28/12/2025
Nel pomeriggio di quest’ultima domenica di Dicembre Alosha Giuseppe Marino, il “Danzastorie di Sicilia”, con il suo “Lu Cuntu di Natali” ha invitato l’attento pubblico a scrostare il Natale dalla patina della favola per riscoprirne il nucleo dirompente: l’umanizzazione di Dio. Attraverso testi in lingua siciliana, musiche suggestive e la sua peculiare arte coreutica, il racconto ha preso vita.
Riavvolgendo il nastro e partendo idealmente dalla fine, la storia ha raggiunto il suo apice sotto il segno del dramma e della violenza dei tanti Erode che, allora come oggi, complottano nell’oscurità dei loro palazzi. Fondando il proprio regno sulla paura e sull’oppressione, essi credono di poter mettere a tacere la vita con la spada. L’assoluta debolezza di un neonato è la risposta di un Dio che decide di spogliarsi della propria aura di sacralità per incontrare l’umano, parlando non in nome di una legge che punisce se infranta, ma in nome di un amore che si fa servizio, sempre.
È un racconto antico che è tornato a vibrare per far risuonare quanta umanità risieda nella culla di Betlemme. Un bambino che non eredita le tradizioni dei padri, ma inaugura una “nuova creazione” mossa dallo Spirito. Si esprime così l’universalità dell’amore del Dio-con-noi, che non attira a sé i meritevoli, ma i bisognosi; non è più l’uomo, infatti, a dover faticosamente salire verso il divino, ma è Dio che scende per fondersi con l’uomo.
Oggi, guardando quel “presepe in danza” - frutto di un viaggio tra testi, voce e musica che affonda le radici nella tradizione per parlare al cuore - siamo stati spinti a scorgere il riflesso di quella divinità che, spogliatasi del suo rango, si è fatta “uno tra i tanti”. È solo attraverso questa umanizzazione, nella solidarietà concreta e nella libertà da ogni paura, che è possibile trovare il senso della vita. In quella culla, Dio ci ricorda che per incontrarlo non bisogna guardare il cielo, ma gli occhi dell’uomo accanto a noi.
La piccola Comunità di Santa Maria dell’Aiuto esprime profonda gratitudine a Giuseppe Marino, in arte Alosha, e a Paola Bontà, per aver raccontato, cantato e vissuto il Natale in un incontro di anime, memoria e bellezza.