13/09/2026
Questa domenica Gesù ci apre una porta sul Regno dei cieli, ma anche, e soprattutto, sul cuore di Dio.
Pietro fa a Gesù una domanda che, in fondo, riguarda ciascuno di noi: «Signore, quante volte dovrò perdonare mio fratello?». È come se Pietro chiedesse: «Signore, qual è il limite? Quando posso finalmente dire: adesso basta? Quando posso smettere di provarci?».
E la risposta di Gesù è sorprendente: settanta volte sette, non c’è un limite al perdono. Questa è la porta che Gesù ci apre sul cuore di Dio: per il Signore non esistono casi persi. Dio continua ad aspettare, a cercare e a chiamare. Fino alla fine ci offre la possibilità di tornare a Lui. E non lo fa soltanto a parole: per la nostra salvezza arriva a donare tutto, fino al sangue del Figlio.
Poi Gesù racconta la parabola del servo a cui viene condonato il debito. È una cifra talmente grande che quel servo non avrebbe mai potuto restituirla. Non sarebbe bastata una vita intera, forse nemmeno dieci vite. Penso che questa sia la domanda più importante che il Vangelo ci consegna oggi: ci rendiamo davvero conto di quanto ci è stato perdonato?
Il perdono di Dio non è una piccola correzione ai nostri errori, ma una grazia immensa. Eppure quel servo, dopo aver ricevuto il perdono immenso, non riesce a perdonare un piccolo debito al suo compagno. È facile riconoscere la misericordia di Dio quando siamo noi ad averne bisogno, è molto più difficile lasciarla passare attraverso di noi quando siamo chiamati a usarla con gli altri.
Oggi il Vangelo ci chiede: quanto siamo capaci di perdonare? Quanto siamo capaci di smettere di presentare il conto agli altri? Perdonare significa non permettere al male ricevuto di governare il nostro cuore. Significa consegnare a Dio il giudizio e scegliere, per quanto ci è possibile, di non vivere più prigionieri del rancore. E questo non nasce semplicemente dalla nostra buona volontà, ma è la consapevolezza di essere stati perdonati che ci rende capaci di perdonare.
Questa domenica chiediamo al Signore di poter guardare chi ci sta intorno con i Suoi occhi, che vedono le fragilità, ma soprattutto la possibilità di ricominciare.
Grazia