Sant'Agostino

Sant'Agostino Santo, filosofo, teologo... ma soprattutto un grande uomo, che ha vissuto con passione l'avventura della vita e della fede

22/02/2026
22/02/2026

Il "Cristo nel deserto", capolavoro di Ivan Nikolaevič Kramskoj, custodito nella Galleria Tret’jakov, non è solo un dipinto, ma un pellegrinaggio nell'anima. Fondatore dei "Pittori Itineranti", l'artista russo spoglia la divinità dagli ori accademici per restituirci un Gesù profondamente umano, un compagno di strada che conosce il peso della fatica e il morso della solitudine.

In un paesaggio arido e pietroso, specchio di un'interiorità messa a n**o, Cristo siede in una posa che trasuda una forza silenziosa. Non c'è trionfalismo, ma una lotta composta:
Il Viso: Solcato da rughe profonde, racconta di pensieri angoscianti e di una stanchezza che tocca il limite delle possibilità umane.
Le Mani: Strette l'una all'altra, sono il simbolo di una volontà ferrea che non cede, anche quando il corpo è stremato e i piedi sono feriti dal cammino.
I Colori: La veste rossa richiama la sua umanità pulsante e sofferente, mentre il mantello blu avvolge questo dolore nella sacralità del mistero divino.
Le rocce su cui siede Gesù e che lo circondano non sono semplici elementi paesaggistici; rappresentano la realtà cruda e immutabile.

La Tentazione della Materia: Quelle pietre sono le protagoniste della prima tentazione ("Dì che queste pietre diventino pane"). Rappresentano tutto ciò che è freddo, duro e privo di vita. Il fatto che Gesù sia seduto proprio su di esse suggerisce che Egli non fugge la realtà, ma la abita nella sua forma più ostile.

L'Improduttività: Il deserto di Kramskoj non è fatto di dune morbide, ma di detriti vulcanici e frammenti taglienti. Simboleggia i momenti della vita in cui ci sentiamo "aridi", dove nulla sembra fiorire e dove la solitudine si fa pesante come il granito.

La Luce dell'Alba: Il Risveglio della Speranza
Se guardi attentamente l'orizzonte, noterai che Kramskoj ha scelto il momento del crepuscolo mattutino. Questo dettaglio cambia completamente la lettura del quadro:

La Fine della Prova: L'alba segna la fine della notte, il tempo del pericolo e del dubbio. La luce che inizia a schiarire il cielo indica che la battaglia è stata vinta. La notte delle tentazioni sta lasciando il posto al giorno della missione.

Il Divino che Filtra: Mentre il corpo di Gesù è ancora immerso nell'ombra della terra e del dolore, il suo volto e il cielo iniziano a ricevere i primi raggi. È la grazia che torna a farsi sentire dopo il lungo silenzio del digiuno.

Il Contrasto Cromatico e Spirituale
Il contrasto tra il grigio-azzurro freddo delle rocce e il rosa pallido dell'orizzonte crea una tensione visiva che riflette lo stato d'animo di Cristo:

In Basso: Il peso della carne, la gravità, il dolore fisico (i piedi feriti, le mani contratte).

In Alto: La leggerezza dello spirito, l'infinito, la Parola di Dio che "esce dalla bocca" come un soffio vitale.

Una curiosità: Kramskoj scrisse in una lettera che voleva catturare quel momento in cui un uomo si trova a un bivio decisivo della vita e, nel silenzio più assoluto, deve decidere se vendere la propria anima per un "pane" immediato o restare fedele a un ideale più alto, anche a costo di soffrire.

Questa luce dell'alba ci dice che, nonostante il volto di Gesù sia ancora "straziato", la luce ha già vinto l'oscurità.

Opera animata tramite IA da Andrea Tatone il 22/02/2026

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22/02/2026 - Prima domenica di QuaresimaDal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo(Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)«Asc...
22/02/2026

22/02/2026 - Prima domenica di Quaresima

Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo
(Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1). [...] Perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia. Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l’umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo.



Cristo tentato nel deserto, Immagine realizzata con IA da Andrea Tatone il 22/02/2026

18/02/2026

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Buona Quaresima!

