Santuario Madonna del Monte Marsure

Santuario Madonna del Monte Marsure Pagina gestita da fedeli del Santuario Orari Santa Messa
dal lunedì al venerdì ore 10.00
sabato ore 17.30
domenica ore 11.00 e ore 17.30

31/07/2026

Il telefono ha continuato a squillare fino alla fine, nella storica sede di Exodus al Parco Lambro di Milano, sotto le grandi travi di legno intrecciate sul soffitto. Lì, nel luogo che per decenni è stato una delle frontiere del disagio giovanile italiano, don Antonio Mazzi s'è spento poco fa all'età di 97 anni, circondato dalla sua grande famiglia. Non ci arrivavano quasi più i ragazzi dell'eroina, quelli che negli anni Ottanta la dipendenza e la strada consumavano nell'impotenza generale e che - solo, insieme agli altri “preti di frontiera” che in quegli anni sceglievano la prima linea delle periferie umane e geografiche del nostro Paese - il sacerdote veronese raccoglieva e provava a salvare. A chiedere aiuto per figli fragili come cristalli, scavati dal disagio mentale, dall'anoressia, dal male di vivere, dalle dipendenze da azzardo e social network, c'erano i banchieri, i politici, le madri disperate, le famiglie smarrite. Lui, il don, li ascoltava tutti dalla sua grande scrivania e continuava a fare ciò che aveva fatto per tutta la vita: incontrare le persone prima ancora che i loro problemi.
Il ricordo di don Antonio Mazzi curato dalla nostra Viviana Daloiso
https://buff.ly/aZsOnsE

29/07/2026
26/07/2026

Oggi non sappiamo più attendere.
Viviamo nell'era del tutto e subito, dove tutto ciò che rallenta viene scartato o considerato un peso.

È la logica spietata di una società che misura il valore di una persona unicamente in base ai range della produttività economica, rischiando di emarginare i nonni e di farli sentire inutili.

Anche i Santi Gioacchino e Anna, prima di stringere tra le braccia Maria, hanno dovuto attraversare il deserto della tribolazione, sopportando per ben vent'anni l'amarezza della sterilità e l'attesa silenziosa di una promessa che sembrava non avverarsi mai. Eppure, non hanno temuto le attese di Dio.

Oggi, i nonni con i loro passi acciaccati e il cuore colmo di speranza continuano a testimoniare proprio questo: che ogni tempo della vita è prezioso agli occhi dell'Altissimo, anche quando la fretta del mondo vorrebbe scartarlo.

Contro la dittatura della velocità, e delle performance, i nonni sono il rallentamento che salva, consegnando ai nipoti la storia viva della famiglia, affinché nessuno dimentichi da quale grande amore proviene.

E in questo legame unico accade il miracolo: tra le braccia e nei racconti dei nonni, i nipoti imparano che esiste un amore ancora più grande, che precede e abbraccia quello degli stessi genitori e degli stessi nonni: l'amore eterno di Dio, che non va in pensione mai.

Grazie Nonni,
I Santi Gioacchino e Anna, possano intercedere per voi! Dio vi benedica ❤️😇

Settimana dal 22 al 28 giugno
22/06/2026

Settimana dal 22 al 28 giugno

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13/06/2026

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Ci sono santi che fanno miracoli.
E santi che fanno innamorare di Dio.
Sant’Antonio aveva capito il segreto della felicità: più lasci spazio all’amore, più diventi libero. In un mondo pieno di rumore, la sua vita continua a gridare una verità semplice: solo Dio riempie davvero il cuore. ✨
Sant’Antonio ci ricorda che il cuore umano non è fatto per “apparire”.
È fatto per amare. E chi ama davvero lascia luce ovunque passa.

13/06/2026

OGGI E' L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI CHIARA CORBELLA. LA TESTIMONIANZA DEL MARITO ENRICO

Il marito Enrico Petrillo: “Chiara non era una donna coraggiosa, la sua forza veniva da un Altro”

Oggi è l’anniversario della morte di Chiara Corbella, nata al cielo nel 2012 all’età di 28 anni per un carcinoma alla lingua. Ho conosciuto la sua storia attraverso Tommaso, un mio amico di Milano, che un pomeriggio mi scrisse un messaggio: “Se puoi vai al funerale di questa ragazza anche per me”. Insieme a queste poche parole c’era un video di Chiara ed Enrico, il marito, che davano una testimonianza in una parrocchia romana. Così conobbi la loro storia.

