶𝘯 𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦, 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘪𝘰 𝘤𝘢𝘷𝘢𝘭𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦. 𝘊𝘰𝘯𝘤𝘦𝘥𝘰 𝘪𝘭 𝘤𝘢𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘦 𝘭𝘦 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘪 𝘨𝘰𝘷𝘦𝘳𝘯𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘢 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘮𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘤𝘰𝘴ì 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘦 𝘭𝘶𝘯𝘨𝘪𝘮𝘪𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢, 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘦 𝘦 𝘪 𝘵𝘶𝘰𝘪 𝘴𝘶𝘤𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰𝘳𝘪.
𝘐𝘯 𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘢 𝘥𝘪 𝘋𝘪𝘰
𝘊𝘢𝘳𝘰𝘭𝘶𝘴 𝘔𝘢𝘨𝘯𝘶𝘴 𝘙𝘦𝘹 𝘍𝘳𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘶𝘮”
FINE NOVELLA SESTA

Indirizzo

SS448
Baschi

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando DecamerOntrip pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi