01/03/2026
«Sul Monte Athos vi era una scuola di pittura di icone dove oltre alla tecnica pittorica si studiavano anche la liturgia e i libri religiosi. Alla fine del corso l’aspirante pittore, come sua prima icona, doveva dipingere la Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor e in base a come dipingeva si verificava se fosse veramente un pittore spirituale...»
L'IMMAGINE
di Tomáš ŠPIDLÍK
«Sulle icone vediamo un mondo reale, non illusorio, ma trasformato dalla luce divina» (Pavel Florenskij)
Sul Monte Athos vi era una scuola di pittura di icone dove oltre alla tecnica pittorica si studiavano anche la liturgia e i libri religiosi. Alla fine del corso l’aspirante pittore, come sua prima icona, doveva dipingere la Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor e in base a come dipingeva si verificava se fosse veramente un pittore spirituale, se fosse capace cioè di vedere il mondo così come lo avevano visto gli apostoli quando Cristo apparve loro sul monte. Secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa sul monte Tabor era gia stata annunciata la profezia dell'ottavo giorno, del mondo, cioè, che ci aspettiamo di vedere dopo la resurrezione.
Questo pensiero è espresso in maniera molto bella da un'icona di Novgorod: il disco solare sullo sfondo è nero perché, secondo la profezia simbolica del Vangelo, il sole quel giorno si oscurerà (Matteo 24,29). Il sole, la luna e le stelle sono nel nostro mondo immagine della vera luce, immagine di Cristo e per questo sull'icona di Novgorod è Cristo stesso, rappresentato da una figura bianca, che risplende e illumina il nuovo mondo. La sua luce è cosi penetrante che gli apostoli, non riuscendo a sopportare la sua intensità, si buttano a terra cercando riparo nell'ombra della luce terrestre. Solo san Pietro si alza e afferra il raggio che irradia dal Cristo glorioso. Proprio Pietro, prima che salissero al monte, confidò a Gesù: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente" (Mt 16, 16). Come i teologi insegnano, la fede è già qui sulla terra l’inizio della futura visione del cielo.
Chi non è abituato alla pittura delle icone di solito si meraviglia che le montagne siano rappresentate cosi piccole e gli alberi disegnati minuti come fili d'erba. La risposta è innanzitutto teologica: il pittore che si ispira alla visione spirituale del mondo, infatti, riporta le dimensioni degli oggetti secondo il loro valore spirituale; le figure umane sono cosi alte e costituiscono il tema principale del dipinto perché agli occhi di Dio le montagne e le piante non sono importanti quanto gli esseri umani; le montagne e le piante, inoltre, sono spesso inclinate verso Cristo che è centro di tutto il creato.
L'arte delle icone è dunque una scuola per giungere alla conoscenza spirituale, per questo noi dobbiamo imparare a leggerle e comprenderle.