Dopo il matrimonio nel 2008 Chiara rimane subito incinta ma purtroppo alla bambina viene diagnosticata, fin dalle prime ecografie, un’anencefalia. Gli sposi accolgono Maria Grazie Letizia con gioia e l’accompagnano dopo solo mezz’ora dalla sua nascita terrena, alla nascita in cielo.

Qualche mese più tardi il Signore dona a Chiara ed Enrico un altro figlio, un maschietto, Davide Giovanni, che scoprono essere privo delle gambe e affetto da gravi malformazioni incompatibili con la vita. Anche in questo caso i giovani sposi accolgono con amore il loro secondo figlio e lo accompagnano poco dopo alla nascita in cielo.

La terza gravidanza non mostra problemi, il bambino gode di ottima salute, ma purtroppo al quinto mese viene diagnosticato a Chiara un carcinoma alla lingua. Nonostante questa triste notizia la coppia non si scoraggia e difende la vita del piccolo Francesco, anche se questo comporta dei rischi per la mamma, che solo dopo il parto comincia a ricevere le cure.

Mi viene in mente tutto questo mentre sono al telefono con Enrico che ringrazio per la disponibilità. Ci siamo rincorsi un po’, o meglio, l’ho rincorso io – spero di non essere stata troppo assillante – e mentre il figlio Francesco dorme, riusciamo a parlare.

Ciao Enrico, tra le tante cose che vorrei chiederti la prima che mi piacerebbe conoscere riguarda la fede. Chiara ha vissuto un’esperienza particolare di conversione?

Chiara non ha avuto un momento di conversione, è sempre stata credente. Ma c’è un momento per tutti, credo, dove la fede cresce e devi decidere che strada vuoi far prendere alla tua vita. E lei ha confermato quello che stava vivendo. Fin da bambina, a quattro anni, andava con la madre agli incontri del Rinnovamento dello Spirito, questa è stata diciamo “l’aria che ha respirato”, il suo imprinting. Anche io ho frequentato il Rinnovamento ma appartenevo ad un’altra comunità. La bellissima e importante esperienza nel Rinnovamento le ha insegnato ad avere un relazione semplice e diretta con il Signore. Il percorso di fede è cresciuto anche grazie ai frati di Assisi, preziosi soprattutto nel momento di svolta del nostro fidanzamento, e all’inconto con don Fabio Rosini che ha arricchito ancora la nostra fede.

C’è stato un momento preciso in cui avete abbracciato la croce?

Io e Chiara abbiamo pianto tanto insieme, ma sinceramente non abbiamo mai vissuto il momento del rifiuto della croce. A noi il Signore ci ha dato la grazia di vedere la strada dritta fin dal primo momento, non avevamo decisioni da prendere ma solo accogliere la Sua volontà. Era faticoso, doloroso, ma sapevamo che lì c’era Lui. Non ci si improvvisa cristiani, la fede come la vita è un cammino, per morire felici come Chiara ci si deve incamminare. In questo percorso Dio ti manda delle cose da accogliere perché sa che te lo può chiedere, Lui vuole il tuo bene non ti da’ una croce per schiacciarti ma per farti aprire ad altro, a qualcosa che non immagini. Noi non avevamo dubbi che fosse così. Eravamo dentro ad una relazione con Dio e quindi quello che ci chiedeva sapevamo che era buono per noi, perché tante altre volte era stato così. Tutte le difficoltà servivano per fare un nuovo incontro con Lui.

È passata da poco la solennità di Pentecoste, nella sequenza finale del “Vieni, Santo Spirito” diciamo: «Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna». Chiara chiedeva nelle preghiere di fare una morte santa?

Certo. Era una grazia che chiedevamo nella preghiera, ci piaceva molto l’invocazione allo Spirito. La morte santa è il momento della verità, quando stai per morire sei in procinto di fare questo salto, di compiere questo passaggio, ed lì che si vede quello che c’è nel tuo cuore. Per questo da come muore una persona si vede di chi è figlio. Il centurione romano, chissà quanti ne aveva visti morire in croce, ma davanti a Gesù ha detto: “Davvero costui era Figlio di Dio”. Io nel mio piccolo ho visto Chiara, che aveva paura di molte cose, ma non di morire perché sapeva che dall’altra c’era il Signore ad aspettarla, per questo era felice. Magari qualcuno pensa che la morte santa significhi morire sano, ma c’è una “t” di mezzo che fa la differenza – san(t)a – una “t” a forma di croce ed è quella lettera che ti fa diventare santo.

