02/03/2017
Storia e fascino della nostra terra .
A pochi chilometri da Arezzo sorge un ameno borgo le cui origini risalgono all’epoca dei romani. Circondato da colline ricche di ulivi, viti ed acacie, il paese si erge proprio là, dove il torrente Chiassa si immette nel fiume Arno (‘Là dove l’Arno disdegnoso torce il muso agli aretini” – Dante, Purgatorio XIV v.48).
Pare che al tempo dei Romani in questa zona ci fosse un insediamento e un tempio a Giove (da cui il nome del paese), con la statua a lui dedicata. Si ipotizza addirittura che durante la Seconda Guerra Punica (217 a.C.) qui fosse accampato il Console Flaminio, in attesa di intercettare l’esercito cartaginese guidato da Annibale, che proveniva da Nord. Tuttavia Annibale riuscì a superare l’accampamento del nemico e si diresse verso Sud, precisamente verso il Lago Trasimeno, dove si svolse una terribile battaglia nella quale l’esercito romano fu decimato. Poco prima di partire per inseguire Annibale, il Console Flaminio si recò a rendere omaggio alla statua di Giove e il suo cavallo inciampò. Questo episodio fu visto come segno di sventura e infatti la battaglia al Trasimeno fu una strage, dove anche il Console romano p***e la vita.
La chiesa di S. Maria Assunta
La piazza, dove si affacciano l’antico castello e la chiesa, è la parte più caratteristica del paese, che ha l’aspetto di un borgo medievale. Vale la pena osservare la chiesa di Giovi, S. Maria Assunta. E’ un edificio che sembra un castello medioevale sovrastato da un’alta torre. E’ frutto di un ”adattamento” di un edificio preesistente. L’attuale struttura risale agli inizi del 1900, ma non conosciamo con esattezza la sua storia: probabilmente è nata come ca****la del castello e, in seguito, è diventata chiesa parrocchiale. Un’altra sua caratteristica è l’orientamento a ponente, insolito per le chiese antiche, tutte orientate a levante.
Il castello
Qualche altra informazione spetta al castello di Giovi. Fin dai tempi antichi l’Italia era cosparsa di castelli, che formavano un sistema di fortezze, una “rete” che garantiva sicurezza, protezione e comunicazioni rapidissime. Erano costruiti in una posizione elevata, in modo da renderli sicuri dagli attacchi nemici; ciò permetteva il controllo del territorio e una comunicazione rapida in caso di pericolo. Quello di Giovi, sebbene in pianura, era reso sicuro dalla presenza del fiume Arno e Chiassa. Come i romani avevano ritenuto Giovi un luogo strategicamente interessante, tanto da costruire un tempio e un centro abitato, dopo alcuni secoli anche i Longobardi, scelsero questa terra, denominata nei documenti, insieme all’area basso casentinese compresa fra il Pratomagno e l’Alpe di Catenaia, Terra Barbaritana. Inizialmente utilizzarono costruzioni preesistenti. La Guardinga era una torre da guardia; poi, data l’importanza del posto, costruirono altri edifici di grandi dimensioni.