18/02/2026

DAI "SERMONI"DI SANT’AGOSTINO VESCOVO (Serm. 206, 1)
Quaresima, tempo di umiltà
Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell'anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria. Se pertanto dobbiamo essere umili di cuore con tutta la forza di una pietà assolutamente verace per tutto il tempo di questo nostro pellegrinaggio, durante il quale viviamo in mezzo a tentazioni: quanto più dobbiamo esserlo in questi giorni nei quali non solo, vivendo, stiamo trascorrendo questo tempo della nostra umiltà, ma lo simboleggiamo anche con un'apposita celebrazione? L'umiltà di Cristo ci ha insegnato ad essere umili: nella morte infatti si sottomise ai peccatori; la glorificazione di Cristo glorifica anche noi: con la risurrezione infatti ha preceduto i suoi fedeli. Se noi siamo morti con lui - dice l'Apostolo - vivremo pure con lui; se perseveriamo, regneremo anche insieme con lui (2 Tim 2, 11. 12). La prima parte di questa espressione dell'Apostolo celebriamola ora con la dovuta devozione, avvicinandosi la sua passione; la seconda parte la celebreremo dopo Pasqua, a risurrezione avvenuta. Dopo Pasqua infatti, passati questi giorni in cui manifestiamo la nostra umiltà, sarà il tempo anche della nostra glorificazione, benché non possa essere pienamente realizzato perché non c'è ancora la visione - tuttavia già reca gioia soltanto il pensarci sopra -. Ora dunque gemiamo con preghiere più insistenti: poi saremo più abbondantemente ricolmi di gioia nella lode.

18/02/2026 Mercoledì delle CeneriOggi inizia la Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri. Una liturgia antica, in cui le ...
18/02/2026

18/02/2026 Mercoledì delle Ceneri

Oggi inizia la Quaresima con il Mercoledì delle Ceneri. Una liturgia antica, in cui le ceneri sono un simbolo di fragilità, penitenza e rinnovamento. Durante la celebrazione, il sacerdote impone le ceneri sul capo dei fedeli pronunciando una delle due formule tradizionali: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, che deriva dalla Genesi: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane finché tornerai alla terra, perché da essa sei sato tratto; polvere sei e in polvere tornerai”; e la seconda formula, tratta dal Vangelo di Marco: “Convertiti e credi al Vangelo“, dove Gesù stesso afferma: “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo…”. Cari amici di Agostino, buon inizio del cammino quaresimale. Questo periodo possa essere un momento fecondo per rivolgere a Dio il nostro cuore, sgombrarlo dai sassi che ci recano inciampo e ci bloccano, per accogliere la sua promessa di Amore senza fine.

DAI "SERMONI"DI SANT’AGOSTINO VESCOVO (Serm. 206, 1)
Quaresima, tempo di umiltà

Dopo un anno è ritornato il tempo della Quaresima e io mi sento in dovere di farvi delle esortazioni. Anche voi infatti siete debitori verso Dio di azioni adeguate al tempo che state vivendo, azioni che possano giovare a voi, non a Dio. Il cristiano anche negli altri tempi dell'anno deve essere fervoroso nelle preghiere, nei digiuni e nelle elemosine. Tuttavia questo tempo solenne deve stimolare anche coloro che negli altri giorni sono pigri in queste cose. Ma anche quelli che negli altri giorni sono solleciti nel fare queste opere buone, ora le debbono compiere con più fervore. La vita che trascorriamo in questo mondo è il tempo della nostra umiltà ed è simboleggiata da questi giorni nei quali il Cristo Signore, il quale ha sofferto morendo per noi una volta per sempre, sembra che ritorni ogni anno a soffrire. Infatti ciò che è stato fatto una sola volta per sempre, perché la nostra vita si rinnovasse, lo si celebra tutti gli anni per richiamarlo alla memoria. Se pertanto dobbiamo essere umili di cuore con tutta la forza di una pietà assolutamente verace per tutto il tempo di questo nostro pellegrinaggio, durante il quale viviamo in mezzo a tentazioni: quanto più dobbiamo esserlo in questi giorni nei quali non solo, vivendo, stiamo trascorrendo questo tempo della nostra umiltà, ma lo simboleggiamo anche con un'apposita celebrazione? L'umiltà di Cristo ci ha insegnato ad essere umili: nella morte infatti si sottomise ai peccatori; la glorificazione di Cristo glorifica anche noi: con la risurrezione infatti ha preceduto i suoi fedeli. Se noi siamo morti con lui - dice l'Apostolo - vivremo pure con lui; se perseveriamo, regneremo anche insieme con lui (2 Tim 2, 11. 12). La prima parte di questa espressione dell'Apostolo celebriamola ora con la dovuta devozione, avvicinandosi la sua passione; la seconda parte la celebreremo dopo Pasqua, a risurrezione avvenuta. Dopo Pasqua infatti, passati questi giorni in cui manifestiamo la nostra umiltà, sarà il tempo anche della nostra glorificazione, benché non possa essere pienamente realizzato perché non c'è ancora la visione - tuttavia già reca gioia soltanto il pensarci sopra -. Ora dunque gemiamo con preghiere più insistenti: poi saremo più abbondantemente ricolmi di gioia nella lode.

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