Chiara la immaginiamo come una donna forte, coraggiosa… abbiamo visto tanti filmati, foto, letto tantissime testimonianze … ma ci piacerebbe “conoscerla” attraverso le tue parole: Chiara com’era?

Per me era bellissima. La prima cosa che mi colpiva di Chiara, e che attirava anche gli altri, era la sua eleganza. Era una principessa, aveva un portamento elegante. Una volta l’ho presentata alla mamma di un mio amico che mi ha detto: «Enri’ ‘sta principessa ndo’ l’hai trovata?». Questi erano i commenti. Oltre all’eleganza era una ragazza simpatica, socievole e allegra, una persona di compagnia che faceva sentire tutti a proprio agio. Chiara non era coraggiosa. Ad esempio, una cosa sciocca che però può rendere l’idea, a scuola non ha mai alzato la mano per andare volontaria ad un’interrogazione, lo raccontava spesso anche lei. Non era una donna coraggiosa che voleva affrontare le cose, no, era una donna di fede. Questo sì. Fede e coraggio non sono uguali. Il contrario della paura non è il coraggio ma la fede. Nella fede la forza te la dona qualcun Altro, nel coraggio sei tu che ti fai forza da solo. Lei possedeva la forza di un Altro.

Come avete fatto a restare uniti nel dolore?

Io e Chiara abbiamo camminato insieme ognuno stando al proprio posto. Chiara si preparava a morire e Dio le dava la grazia per farlo, e a me donava la grazia per stare sotto la croce. Noi piangevamo, ci disperavamo, pregavamo insieme e trovavamo sempre rifugio nel Signore. Questa è stata la nostra forza! Siamo stati sempre uniti, sempre insieme, abbiamo vissuto proprio la grazia del sacramento del matrimonio. Nel fidanzamento non è stato così, una volta sposati invece abbiamo ricevuto la grazia di Dio. Ognuno nel suo ruolo ha fatto ciò che il Signore gli chiedeva di fare. Noi sapevamo da sempre che la morte non aveva l’ultima parola, il centro della nostra fede è Gesù che risorge e quindi anche noi risorgeremo. Tutta la nostra vita era in funzione di questo. Siamo nati e non moriremo mai più.

Come vivi oggi la vostra storia?

Io oggi amo Chiara ma in modo diverso, perché fisicamente non c’è. So che quando sarò in paradiso, spero di andare in paradiso, ci riconosceremo. Molti però hanno un’idea troppo romantica della vedovanza. Quando mia moglie è morta tante persone mi dicevano: “stai tranquillo Enrico, la sentirai vicino, non ti mancherà”. Io non l’ho mai sentita vicina e mi è sempre mancata. Chi mi consola è il Signore. Prego Chiara e penso a Chiara sempre. Francesco, nostro figlio, le somiglia tanto. Non penso a lei con malinconia o nostalgia però, il tempo cambia il dolore. Poi se tu ami veramente cerchi di lasciare andare, io cerco di lasciare andare Chiara, e infatti sono contento che lei sia sempre più degli altri e un po’ meno mia.

(Aleteia, Silvia Lucchetti, 13 Giugno 2017)

PREGHIERA PER CHIEDERE LA GRAZIA ATTRVERSO L'INTERCESSIONE DI CHIARA

“Dio infinitamente buono,

che nella tua grande misericordia

hai scelto Chiara

come tua figlia prediletta

e con sapienza l’hai guidata

sulla via del Vangelo,

insegnandole, attraverso Maria,

a custodire tuo Figlio

con amore appassionato

e a seguirlo quale sposa e madre

con fiducia incrollabile sulla via della croce,

fa’ che la luce del Vangelo di Cristo,

che risplende in Chiara,

riaccenda la certezza della vita eterna

nell’anima dei nostri fratelli.

Per sua intercessione

concedici la grazia che ti chiediamo

e, se è tua volontà,

fa’ che Chiara sia proclamata beata,

per il bene nostro e la gloria del tuo Nome.

Per Cristo nostro Signore.

Amen”

Con approvazione ecclesiastica

Chi ricevesse grazie è pregato di comunicarlo alla Postulazione Generale: [email protected]

Corpus Domini
07/06/2026

Corpus Domini

"L'Amore mi ha spiegato ogni cosa,
l'Amore ha risolto tutto per me.
Per questo ammiro l'Amore
ovunque esso si trovi."
- Karol Wojtyła

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01/06/2026

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