04/06/2026
3 GIUGNO: MADONNA DELLA LETTERA.
LA MISSIVA FU INVIATA A MESSINA DALLA MADRE DI GESU' SCRITTA IN EBRAICO E ARROTOLATA CON UNA CIOCCA DEI SUOI CAPELLI
Secondo la tradizione san Paolo, giunse a Messina per predicare il Vangelo, e la popolazione lo accolse con entusiasmo, ottenendo così molte conversioni. Nel 42, quando Paolo si accingeva a tornare in Palestina, alcuni messinesi chiesero di accompagnarlo per poter conoscere la Madonna di persona. Così una delegazione di messinesi si recò in Palestina con una missiva, nella quale i molti concittadini convertiti alla fede di Cristo professavano la loro fede e chiedevano la protezione di Maria.
Maria li accolse e, in risposta alla missiva, inviò indietro una sua lettera, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La delegazione tornò a Messina l’8 settembre del 42 recando l’importante missiva: in essa Maria lodava la loro fede, diceva di gradire la loro devozione ed assicurava loro la sua perpetua protezione. La ciocca di capelli è custodita presso il Duomo di Messina ed esposta nel giorno del Corpus Domini incastonata nell’albero di un piccolo galeone costruito in argento, che rappresenta uno degli esempi della protezione della Madonna per Messina.
Il culto della Madonna della Lettera, comunque, si affermò solo nel 1716, anno in cui il monaco Gregorio Arena portò a Messina una traduzione dall’arabo della lettera di Maria. Da allora la città di Messina celebra la festa il 3 giugno, con una affollata processione del fercolo argenteo della Madonna. Dal culto della Madonna della Lettera viene la tradizione, diffusa soprattutto a Messina e Provincia, dei nomi Letterio e Letteria (abbreviazioni, rispettivamente Lillo e Lilla).
Il testo della lettera consegnata alla delegazione di messinesi recita:
« Umilissima serva di Dio, Madre di Gesù crocifisso, della tribù di Giuda, della stirpe di Davide, salute a tutti i messinesi e Benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori, confessando che il Nostro Figlio, generato da Dio sia Dio e uomo e che dopo la sua resurrezione salì al cielo: avendo voi conosciuta la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo apostolo eletto per la qual cosa benediciamo voi e la vostra città della quale noi vogliamo essere perpetua protettrice.
Da Gerusalemme 3 giugno anno 42 di Nostro Figlio.
La frase Vos et ipsam Civitatem benedicimus (“Benediciamo voi e la vostra Città”) è oggi scritta a caratteri cubitali alla base della stele della Madonnina sul braccio estremo del porto di Messina. Da notare che il testo della lettera reca un’incongruenza nella data, poiché a quel tempo non esisteva ancora la datazione cristiana.
Ma ci sono certezze storiche sulla autenticità della lettera?
Mentre erano sorte nel '700 discussioni e dispute sulla Lettera ai messinesi e molti dotti si impegnavano in dispute serrate per dimostrarne o negarne l'autenticità, accadde che Pietro Minniti (o Menniti), generale dell'Ordine di San Basilio Magno, scoprì un codice arabo con caratteri siriaci nel quale era contenuta la lettera inviata da Maria ai messinesi. La preziosità del codice fu subito intuita e venne affidato al maronita D.Giuseppe Assemanni, deputato della Santa Sede e interprete delle lingue orientali nella Biblioteca Vaticana, perché lo traducesse. Solo dopo la traduzione eseguita in Vaticano si scoprì di cosa si trattasse. Tale codice era custodito da mons. Attanasio Safàr, vescovo di Mardin in Siria, al quale era stata donata dal Patriarca Ignazio di Antiochia e riportava in calce la data 3 giugno dell'anno 42.
Clero, Senato e popolo decisero che da allora in avanti la festa della propria Patrona, la Madonna della Lettera, non venisse più celebrata l'8 settembre ma il 3 giugno, "data nella quale la Madonna aveva siglato la Sacra Lettera". Il testo, tradotto in latino, fu portato ai messinesi, "con le debite autentiche", dall'abate basiliano Don Gregorio Arena.