18/02/2026
18/02/2026 Mercoledì delle Ceneri
Oggi inizia la Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri. Una liturgia antica, in cui le ceneri sono un simbolo di fragilità, penitenza e rinnovamento. Durante la celebrazione, il sacerdote impone le ceneri sul capo dei fedeli pronunciando una delle due formule tradizionali: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, che deriva dalla Genesi: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane finché tornerai alla terra, perché da essa sei sato tratto; polvere sei e in polvere tornerai”; e la seconda formula, tratta dal Vangelo di Marco: “Convertiti e credi al Vangelo“, dove Gesù stesso afferma: “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo…”. Cari amici di Agostino, buon inizio del cammino quaresimale. Questo periodo possa essere un momento fecondo per rivolgere a Dio il nostro cuore, sgombrarlo dai sassi che ci recano inciampo e ci bloccano, per accogliere la sua promessa di Amore senza fine.
DAI "SERMONI"DI SANT’AGOSTINO VESCOVO (Serm. 206, 1)
Quaresima, tempo di umiltà
Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell'anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria. Se pertanto dobbiamo essere umili di cuore con tutta la forza di una pietà assolutamente verace per tutto il tempo di questo nostro pellegrinaggio, durante il quale viviamo in mezzo a tentazioni: quanto più dobbiamo esserlo in questi giorni nei quali non solo, vivendo, stiamo trascorrendo questo tempo della nostra umiltà, ma lo simboleggiamo anche con un'apposita celebrazione? L'umiltà di Cristo ci ha insegnato ad essere umili: nella morte infatti si sottomise ai peccatori; la glorificazione di Cristo glorifica anche noi: con la risurrezione infatti ha preceduto i suoi fedeli. Se noi siamo morti con lui - dice l'Apostolo - vivremo pure con lui; se perseveriamo, regneremo anche insieme con lui (2 Tim 2, 11. 12). La prima parte di questa espressione dell'Apostolo celebriamola ora con la dovuta devozione, avvicinandosi la sua passione; la seconda parte la celebreremo dopo Pasqua, a risurrezione avvenuta. Dopo Pasqua infatti, passati questi giorni in cui manifestiamo la nostra umiltà, sarà il tempo anche della nostra glorificazione, benché non possa essere pienamente realizzato perché non c'è ancora la visione - tuttavia già reca gioia soltanto il pensarci sopra -. Ora dunque gemiamo con preghiere più insistenti: poi saremo più abbondantemente ricolmi di gioia nella lode.