17/05/2026
Quante volte ci capita di agire di testa nostra semplicemente perché non sappiamo attendere? Perché l’attesa richiede fiducia, abbandono e la speranza che ciò che desideriamo si realizzi.
Ma soprattutto, richiede pazienza. Una pazienza che spesso ci manca, divorati dalla paura di sbagliare, di perdere un’opportunità o di veder svanire qualcuno che amiamo.
Nelle letture di oggi, il Signore ci rivolge un invito preciso: attendere l’adempimento della promessa del Padre. Ci ricorda con chiarezza che non spetta a noi conoscere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato al suo potere; il nostro compito non è programmare il futuro, ma accogliere lo Spirito Santo per diventare suoi testimoni nel mondo.
Nel Vangelo di Matteo vediamo i discepoli recarsi in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, quando lo videro, si prostrarono, ma dubitarono. È un momento grandioso in cui si vede tutta la nostra fragilità umana. Il Signore vede i nostri tentativi di fiducia nei suoi confronti, anche se alle volte dubitiamo, non si scandalizza dei nostri dubbi.
Anzi, proprio davanti a quelle incertezze, Gesù fa tre cose straordinarie:
• Si avvicina: non prende le distanze dai nostri dubbi, ma accorcia le distanze.
• Si fida: nonostante la loro debolezza e paura, decide di fidarsi di loro, mandandoli a battezzare, portare la Parola e a fare nuovi discepoli.
• Promette: non ci lascia soli nell’attesa o nella missione.
Di fronte alle nostre paure e ai nostri “piani B” dettati dalla fretta, Gesù ci ricorda a ciascuno di noi: “Va’, vai avanti, non temere, io sono con te tutti i giorni, fino alla fine del mondo!”.
Chiara