11/01/2026
𝑪𝒐𝒍𝒖𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒄𝒆𝒏𝒅𝒆: 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨
La Terra in cui Gesù è nato, ha vissuto ed è morto, costituisce in sé stessa come un "quinto vangelo". E’ il luogo geografico in cui si sono svolti i grandi eventi dell’Antico e del Nuovo Testamento: qui sono vissuti i Patriarchi, qui il popolo d'Israele ha sperimentato continuamente la fedeltà di Dio, qui si è dispiegata la vicenda storica di Gesù e da qui il cristianesimo si è diffuso nel mondo intero.
La configurazione geografica del territorio della Palestina non solo concorda esattamente con la narrazione biblica, ma pare custodire in sé gli stessi profondi significati che Dio vuole comunicare agli uomini attraverso la sua azione nella storia. Ecco perché anche lo studio delle caratteristiche geografiche, archeologiche e storiche di questo territorio, unico al mondo e così travagliato da conflitti oggi sempre più tragici, misteriosamente disumani e apparentemente irrisolvibili, costituisce un vero e proprio itinerario attraverso il mistero di salvezza racchiuso nella Sacra Scrittura.
Il caso del fiume Giordano risulta esemplare, a iniziare dallo stesso significato del suo nome: per i Padri della Chiesa, esso è figura dello stesso Signore Gesù Cristo. Etimologicamente, infatti, Giordano rimanda al significato di "colui che scende", e in effetti il percorso del fiume è caratterizzato da una progressiva discesa, sia geografica che altimetrica.
Posto lungo una zona particolarmente accidentata e fragile della crosta terrestre, è il fiume più basso del mondo: per la maggior parte del suo tragitto scorre al di sotto del livello del mare.
La sua origine è dovuta al rift detto "del Mar Rosso", una grande fossa di sprofondamento formatasi almeno 4/5 milioni di anni fa. Distaccandosi dall'Africa orientale e dando così origine al Mar Rosso, la placca arabica si è prolungata verso nord fino alla pianura libanese, con quella che i geologi chiamano una "faglia trasformante": ha compresso, cioè, la crosta terrestre fino a far sorgere a nord le catene dei monti libanesi e a produrre a sud una successione di fosse di sprofondamento: sono appunto queste fosse, strette e profonde, ciò che noi impropriamente chiamiamo la Valle del Giordano e il Mar Morto.
Il Giordano, dunque, inizia il suo viaggio di discesa tra gli alti monti libanesi. Sgorga dall'Hermon (una volta ricoperto di foreste, famose soprattutto per i cedri, alberi sempreverdi di notevole grandezza) e scende da nord a sud, dividendo in due tutto il territorio della Palestina. E' un fiume permanente, nutrito da sorgenti e alimentato da alcuni fiumi del lato orientale, mentre da quello occidentale riceve solo insignificanti wadi (alvei di corsi d’acqua stagionali). Conosce delle piene invernali, soprattutto in febbraio, mentre in estate il livello è minimo.
Nella regione della Galilea, dal clima stepposo, il fiume attraversa il lago di Genesaret, detto anche Mare di Tiberiade o di Galilea, del quale il Giordano costituisce sia l'immissario che l'emissario. Questo bacino, molto pescoso, regola il copioso flusso delle acque del fiume nel primo tratto del suo corso. Non appena superato il lago, però, a causa dell'immissione quasi immediata dello Yarmuk, la portata delle acque del Giordano, ricche di limo, viene praticamente raddoppiata e diviene più irregolare e violenta.
Superato il lago di Galilea, il fiume continua a scendere tortuosamente, arrivando quasi a triplicare, con le sue anse, la propria lunghezza in linea d'aria.
Anche la lunga Valle del Giordano, tutta sotto il livello del mare, è caratterizzata da un clima stepposo, che si fa sempre più desertico mano a mano che si avvicina al Mar Morto. Sui due versanti della valle s’innalzano due altipiani: l’occidentale, con un’altezza media di 700 m. e punte di 1.000, e l’orientale, solcato dai tre affluenti Yarmuk, Yabbok e Arnon, con un’altezza media di c.ca 800 m. e punte di 1.200. Quest'ultima zona è particolarmente fertile, anche grazie a una buona piovosità annuale, tanto che in età antica era il granaio della regione.
Proseguendo verso sud, il letto del Giordano appare sempre più una stretta fossa profondamente scavata tra gli altipiani che la dominano e che scendono verso di essa in terrazze degradanti, la più alta senza vegetazione, la media ricoperta di arbusti e la bassa popolata di salici e di pioppi. Le piccole e molteplici faglie che costituiscono la valle mostrano una maggiore accidentalità sul lato orientale della fossa, con attività sismica e vulcanica.
Continuando a scendere, le acque del fiume presentano percentuali sempre più alte di sali, fino a sfociare, con un delta fangoso, nel Mar Morto, che, con i suoi 400 mt c.ca sotto il livello del mare, costituisce il bacino di acqua più basso della Terra. Privo di emissari, esso si scarica per evaporazione; per l'elevatissima percentuale di sali (332‰), le sue acque sono letali per qualsiasi tipo di pesce e assolutamente prive di ogni forma di vita.